BILANCIO UE 2012
Intervista con Francesca Balzani, relatrice generale del Parlamento europeo
Fondi rivolti – per quanto consentono questi tempi di crisi – a sviluppo, innovazione, occupazione, ambiente, gestione delle migrazioni, sostegno al percorso democratico nei Paesi del mondo arabo. Anche se, con maggiori risorse, si potrebbe fare molto di più… Parlamento e Consiglio Ue, le due autorità di bilancio europee, hanno recentemente varato – dopo lunghe trattative – il budget 2012, mediante il quale l’Unione finanzia le sue politiche volte alla coesione territoriale, alla promozione di un’agricoltura sostenibile, ad accrescere la sicurezza, a tutelare i consumatori e altro ancora. La relatrice generale del Parlamento europeo per il bilancio del nuovo anno è l’eurodeputata italiana Francesca Balzani. Laurea in Giurisprudenza, avvocato, già impegnata nell’amministrazione civica della sua città (Genova), è stata eletta all’Assemblea di Strasburgo nel 2009, dove fa parte del gruppo dei Socialisti e democratici. Gianni Borsa per SIR Europa l’ha incontrata a Strasburgo.Le cifre del bilancio 2012 sono presto riassunte: 129,1 miliardi di euro per i pagamenti e 147,2 miliardi per gli impegni di spesa; all’incirca l’1% del Pil dei Ventisette. Gli aumenti delle cifre sono stati contenuti, come richiesto dagli Stati membri, per via della recessione economica. Ma ci sono risorse sufficienti per mandare avanti le politiche comunitarie?“Il bilancio Ue è pur sempre ragguardevole nel complesso, benché se rapportato a una Unione con 27 Stati aderenti e 500 milioni di cittadini in effetti le cifre si ridimensionano. In questa difficile fase economica e finanziaria si è cercato di limitare le richieste e in tal senso è stato raggiunto un punto di equilibrio con il Consiglio: ma di certo il bilancio dovrà crescere nei prossimi anni se veramente s’intendono rispettare gli impegni e le competenze che sono assegnate dai trattati alle istituzioni Ue a favore dei cittadini europei”.Quali caratteristiche generali mostra questo budget?“Direi anzitutto che è un bilancio di solidarietà. Circa la metà dei finanziamenti è indirizzata alla coesione e ai fondi strutturali, ovvero strumenti e opportunità rivolti a fare in modo che l’Ue proceda con un’unica velocità, favorendo lo sviluppo territoriale e assegnando maggiori aiuti alle comunità che ne hanno più bisogno. Parlerei anche di un bilancio di redistribuzione, di equità fra gli Stati, le regioni e le realtà locali. Nella rubrica finanziariamente più rilevante, quella della coesione appunto, sono compresi interventi rivolti alla realizzazione di infrastrutture, ai trasporti, alla ricerca, all’occupazione, alla formazione. Gli investimenti dunque non mancano…”.A livello comunitario si parla spesso della strategia Europa 2020 per la crescita, l’innovazione e il lavoro. Ma non è sempre facile cogliere la concretezza di tale strategia. Il bilancio ne tiene conto?“Europa 2020 è stata una delle principali attenzioni dell’Europarlamento nelle trattative per il bilancio e si sono ottenuti risultati ragguardevoli. Abbiamo scelto di far aumentare solo poche linee del budget e sono proprio quelle indirizzate – in linea con Europa 2020 – a competitività, ricerca, Agenda digitale, istruzione, gioventù, così pure a contrastare la povertà. Una sottolineatura specifica va ai fondi per il programma Lifelong Learning rivolto alla formazione in tutte le età della vita”.Al settore primario – agricoltura, sviluppo rurale, gestione delle risorse naturali -, sono indirizzati il 40% dei finanziamenti. È vero che tradizionalmente la Comunità europea si è costruita anche sull’attività agricola e sull’allevamento, ma non sono cifre troppo elevate rispetto al peso attuale di tale settore nel complesso dell’economia Ue?“In realtà agricoltura significa oggi sicurezza alimentare, indipendenza per gli approvvigionamenti, tutela del suolo, delle acque, delle foreste. È un settore che sta cambiando molto nel segno della sostenibilità ambientale e al quale assegniamo inoltre un compito di primo piano per la difesa della salute e dei consumatori. In questo quadro si spiegano i finanziamenti per l’agricoltura”.Ci sono poi altri capitoli del budget, anche se molto meno consistenti, per la cittadinanza, la gestione delle migrazioni, la giustizia, la politica estera. Quali, ad esempio, le scelte in quest’ultimo ambito?“Ci si è orientati alla presenza dell’Ue sulla scena mondiale così pure alla politica di vicinato e al sostegno alla cosiddetta primavera araba, all’aiuto umanitario e alla promozione dei diritti dell’uomo. Pensiamo, fra questi, ai fondi destinati agli aiuti per la popolazione palestinese”. Le spese amministrative, rivolte alla “macchina burocratica” dell’Ue, sono tutto sommato una parte esigua del bilancio. Si evidenzia però un’anomalia relativa proprio al Parlamento, le cui attività sono divise addirittura in tre sedi: Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. Lei sarebbe favorevole, così come chiedono varie voci, alla chiusura della sede di Strasburgo, che pure ha un alto valore simbolico per l’integrazione europea?“Sì, io sarei favorevole a concentrare le attività dell’Europarlamento nella sola sede di Bruxelles. In tempi di crisi e di ristrettezze di bilancio si dovrebbe pensare a qualche sacrificio, eliminando ad esempio il costo economico, ma anche quello ambientale – in relazione ai trasferimenti di tutto il Parlamento una volta al mese da Bruxelles alla città alsaziana – che comporta l’utilizzo della sede di Strasburgo”.