NATALE 2011

Il coraggio dei pastori

Card. Angelo Bagnasco: stare uniti “in quest’ora di preoccupazione”

In tutto il mondo i vescovi, nel giorno di Natale, hanno tenuto l’omelia sulla nascita di Gesù. Proponiamo ampi stralci di quella del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, presidente della Cei e vicepresidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee).

Nel presepe "sapienza di fede e di umanità". Diventare come i pastori per ritrovare "il coraggio della dedizione e della generosità, dell’altruismo e della concordia a qualunque costo pur di superare insieme le prove". Questo l’invito centrale contenuto nell’omelia che il card. Bagnasco ha pronunciato questa mattina a Genova. "Guardare il presepe – ha ricordato – è come ritornare a casa", "non solo perché sprigiona ricordi cari dell’infanzia, ma anche perché ci richiama alla vita, a quello che dovrebbe essere, alla sua verità". C’è una "sapienza di fede e di umanità" in quel "tutto" che compone il presepe e consce "il nostro sguardo a quel punto di luce che è il mistero del Dio fatto uomo".

Umili e semplici come i pastori. È così, per esempio, per i pastori. Essi "non sono solamente l’espressione fedele dei testimoni di quell’evento di grazia, ma sono anche dei messaggeri di qualcosa che riguarda noi oggi: qualunque sia la nostra vocazione e la forma della nostra vita, qualunque il nostro lavoro e i compiti, infatti, tutti dobbiamo essere come i pastori del presepe". "Innanzitutto, umili e semplici", ha sottolineato l’arcivescovo, anche se queste virtù "non sembrano di moda". "Ma, ci chiediamo, tra gli umili pastori e il potente e arrogante Erode – ha domandato il card. Bagnasco – chi è stato di fatto più partecipe della storia, chi ha vinto la battaglia della vita, chi ha assaporato le cose che contano?". E ancora: "Tra i semplici pastori e coloro che non hanno riconosciuto il Mistero che si stava compiendo, chi ha visto meglio la realtà delle cose, tanto da cogliere l’Infinito avvolto nei panni di una grotta? È più grande la fede dei sapienti secondo il mondo, spesso tronfi delle loro conoscenze tanto da non arrendersi alla maestà del Mistero, oppure la semplicità dei pastori che sono aperti alla realtà intera, e che la fede l’hanno radicata nel cuore più che affidata alla cultura? Lo sappiamo e ne siamo convinti: la fede dev’ essere coltivata e approfondita anche tramite l’intelligenza – ragione e fede si richiamano – ma quando la scienza rende orgogliosi ci allontana dalla verità non solo di Dio ma anche dell’uomo. L’invisibile – che rende possibile e sensato tutto ciò che tocchiamo – si vede solo con l’umile lente della semplicità".

Gesù è là dove viviamo nel mondo. "Nel presepe però – ha proseguito il cardinale – non ci sono solo i pastori: sono raffigurate molte altre situazioni di lavoro e di vita", a indicare che "Gesù è venuto per farsi trovare nella concretezza della nostra esistenza. Ovunque vi è l’uomo, in qualunque circostanza, Dio è con lui, Dio è con noi. Egli è venuto per farsi trovare là dove viviamo nel mondo; ma, dobbiamo aggiungere, anche e innanzitutto là dove viviamo nel nostro mondo interiore". La Santa notte "ha illuminato le notti del mondo, le notti degli egoismi che dividono e che rendono la terra un deserto, che impediscono agli uomini di vivere non solo accanto ma insieme, capaci di quella comunione che diventa solidarietà, sostegno, condivisione nelle cose quotidiane, nelle prove che feriscono l’esistenza, turbano gli animi, rendono incerto il domani". E queste, ha osservato Bagnasco, "sono le ansie che vive oggi la società, che vivono molti dei nostri fratelli e sorelle".

Stringerci gli uni agli altri. Da qui l’invito a diventare "umili e semplici" come i pastori: così "ritroveremo anche il coraggio della dedizione e della generosità, dell’altruismo e della concordia a qualunque costo pur di superare insieme le prove. Stringerci di più gli uni agli altri a tutti i livelli di responsabilità, lasciando da parte divisioni e particolarismi, è un imperativo in quest’ora di preoccupazione per il lavoro", ha avvertito, pensando in particolare ad "alcune delle aziende cittadine". "Altrimenti – ha concluso – perderemo l’occasione di cambiare in meglio il nostro vivere insieme".