TAIZÈ 2011
Concluso oggi il 34° incontro europeo: novità dell’appuntamento 2012
Berlino passa il testimone dell’incontro europeo dei giovani a Roma: è stato lo stesso frère Alois, nel corso della preghiera comune del 30 dicembre alla Messegelände ad annunciare ufficialmente che questa sarà la sede, nel 2012, del 35° Pellegrinaggio di fiducia sulla terra (28 dicembre 2 gennaio). La città è già stata sede di questi incontri nel 1980, nell’82 e nell’87, ma il prossimo sarà il primo che si svolge senza la presenza del fondatore, frère Roger, morto nel 2005, e alla presenza di Benedetto XVI. Il Papa in un messaggio indirizzato ai giovani che sono a Berlino, ha espresso la sua "gioia nell’accogliervi il prossimo anno" e ha affermato che "Roma vi accoglierà calorosamente". L’appuntamento sarà diverso dal solito e i giovani non si riuniranno per pregare in una struttura fieristica ma nelle grandi basiliche romane e, almeno una volta, a San Pietro, con il pontefice; il Circo massimo sarà invece il luogo in cui i partecipanti si ritroveranno per il pranzo.
Pronta ad accogliere. "Accogliamo con tanto entusiasmo e gioia la notizia dell’incontro dell’anno prossimo a Roma, che avviene a 25 anni dall’ultimo ha dichiarato a SIR Europa mons. Paolo Mancini, segretario generale del vicariato di Roma, presente a Berlino . In base anche alla mia esperienza personale gli incontri avvenuti nella capitale nei primi anni ’80 mi hanno molto aiutato quando ero in un cammino di ricerca vocazionale: ho quindi la speranza che questo evento possa portare un po’ di pace e serenità nel cuore dei giovani che verranno a Roma, e aiutarli a rispondere a quella domanda fondamentale, cosa devo fare della mia vita". Per mons. Mancini Roma, piuttosto abituata ai grandi eventi, "ha saputo fare in modo che ogni incontro fosse per lei una ricchezza: è una città che ha sempre accolto ed è pronta a donare la sua generosità". Per don Maurizio Mirilli, responsabile della pastorale giovanile per la vicaria di Roma "questa è un’occasione importante perché le persone, e i giovani in particolare, si aprano al discorso ecumenico in maniera specifica: l’incontro europeo organizzato dai fratelli di Taizé sarà un’occasione per pregare per l’unità dei cristiani, per sensibilizzare i giovani su queste questioni che nella Roma cattolica è difficile affrontare". Rispetto all’ospitalità il sacerdote ha spiegato che "durante tutto l’anno i fratelli verranno spesso a Roma e con loro ci attiveremo per coinvolgere i sacerdoti, le parrocchie più sensibili e naturalmente i giovani. Attraverso le parrocchie cercheremo di contattare le famiglie per far accogliere il più possibile i ragazzi nelle case: prevediamo dalle 30 alle 50.000 persone".
Tutto comincia con la vita interiore. "Siamo pieni di aspettative per l’incontro con papa Benedetto XVI dice frère Emile -. Ogni anno il nostro priore, frère Alois, va dal Papa che lo incoraggia molto a continuare nel nostro impegno e gli ripete sempre ‘tutto comincia con la vita interiore". Il religioso sottolinea che "la ricerca che si vive a Taizé è la ‘Chiesa’ e la passione per la Chiesa e per la comunione si sente più forte a Roma". Frère Emile fa anche un bilancio dell’incontro a Berlino e sottolinea che la capitale tedesca è un po’ "il simbolo della nuova Europa che cerca una nuova unità. Nessuno sa dove stiamo andando, si sente il peso della crisi, ci sono più incertezze verso il futuro". Il messaggio che emerge da questo incontro è che "dobbiamo tornare alle fonti della fiducia: i sistemi politici sono fragili e dobbiamo rivolgerci a riferimenti più alti che non siano solo umani". La lettera consegnata ai giovani da frère Alois, quest’anno è dedicata alla solidarietà: è una parola tanto abusata "ma abbiamo visto dove conduce l’individualismo esasperato: la solidarietà indica una direzione verso cui può camminare l’Europa".
Un percorso di tre anni. Nel corso dell’ultima preghiera comune dell’incontro, il 31 dicembre, tutti i presenti avevano una candela in mano accesa con la fiamma che veniva dalla Grotta di Gerusalemme: frère Alois l’ha definita la "fiamma della solidarietà che ognuno non può tenere per se stesso" e ha annunciato che il tema della solidarietà e della fiducia in Dio saranno al centro di un percorso lungo tre anni che terminerà nell’estate 2015 a Taizé, con un raduno per la solidarietà. Quest’ultima non è mancata concretamente nell’incontro di Berlino e parte del contributo versato per l’iscrizione è stato devoluto all’acquisto di materiale sanitario per la Corea del Nord. Il priore ha affermato, nelle sue meditazioni conclusive, che i "tumulti dell’economia globale ci interrogano: crescono le disuguaglianze, anche nei paesi ricchi, e l’incontrollato sfruttamento delle risorse del pianeta sarà fonte di conflitti domani". Ma le "soluzioni a questi problemi non sono solo tecniche: gli sconvolgimenti dei tempi che viviamo ci richiedono un cambiamento del modo di vivere". I giovani che partecipano all’incontro hanno poi raggiunto le parrocchie dove, in questi giorni hanno svolto gli incontri del mattino, e hanno passato la notte dell’ultimo dell’anno pregando per la pace; il primo gennaio è stato vissuto all’insegna dell’ospitalità delle famiglie che hanno offerto il pranzo ai ragazzi prima della partenza.
Le radici e il dialogo
Incontro con il vescovo luterano Markus Dröge
Ogni incontro europeo dei giovani proposto dai fratelli di Taizé, e questo di Berlino in particolare, si caratterizza per l’impronta ecumenica. Il vescovo luterano della capitale, Markus Dröge, ha sottolineato a SIR Europa che "il tema della ‘fiducia’ è molto importante in questo tempo in cui viviamo una crisi che ha varie facce: la crisi del debito in Europa, la crisi climatica, i problemi tra paesi poveri e ricchi e anche, nel nostro paese, la scoperta scioccante, in questi ultimi mesi, di reti molto ben organizzate tra gruppi neo-nazisti pronti all’azione. In questo contesto l’incontro di Taizé offre una visione di speranza, promuove la ricerca della verità e della solidarietà e fa capire ai giovani che partecipano che si possono affrontare insieme tutti questi problemi". Mons. Dröge ha sottolineato il clima di particolare collaborazione tra le Chiese e ha ricordato che "l’invito per l’incontro di Taizé è stata un’iniziativa comune mia e dell’arcivescovo cattolico della città". "Insieme siamo sicuramente più forti ha poi sottolineato – : a Berlino il 19% della popolazione è protestante, il 9% cattolica e il 7% musulmana. La collaborazione tra le Chiese procede bene e viene data una grande importanza anche al dialogo con i musulmani". Per il pastore uno dei "motivi forti" dell’incontro di Taizé è stato, in un certo senso, "dare un ‘volto all’Europa’. Tanti giovani insieme da diversi Pesi contribuiscono al futuro del Continente perché mostrano che c’è bisogno anche di spiritualità nelle nostre società. Ma se da un lato è necessario tornare alle radici spirituali che ci sono in ogni Paese d’Europa dall’altro è importante coltivare il dialogo con le altre religioni, per esempio con i tanti musulmani presenti nel Continente e anche con la politica".
Il futuro della Chiesa. Ha partecipato ai momenti di preghiera comune anche il vescovo per i copti-ortodossi della Germania Anba Damian che ha affermato di essere "venuto molto volentieri a questo evento perché i giovani sono il futuro della Chiesa: senza giovani la Chiesa non esiste, non ha futuro". Per il religioso l’esperienza di Taizé è significativa per "come raggiunge i giovani, per come si prega e si canta in maniera coinvolgente e per come tocca i cuori e muove i giovani non per andare in discoteca ma per andare pregare". Il vescovo Damian ha poi messo in evidenza il valore ecumenico dell’evento "noi possiamo imparare dai nostri fratelli e sorelle cristiane e ci possiamo scambiare esperienze. Come Chiesa copta abbiamo due vescovi impegnati completamente nel prendersi cura dei giovani in tutto il mondo e quindi ritengo che in queste occasioni possiamo imparare gli uni dagli altri". Il prelato ha raccontato che "ci sono circa 7.000 copti in Germania e hanno delle comunità nelle città più grandi come Berlino, Amburgo e Hannover: ogni comunità è servita da un monaco o da un prete; facciamo molte cose per i giovani e abbiamo relazioni buone con le altre confessioni e con i movimenti giovanili cristiani".
Non sono soli nella fede. Uno dei gruppi più numerosi a Berlino era quello dei francesi: a seguirli c’era anche la responsabile nazionale per l’evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni, Nathalie Becquart, religiosa saveriana, che ha raccontato come Taizé sia "molto conosciuta dai giovani cattolici francesi. È un luogo dove confluiscono sensibilità molto diverse, con uno spirito ‘federativo’, ed è un punto di riferimento per la pastorale giovanile: a settembre dello scorso anno 300 responsabili francesi di questa pastorale si sono riuniti lì per preparare la Giornata mondiale della Gioventù". La religiosa ha sottolineato che, pur nella loro diversità, i giovani francesi partecipano alle Gmg o a questi incontri europei della fine dell’anno, "perché i ragazzi che in Francia frequentano regolarmente la chiesa, tra i 18 e i 25 anni, sono meno dell’1% e questi eventi sono per loro fondamentali per capire che non sono soli nella loro fede".
Parrocchie "aperte". Buona complessivamente, infine, la risposta di Berlino all’evento: Ilario Nocentini, italiano che vive nella capitale con la famiglia e che ha ospitato una delle volontarie, ha notato che "dopo un’iniziale diffidenza c’è stata apertura da parte delle famiglie. Ho partecipato a tanti incontri di Taizé da pellegrino ospite e adesso sono passato dall’altra parte: è stato interessante vedere come ad esempio la mia parrocchia cattolica si è coinvolta in questo evento e ora da noi ci sono 200 ragazzi". La città non è rimasta sconvolta dall’incontro "che comunque ha creato un po’ di sorpresa, la gente ha cercato di capire e molti colleghi mi hanno fatto domande. Qui in Germania c’è un clima più rilassato rispetto che in Italia, la crisi si avverte e la disoccupazione è più alta di quanto si pensi, almeno il 15%, ma non c’è una particolare angoscia, perché comunque i tedeschi hanno fiducia nella tenuta dello stato sociale".
a cura di Simona Mengascini, inviata SIR Europa a Berlino