LETTERA ALLA CITTÀ
Torino: l’appello dell’arcivescovo Cesare Nosiglia
La solidarietà come strada maestra per superare la crisi, il coraggio di “pensare in grande” per risolvere la sfida dell’immigrazione, l’auspicio che la Chiesa si lasci interpellare dai giovani, raggiungendoli anche nei luoghi del consumo e del divertimento. Sono i temi portanti della “lettera alla città” che l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha consegnato oggi ai torinesi. Il messaggio, intitolato “Il futuro di Torino nelle nostre mani”, affronta “i problemi e le urgenze della società piemontese” e invita tutti, a cominciare da politici, educatori e famiglie “a ritrovare le motivazioni ideali e le vie operative per affrontarli”, a partire da tre questioni cruciali: il lavoro, i giovani e l’immigrazione.
Rinascere insieme. “L’avvenire di Torino, il modo con cui lo costruiremo insieme” è il “tema più urgente e importante da affrontare in questo momento di crisi economica, finanziaria, culturale, sociale e politica”, scrive nel suo messaggio alla città mons. Nosiglia. “Si tratta sottolinea l’arcivescovo di rinvigorire le forze dell’intelligenza, della libertà e della collaborazione creativa e di trovare nuove proposte concrete di crescita e di rilancio della nostra società”. Riferendosi alla crisi che sta mettendo a dura prova il “sistema-Torino” e la sua industria, l’arcivescovo sottolinea che “la solidarietà è una via obbligata, se si vuole rinascere insieme”. Una riflessione rivolta a tutti, ma “in particolare alla Fiat”, perché “sono certo spiega il vescovo che lo speciale rapporto che il Gruppo ha sempre avuto con la città rappresenta un patrimonio di qualità che va oltre gli aspetti finanziari ed economici e investe valori altrettanto importanti sul piano umano, etico e comunitario da non disperdere, anche a fronte del nuovo assetto internazionale che l’azienda ha assunto”.
La fragilità dei giovani. Nella sua “lettera alla città” mons. Nosiglia richiama i torinesi a trasformare la crisi in un “tempo propizio” per “ripensare lo stile di vita e accorgerci che accanto a noi e con noi c’è chi ha bisogno del nostro aiuto”. L’attenzione dell’arcivescovo è rivolta in particolare ai giovani che “attualmente hanno poche opportunità lavorative” e per i quali “si sente il bisogno di riforme radicali” per dare più garanzie a chi vive il “precariato”. Il problema delle nuove generazioni “non si riduce al lavoro”, ma riguarda anche le loro “fragilità”: “Credo che sia necessario specifica mons. Nosiglia riannodare i fili del dialogo fra le generazioni, a cominciare dalla famiglia, con il contribuito determinante della scuola”. Un impegno, scrive l’arcivescovo, che coinvolge “anche la nostra Chiesa diocesana, che ha bisogno di lasciarsi interpellare dalla ‘estraneità’ dei giovani al nostro mondo. Dovremmo davvero aprire i nostri oratori anche nei centri commerciali e nei luoghi di divertimento”. Ai giovani, afferma il vescovo, “occorre dimostrare che si crede nelle loro capacità e che il mondo degli adulti ha fiducia in loro non solo a parole ma con mirate scelte politiche, economiche e culturali. Questa è l’unica via per richiamarli alla loro responsabilità, perché vivano da protagonisti e non assumano il disagio generazionale o la precarietà di vita come alibi per il disimpegno”.
Torino laboratorio di culture. L’altra grande questione che “interpella il futuro” di Torino è l’immigrazione. “Non si può pensare a due città diverse, una turistica e borghese, l’altra immigrata e povera”, avverte l’arcivescovo. “Nel volgere di pochi anni il tessuto sociale subirà mutamenti ancora più veloci e significativi: ci stiamo attrezzando ad affrontare questi cambiamenti a livello di Chiesa e di società? domanda mons. Nosiglia . Torino da sempre è stata incontro di culture e di genti, e in qualche modo ha saputo anticipare, in qualità di laboratorio, esperienze e idee che sono state all’avanguardia per l’Italia. Oggi dobbiamo evitare il rischio di parlarci addosso; e riscoprire invece il coraggio di ‘pensare in grande’, allargando i nostri confini sia etnici che culturali”. “È necessario pensare insieme i temi dello sviluppo di Torino e dell’immigrazione afferma mons. Nosiglia ; la crescita che andiamo cercando si fonda prima di tutto sulle risorse costituite dalle persone stesse”, per cui è “importante che ognuno faccia la sua parte perché l’avvenire della nostra città sia una possibilità reale e già fin d’ora in costruzione”. Un impegno che spetta anche alla Chiesa torinese che, conclude mons. Nosiglia, deve “essere degna di quella fiducia che le è riconosciuta sul terreno educativo, sociale e dell’integrazione, perché il Vangelo è forza propulsiva per una vita nuova”.