GIOVANI E ITALIA
Gli universitari della Fuci sul futuro del nostro Paese
Università, lavoro, impegno sociale e politico. Temi caldi per i giovani, soprattutto all’inizio di questo 2012. Il SIR ne ha parlato con Alberto Ratti e Francesca Simeoni, presidenti della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana www.fuci.it).
Sul fronte del lavoro permane lo stato di crisi e di precarietà, che coinvolge in particolar modo le giovani generazioni. E per il 2012 si parla di recessione… Quale futuro ci attende?
"Negli anni a venire le giovani generazioni saranno chiamate a confrontarsi con un panorama dominato sempre più dal paradigma dell’instabilità e della precarietà. Vanno ripensate le categorie lavorative del passato; il sogno del ‘posto fisso’, baluardo delle generazioni dei nostri padri, è tramontato. Occorre ideare e attuare nuove formule lavorative, ma questo non può e non deve, a nostro avviso, portare all’abdicazione della ricerca di una stabilità lavorativa, come premessa indispensabile per la costruzione di una stabilità affettiva, per la creazione di una famiglia, che rappresenta il nucleo primario e fondante della nostra società civile".
Il 2011 ha visto la nascita di diverse esperienze d’impegno politico dal basso, con i giovani come protagonisti. Sta davvero sorgendo una nuova "stagione d’impegno" per i cattolici in politica dove i giovani sono protagonisti?
"Il 2011 è stato un anno particolarmente ricco per la riscoperta di un desiderio di partecipazione alla vita politica e civile del Paese. Questo è stato visibile, per citare alcuni esempi significativi, durante le manifestazioni degli indignados e nel movimento nato a sostegno dei referendum di metà giugno. Questo anno ha visto, inoltre, farsi più forte la richiesta di un impegno maggiormente deciso dei cattolici in politica. Il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle nuove generazioni sono imprescindibili. Lo specifico della Fuci è da sempre quello di credere nell’educazione e formazione di coscienze critiche e capaci di dialogo, nella convinzione che gli anni universitari siano fondamentali per la maturazione dei futuri cittadini. Siamo convinti che proprio dal metodo universitario si possa dedurre lo stile fondamentale della testimonianza cristiana in politica: quello della mediazione culturale, della cooperazione di diversi punti di vista per la costruzione di un bene che sia davvero comune".
Quale ruolo ha l’associazionismo cattolico nella formazione dei giovani all’impegno pubblico?
"Gioca un ruolo decisivo: innanzitutto perché, in un contesto fortemente individualista e individualizzante, dà modo di sperimentare la preziosità della dimensione comunitaria. Questo aggregarsi è fecondo perché crea dialogo e confronto attorno a temi comuni e favorisce un’elaborazione condivisa di percorsi che rispondano a problemi di tutti, esperienza fondamentale da cui sorgono motivazioni forti all’impegno pubblico, radicate nella fede cristiana. L’incontro e la riflessione sono inoltre fonte ed esito di un processo di formazione e maturazione cristiana per chi vi aderisce, processo che non si pone come autoreferenziale, ma resta sempre finalizzato a un impegno per la comunità, creando un linguaggio e dei valori condivisi connotati in senso sociale e capaci di educare alla responsabilità civile".
L’università, oltre a fornire le necessarie conoscenze accademiche, riesce ad essere pure palestra per un impegno civico?
"Pensiamo che proprio dal mondo accademico, dalle aule universitarie, dal libero, ma autorevole scambio di pensiero, dipenda il futuro economico, politico e culturale del nostro Paese. Ciò che rende davvero l’ambiente universitario un terreno fertile per l’educazione all’impegno civile è senza dubbio la capacità di formare persone capaci di dialogare in maniera libera e costruttiva; la condivisione dei saperi e la possibilità di ricerca e di approfondimento permettono l’acquisizione di competenze da poter mettere al servizio del bene comune. La presenza della Fuci all’interno dell’università vuole essere la testimonianza di uno stile con cui affrontare lo studio, ma anche un’assunzione di responsabilità nell’abitarla e nel renderla costantemente migliore".
E le scuole di formazione sociopolitica? Sono ancora attuali o vanno riformulate?
"Sono sicuramente uno degli strumenti privilegiati per formare una nuova generazione di laici impegnati nei vari ambiti della vita ordinaria (dalla politica al mondo dell’economia e della finanza, a quello della giustizia ecc.). Esse vanno rilanciate integrando fra loro tre grandi opzioni: possono essere luogo in cui avvicinarsi all’impegno politico nella logica del servizio (opzione formativa); ambienti dove saper coniugare momenti di preghiera e spiritualità con altri di dibattito, discernimento e confronto serrato circa le varie tematiche d’attualità (opzione di fede); infine proporre una parte laboratoriale nella quale i partecipanti, aiutati da chi ha già scelto l’impegno politico attivo, possano apprendere i meccanismi più tecnici riguardanti le politiche locali e l’amministrazione della cosa pubblica (opzione etica)".