ECONOMIA 2012
Spread: una delle molte parole entrate nei discorsi della gente in tempo di crisi
Chi avrebbe mai detto che il termine inglese "spread" sarebbe diventato protagonista dei discorsi da bar Sport e da mercati rionali nel corso del 2011? Nemmeno uno degli astrologi che in queste ore si affannano a spiegarci come sarà il 2012.
Perché l’anno della Grande crisi italiana, in realtà iniziata nel secondo semestre, ha portato con sé un glossario di termini che ci perseguiteranno anche nel 2012. E non occorre essere indovini per azzeccare questa previsione.
In realtà c’è una parola che certamente conosciamo, ma che in questi mesi appena trascorsi ha letteralmente invaso il pubblico dibattito: economia. Relegata nelle pagine centrali dei quotidiani, nei servizi a metà del telegiornale, nelle riviste specializzate, l’economia ha tracimato ovunque, diventando più seguita di Sanremo e delle coppie reali britanniche. Ahinoi, comunque.
E lo spread, al quale a Napoli hanno pure dedicato un mortaretto di quelli potenti? Cosa sia e a cosa serva, rimane argomento per addetti ai lavori. Abbiamo capito che se supera quota 500, sono guai seri e magari nuove tasse. Se sta sotto, si può ricominciare a tirare il fiato. Ricorda un po’ gli "indici di Borsa" a metà degli anni Ottanta e Novanta, quando la Borsa italiana non era ancora ridotta al borsellino di oggi. Ci consoliamo scrutando il Dax di Francoforte, il Cac parigino e l’Hang Seng di Hong Kong, sperando che il termine cinese non voglia dire: pure qui si perdono soldi.
È stato appunto il maledetto spread a risuscitare la parola manovra, più moderna dell’antica ma chiarissima "stangata". Insomma la manovra è una stangata, ma fatta per il nostro bene e quindi occorreva edulcorare il termine. Di manovre in pochi mesi ce ne sono piovute talmente tante addosso, che accettiamo l’assunto senza fiatare. Anche se l’ultima aveva tutto il sapore vintage della stangata di un tempo. Infatti Monti, che politico non è e quindi non aveva bisogno di zuccherare nessuna pillola, ci ha detto che sarebbe stata da lacrime e sangue. Le promise pure Churchill, e non sarebbero state metaforiche. Meglio le nostre valà.
Le manovre hanno portato con sé altri termini che ci risultano già oggi assai familiari. Imu, ad esempio. Sembra il grido di dolore di un vitellino, come Ici sembrava il lamento di un fringuello in gabbia. Al netto degli animali, rimane un grido di dolore per milioni di contribuenti italiani, che riscopriranno quanto sa di sale il mattone proprio. L’aveva voluta il federalismo leghista, l’ha anticipata al 2012 il tecno-governo Monti.
Così come si è affacciato da questa finestra temporale lo specifico termine previdenziale contributivo. Per tutti. Significa, semplificando al massimo: in futuro la pensione sarà commisurata esclusivamente ai versamenti previdenziali individuali. Sembra giusto; un po’ meno è sembrato l’addio alle pensioni di anzianità e l’innalzamento dell’età minima dalla quale si può accedere alla pensione di vecchiaia. In certi casi si supereranno i 70 anni. Verrà data direttamente alla badante?
Ma chi voleva ardentemente tutto ciò? Il duo Merkozy, neologismo che ha fuso la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy in un asse di ferro che pare dominare i destini dell’Europa unita. Più che dell’Europa, dell’euro, il vero collante che tiene unita un’idea geo-politica oggi in grande affanno. Altrimenti si "finisce come la Grecia", un brutto destino già pronto per associarsi ad altri luoghi comuni come "fare il portoghese" o "fumare come un turco".
Dio ce ne scampi: per non finire come la Grecia, finiremo come l’Italia. A meno che il 2012 non veda trionfare due termini che stanno montando come uno tsunami tra i tavolini del bar Sport: sviluppo e liberalizzazioni. Cosa sia il primo, e cosa le seconde, è materia appunto da dotti, medici e sapienti. L’unica speranza che rimane a noi italiani un tempo popolo di cittadini, poi di consumatori e oggi di contribuenti, è quella che non si sviluppino liberalizzazioni tali da concretizzarsi in una manovra che contribuisca ad incrementare lo spread tra le nostre risorse e le nostre esigenze. Insomma non fateci piangere mugolando: Imu…