UNIONE EUROPEA
I dati dell’economia reale si accompagnano ai crescenti problemi di stabilità monetaria
L’emergenza economica e finanziaria in tutta Europa e la sempre più incandescente situazione in Ungheria sono in queste ore in cima alle preoccupazioni delle istituzioni Ue.
Nel giorno dell’Epifania, Eurostat ha diffuso gli ultimi dati sulla disoccupazione, che nella zona euro ha raggiunto il 10,3% mentre nell’Ue27 sfiora il 10%, con 23 milioni e 600 mila persone ufficialmente senza impiego. Per i giovani, in particolare, le prospettive di un posto e di un reddito sicuro sembrano allontanarsi sempre più, proprio mentre l’Ue lancia il 2012 come Anno europeo dell’invecchiamento attivo (ovvero lavorare più a lungo) e della solidarietà tra le generazioni.
I dati dell’economia reale si accompagnano ai crescenti problemi di stabilità monetaria e mentre vari Paesi Ue sono alle prese con il gigantesco peso del debito sovrano, i lavori di stesura per il nuovo Trattato che definirà il "fiscal compact" (il patto che dovrebbe segnare nuove regole per il rigore dei conti pubblici e la riduzione dei debiti nazionali) faticano a procedere. Gli incontri bilaterali di questi giorni che hanno per protagonisti i leader di Germania, Francia, Italia e persino Regno Unito (autoesclusosi dal "fiscal compact") cercano di porre in evidenza tutti i temi più delicati sui quali occorrerà trovare un accordo entro marzo: misure per il rigore, fondo salva-Stati, regole del mercato interno, sanzioni per gli Stati inadempienti, azioni per la crescita, eurobond… Il primo incontro tra i 27 per una verifica sulla stesura del futuro Trattato sarà durante il summit straordinario del 30 gennaio, ma c’è da scommettere che fino ad allora le pressioni politiche, le proposte, le contromosse si moltiplicheranno.
Nel frattempo la Francia teme di perdere la tripla A e dunque di essere declassata dalle temute agenzie di rating; in Grecia si riparla di default; in parecchie capitali dell’Eurozona c’è chi riflette sui pro e i contro dell’abbandono della moneta unica. Ipotesi che, immediatamente, ciascun leader smentisce e che la Banca centrale di Francoforte continua a ritenere semplicemente "impossibile".
Nei giorni scorsi Olivier Bailly, portavoce della Commissione Ue, ha affermato, visibilmente preoccupato, che "alcuni Stati Ue saranno probabilmente costretti a rivedere al ribasso le loro previsioni di crescita", in quanto "troppo positive". Nonostante questo, la Commissione ha ribadito in settimana "l’urgenza di sostenere la crescita e di compiere scelte intelligenti per il futuro", nel campo degli investimenti, della ricerca, della formazione e dell’energia.
Il secondo versante di attenzione è legato alle leggi introdotte dal governo ungherese di Viktor Orban dopo la già discussa revisione costituzionale dello scorso anno. In particolare destano dubbi le posizioni assunte sulla indipendenza della banca centrale, la libertà di informazione, la libertà di religione, i diritti individuali, l’indipendenza della magistratura. Giusto un anno fa Orban assumeva la presidenza di turno dell’Unione, dovendo poi rispondere a più riprese ai dubbi delle istituzioni Ue e dei partiti europei circa la fedeltà del governo di Budapest ai valori comunitari di democrazia, stato di diritto, rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà individuali e sociali.
Da allora la situazione nel Paese è andata sempre peggiorando (e chi già dodici mesi or sono lanciava l’allarme-Ungheria rimaneva inascoltato), fino alla chiusura di media invisi al regime, al controllo sui giudici, l’insistenza su motivi nazionalisti e liberticidi. Le opposizioni al governo di centro-destra lanciano appelli all’Ue e agli altri Stati affinché s’intervenga a tutela della libertà, mentre la situazione economica e finanziaria interna precipita: i 15-20 miliardi di euro di cui il paese avrebbe bisogno rimarranno però lontani da Budapest senza un pieno ritorno alla democrazia reale.