DON LUISITO BIANCHI
Aveva "un sentimento di profondo amore alla Chiesa, che desiderava fosse più evangelica"
Ha fatto ritorno a Vescovato, suo paese natale, nel cremonese, don Luisito Bianchi, prete partigiano, sacerdote, scrittore e poeta, scomparso a Melegnano giovedì 5 dicembre, vigilia dell’Epifania, all’età di 84 anni. Le esequie sono state celebrate stamattina dal vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, nell’abbazia benedettina di Viboldone, nella quale viveva, mentre nel pomeriggio un secondo rito funebre si è tenuto proprio a Vescovato, presieduto dal vicario generale della diocesi. Nella bara una tuta da lavoro e, ad accompagnarlo al cimitero, un asinello: questi i segni voluti da don Luisito per accomiatarsi da questo mondo. Laureato in scienze politiche a Milano e ordinato sacerdote nel 1950, fu insegnante al Seminario vescovile (1950-1951), missionario in Belgio (1951-1955), vicario a San Bassano in Pizzighettone (1956-1958), nuovamente insegnante in Seminario (1964-1967), prete operaio ad Alessandria (1967-1971) e inserviente in ospedale (1971-1975). Da molti anni era cappellano dell’abbazia di Viboldone, alle porte di Milano. Ricca la sua produzione letteraria, tra cui spicca "La Messa dell’uomo disarmato". Risale al 2010 la sua ultima opera, "Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada", dedicata al tema della gratuità da lui più volte trattato.
Ha amato la Chiesa. Don Luisito Bianchi "è giunto all’incontro definitivo con l’amico e Signore Gesù, da lui seguito e servito nel ministero presbiterale", ha evidenziato nell’omelia mons. Mario Marchesi, vicario generale della diocesi di Cremona, ricordando il legame del sacerdote scomparso con la terra e la Chiesa cremonese "che egli ha amato e raccontato". "Quando, al termine del pellegrinaggio terreno, arriviamo davanti al giudizio di Dio vale solo quello che abbiamo prodotto all’interno della missione che Egli ci ha assegnato per il nostro bene e per quello della Chiesa e del mondo", ha sottolineato il vicario. "Avendo potuto leggere nel libro della vita ha aggiunto quello che Dio voleva fare per mezzo di lui e trovandosi in comunione di amore e di vita con Dio, don Luisito sorriderà certamente felice delle sue debolezze e dei travagli extra e intra ecclesiali che su questa terra nell’ordinarietà della vita anche lui, come tanti altri, ha dovuto affrontare e potrà godere delle cose belle e buone che il Signore gli ha concesso di produrre e di lasciare a noi". Mons. Marchesi ha rimarcato la fedeltà alla Chiesa di don Bianchi, il quale "nelle decisioni essenziali strettamente collegate al ministero" ricercava "conferma, oltre che nel dettato della sua coscienza soggettiva, anche nel vaglio esterno e oggettivo del suo vescovo". Infine la sua "fede profonda" e la "certezza di essere amato a attirato da Gesù". "Le espressioni esterne del suo ministero presbiterale ha affermato il vicario hanno rivestito forme diverse, ma il perno della sua visione della vita e del suo operare sono sempre stati la fede e l’amore per Gesù, servito da lui come prete, sempre e dovunque".
Appassionato ricercatore di Dio. "Don Luisito ha ricordato l’arciprete di Vescovato, don Angelo Lanzeni ci ha lasciato mentre ci si apprestava a udire nella liturgia festiva dei primi vespri dell’Epifania l’annuncio di una Parola che si è fatta carne, rivelando e manifestando la verità di un Dio con il volto della gratuità, amico dell’uomo. Chi ha avuto il privilegio di conoscere da vicino don Luisito ritrova in questa pagina della Scrittura tutti i tratti inconfondibili di un uomo e di un prete, inarrivabile cantore innamorato della gratuità, appassionato ricercatore di Dio tra le rughe e le pieghe di un’umanità spesso dimenticata o confinata ai margini dell’esistenza". Il sacerdote scomparso, ha aggiunto l’arciprete, era "uomo, prete, studioso, scrittore, conoscitore della Parola di Dio, maestro e acrobata della parola scritta, poeta della Resistenza, contemplativo della bellezza della lingua, dell’arte, della musica, della natura. Uomo dal cuore e con lo sguardo di un bambino, sapeva lasciarsi interrogare e stupire dalla complessità di un Dio cercato ininterrottamente nella semplicità di un paesaggio divenuto amico e compagno di viaggio nel suo instancabile peregrinare dietro le orme di Colui che si è fatto uomo per amore". Per chi non lo ha conosciuto di persona "rimane a disposizione, come specchio fedele e luminoso, la grande produzione letteraria alla quale attingere tutte le informazioni e le considerazioni che lo riguardano, perché il patrimonio del suo pensiero e della sua riflessione dentro la Chiesa, diventi motivo di ricchezza da non disperdere". "Chi si avvicinava a don Luisito, chi lo ascoltava attentamente ha concluso don Lanzeni percepiva in lui un sentimento di profondo amore alla Chiesa, che desiderava fosse più autenticamente evangelica, al punto da ripetere: ‘Ti prego; e se la voce mia è lo stridore d’un fantasma notturno o il cicaleccio d’un passero su sterile ramo, accogli, ugualmente materna, la mia riconoscenza per aver fatto assaporare, centellinato, attraverso la tua storia, che è la stessa di quegli uomini, cose, avvenimenti, e di Dio, che me lo hanno fatto scoprire, il gusto della Gratuità’".