SCUOLA

La cattedra umiliata

La vicenda dell’insegnante di Torino

Un insegnante di Torino, Renato Pallavidini, 55 anni, su Facebook inneggia al nazismo e alle stragi contro gli ebrei. I fatti sono riportati dai mass media. L’uomo, già noto alle autorità per le prese di posizione antisemite, insegna storia e filosofia al liceo Massimo D’Azeglio, uno degli istituti più prestigiosi del capoluogo piemontese. Qualche anno fa era stato denunciato per aver sostenuto, a scuola, teorie negazioniste sui campi di sterminio. A più riprese, sul proprio profilo internet, su Facebook, ha inserito offese a donne e disabili, ultimamente ha addirittura minacciato, qualora gli venissero "censurate" le foto di Hitler e Mussolini, di prendere la pistola e recarsi nella vicina sinagoga per sparare a "un po’ di parassiti ebrei". Il "professore" è indagato dalla Procura di Torino per istigazione all’odio razziale.
Le discussioni ora vertono sul fatto se un signore che si comporta così può o no insegnare in una scuola pubblica. Si annunciano interrogazioni parlamentari in proposito al ministro Profumo e ci sono prese di posizione, tra gli altri, del presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e del presidente della Comunità ebraica di Torino, Beppe Segre, "preoccupati" per la vicenda. La richiesta: il ministro intervenga e Pallavidini venga estromesso per sempre dall’insegnamento.
Due riflessioni. La prima riguarda proprio l’attività di insegnamento e il fatto che in cattedra occorrerebbero, per il ruolo che si ricopre, equilibrio e consapevolezza. La formazione dei docenti va curata con grande attenzione, perché la scuola è un luogo prezioso e l’impatto sui più piccoli di adulti che non siano adeguatamente preparati non solo culturalmente, ma a livello emotivo e relazionale (quante le "competenze" dei docenti!) può essere devastante. Naturalmente il caso di cui parlano i giornali è un caso-limite e la gran parte degli insegnanti italiani non ha nulla a che vedere con situazioni del genere. Tuttavia vale la pena di sottolineare la questione, anche per riflettere, in positivo, sulla scuola e sull’importanza dell’attività di insegnamento, così spesso sottovalutata e sulla quale, invece, vale la pena di investire.
Una seconda riflessione riguarda Facebook, e in generale internet. Ovvero la possibilità che oggi ciascuno ha di gridare al mondo qualsiasi stupidaggine, venendo amplificato oltre misura, con il rischio di provocare anche danni oltre misura. In rete circola una lettera di una ex alunna di Pallavidini, che scrive, in modo leggero e ironico: "Gentile professor Pallavidini, al liceo, quando ancora Facebook non esisteva, non avrei certo pensato che la sua piccola voce sarebbe uscita da quelle quattro mura, invece mi ritrovo a leggere sui quotidiani delle sue spiacevoli avventure legali e mediatiche". La lettera fa riflettere sul fatto che quanto prima rimaneva in un’aula, tra allievi abituati alle "sparate", ora ha "una platea molto più ampia". Ecco, questo è un altro nodo dei nostri tempi di cui aver cura e consapevolezza e che spinge ad una maggiore responsabilità. Di tutti. Di chi scrive e di chi legge – per semplificare – oltre, naturalmente, di chi può e deve cercare di evitare che i deliri di qualcuno diventino micce pericolose. A questo proposito: il profilo di Pallavidini su Facebook è già stato tolto.