MARCHE

C’è qualcosa da migliorare

Territorio e famiglie con figli un po’ in ombra nel nuovo Piano sociosanitario

Con l’approvazione, lo scorso 16 dicembre, del Piano sociosanitario da parte dell’assemblea legislativa delle Marche, in Regione si prospettano molti cambiamenti nel settore dei servizi sociali. Gli ambiti territoriali sociali saranno progressivamente ridotti a 13, corrispondenti ai distretti sanitari, e la programmazione "integrata" sociale e sanitaria si svolgerà a questo livello e a quello di "area vasta", ovvero provinciale, in base alla riorganizzazione dell’Azienda sanitaria unica regionale (Asur), decisa la scorsa estate con la legge 17/2011. Le aree d’intervento individuate sono materno-infantile, adolescenti e giovani, disabilità, salute mentale, anziani non autosufficienti, demenza, dipendenze, altri disagi e fragilità.Il nuovo Piano. Tra i vari punti in programma è prevista la costruzione di un sistema tariffario complessivo della residenzialità e semiresidenzialità, sia sanitarie (extraospedaliere), sia sociosanitarie, sia sociali; evidenziata anche la necessità di sviluppare un sistema integrato dei servizi alla persona che "valorizzi la crescente presenza del terzo settore e della società civile delle Marche". Nel nuovo Piano alcune pagine sono dedicate alla famiglia, considerata "soggetto attivo sussidiario del sistema dei servizi e delle strutture sociali". Tra le iniziative in programma, in questo ambito, una particolare attenzione alla famiglia "naturale", il riconoscimento dell’importanza del "ruolo genitoriale" e, a livello fiscale, la modifica dei sistemi tariffari dei servizi pubblici (gas, acqua, elettricità) e del calcolo dell’Isee.Deficit programmatorio. "Il livello provinciale, per la sua estensione territoriale, non appare l’ambito più adatto per la programmazione sociosanitaria, che dovrà essere effettuata, come stabilisce la normativa nazionale, a livello di distretto". È questa l’opinione di Fabio Ragaini, presidente del Gruppo Solidarietà (www.grusol.it) e coordinatore del Comitato associazioni tutela (50 soggetti che, in Regione, si impegnano nel settore della disabilità ma non solo). Per l’esperto la "questione è se il livello distrettuale saprà adempiere a questa funzione"; altro nodo riguarda "il ruolo dell’ambito territoriale sociale. Pare di assoluta evidenza la necessità che si trasformi in ambito di gestione territoriale dei servizi sociali e appare urgente anche una riduzione del loro numero". Per Ragaini in "Regione l’area sociosanitaria e sociale soffre di un deficit programmatorio" e "il Piano, appena approvato, indica la necessità di definire alcuni percorsi, ma non dice come. Mentre il livello ospedaliero, anche per le indicazioni che vengono dal livello centrale, tende ad avere una maggiore definizione, quello territoriale rimane per molti versi indefinito. Ci riferiamo al sistema delle cure domiciliari, ai servizi diurni e residenziali per soggetti con demenza, anziani non autosufficienti, disabili gravi, soggetti con patologie psichiatriche. Per molti servizi di queste aree non è stato ancora definito il fabbisogno, i costi, in quali percentuali sono pagati dal settore sanitario (Asur) e sociale (utente e comuni)". Per quanto riguarda la sussidiarietà il rischio è quello di coniugarla con la "deresponsabilizzazione del pubblico" e "con un ritorno, che si cerca di mascherare, alla logica della beneficenza". Nei territori "è sempre più necessaria la capacità delle organizzazioni dei cittadini di mettere all’attenzione delle istituzioni e della comunità locale le esigenze delle persone".Luci ed ombre. Il riconoscimento del "ruolo sussidiario" della famiglia nell’ambito dei servizi sociali è "un’affermazione molto importante" secondo Emanuele Cardinali, presidente regionale del Forum delle associazioni familiari, perché si valorizza "il ruolo educativo e assistenziale della famiglia nei confronti dei suoi componenti più deboli". Il riconoscimento deve però essere anche "economico", perché "se una famiglia assiste in casa un suo anziano, alla qualità dell’assistenza per l’anziano si accompagna anche un risparmio di spesa per la struttura pubblica". Il presidente riconosce, poi, che l’aggettivo "naturale" sembra richiamare l’articolo 29 della Costituzione, ma si potrebbe anche pensare che "il riferimento a un aggettivo giuridicamente non impegnativo, quale appunto ‘naturale’, valga a depotenziare completamente le indicazioni del Piano, facendone diventare destinatari non soltanto la famiglia costituzionalmente intesa, ma ogni forma di convivenza anche di natura privatistica, alla quale non possa negarsi la naturalità" e dunque "i primi atti conseguenti all’adozione del Piano dovranno chiarire che destinataria delle indicate misure può essere e sarà soltanto la famiglia definita dalla Costituzione". Per quanto riguarda il nuovo calcolo Isee, Cardinali si augura un "maggior riconoscimento dei carichi familiari, che oggi penalizza fortemente le famiglie con figli", cosa che però non risulta esplicitamente detta nel Piano sociosanitario, "con il rischio che in sede di applicazione la modifica del calcolo dell’Isee non vada nella direzione indicata, ma in altra che penalizzi ancor più la famiglia".a cura di Simona Mengascini(11 gennaio 2012)