TERRA SANTA

Il futuro è senza barriere

Vescovi Usa e Ue incontrano il patriarca Twal e il viceministro Ayalon

Davanti ai “radicali cambiamenti” in atto nella regione mediorientale “i leader religiosi non possono restare immobili ad osservare, ma devono lavorare per costruire ponti ed unire ciò che i muri dividono”. Lo ha detto il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, rivolgendosi ai vescovi dell’Holy Land coordination (Hlc), il Coordinamento dei vescovi di Nord America e Ue per la Terra Santa, che il 9 gennaio, a Gerusalemme (fino al 12) hanno aperto ufficialmente i lavori della loro visita pastorale che si tiene, dal 1998, in questo periodo dell’anno. Dopo aver passato la domenica presso le parrocchie di Gaza, Nablus e nella comunità sirocattolica della città santa, i vescovi, provenienti da Canada, Usa, Francia, Spagna, Italia, Gran Bretagna, Paesi Scandinavi e Germania, hanno ascoltato il patriarca latino ed effettuato il primo di una serie di incontri istituzionali, previsti in agenda, con il viceministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon. Daniele Rocchi, per SIR Europa, ha seguito gli incontri delle quattro giornate.Ponti e non muri. “Provocazioni, conflitti, tensioni si verificano ogni giorno – ha affermato il patriarca – la prospettiva di una soluzione politica alla crisi israelo-palestinese appare lontana così come lo sono le due parti in causa. Da parte nostra – ha aggiunto – in una dichiarazione comune i leader delle Chiese cristiane di Terra Santa hanno ribadito la posizione, che è quella del Vaticano, di vedere due Stati per due popoli”. Twal ha poi riferito dell’aumento dei cristiani in Terra Santa nonostante il fenomeno migratorio che li riguarda. Un numero cresciuto per la presenza di lavoratori migranti e di richiedenti asilo di fede cattolica. I numeri sono significativi: “In Israele ci sono almeno 220 mila tra filippini, thai, indiani, cingalesi, latinoamericani ed europei dell’Est e 30mila richiedenti asilo”, in larghissima maggioranza dall’Africa. A questi vanno aggiunti circa un milione di emigrati russi, di questi 315mila sono definiti ufficialmente non-ebrei con un 10% di cristiani”. Verso costoro, ed in particolare alle donne, ha sottolineato il patriarca, la Chiesa di Terra Santa “è impegnata a fornire aiuto spirituale e materiale”. “Preoccupazione” è stata espressa anche per i bambini, figli di migranti: “Siamo impegnati affinché mantengano la loro identità cattolica dal momento che sono inseriti nella società israeliana attraverso il sistema scolastico”. Altra urgenza rappresentata dal patriarca ai vescovi dell’Hlc, è stata “la crisi abitativa. La mancanza di case in Terra Santa è la prima causa di emigrazione dei nostri giovani cristiani”. Una risposta a questa crisi di alloggi è il progetto ‘housing’ a Beit Safafa dove 40 nuovi appartamenti verranno consegnati ad altrettante famiglie a marzo. Iniziative analoghe di recupero sono in corso anche a Gaza. All’intervento del patriarca ha fatto seguito quello del nunzio apostolico in Israele e delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, mons. Antonio Franco, che ha fatto il punto sui lavori della Commissione bilaterale permanente tra Israele e Santa Sede per l’Accordo fondamentale e sulla ripresa dei colloqui tra quest’ultima e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Raggiungere un accordo. Un discorso, quello del nunzio, improntato all’ottimismo circa la definizione delle questioni ancora aperte, come confermato poi SIR Europa, alla Radio Vaticana e alla BBC, dal vice-ministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon al termine di un incontro riservato con una delegazione ristretta dei vescovi dell’Hlc. “Abbiamo rispetto ed apprezziamo molto la Santa Sede. Abbiamo compiuto molti progressi. Non posso promettere quando ma certo siamo determinati a concludere l’Accordo per il beneficio di tutte le parti. Apparteniamo ad una vasta cultura e civiltà basata sull’eredità giudaico-cristiana. Per questo speriamo di raggiungere presto un accordo”, ha detto il vice-ministro riferendosi allo stato dei negoziati tra Santa Sede e Stato di Israele in base all’Articolo 10 §2 del “Fundamental Agreement” riguardante materie economiche e fiscali. Nel corso della visita, durata oltre mezzora, si sono trattati anche altri argomenti quali “cooperazione, sicurezza ed diritto di libertà religiosa per le minoranze in tutta la Regione”. “Il rispetto e la protezione delle minoranze, specie cristiana, da attacchi come sta avvenendo nella regione – ha riferito Ayalon – è una preoccupazione per tutti noi. Noi stessi siamo stati una minoranza nel corso della storia per cui il rispetto di tutte le minoranze impegna Israele affinché i diritti anche dei cristiani nella regione non siano messi a repentaglio o compromessi”. Ayalon, rispondendo ad una domanda sulla barriera di sicurezza israeliana, che separa famiglie palestinesi, taglia terreni agricoli ed aggrava le loro condizioni di vita, ha affermato che “essa rappresenta un sistema di sicurezza” e che “da quando è stata costruita ha salvato la vita a migliaia di israeliani, ebrei e non. Prima della sua edificazione avevamo avuto attentati suicidi con molte vittime”. Il viceministro si è poi soffermato sul rischio di estremismo religioso nella società israeliana che suscita non poche preoccupazioni negli ambienti governativi, in quanto potrebbe mettere a rischio la democrazia nel Paese: “Non permetteremo che si metta a rischio il sistema democratico. Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente le proprie idee ma la legge e la giustizia sono al di sopra di tutto. Per questo continueremo a rafforzarla in tutto il nostro territorio”.