EDITORIALE
I cristiani d’Europa con i cristiani del Medio Oriente e della Terra Santa
I cristiani d’Europa a fianco dei cristiani del Medio Oriente. Sono molte le iniziative di sostegno e solidarietà che le Chiese del continente europeo stanno promuovendo a favore delle comunità cristiane del Medio Oriente e del Nord Africa in questo delicato periodo di transizione. In questi giorni padre Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), è in visita in Terra Santa insieme con il Coordinamento dei vescovi di Nord America e Ue organismo che, dal 1998, si reca in Terra Santa con lo scopo di sostenere ed incoraggiare le comunità cristiane locali. SIR Europa, presente con un suo inviato, dedica ampio spazi alla visita.Anche la Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea) ha promosso diverse iniziative in questo ambito: ultima in ordine di tempo una conferenza tenuta in Libano con un gruppo di eurodeputati.Su questo evento riportiamo una nota di mons. Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Comece.Il 18-19 novembre 2011, un gruppo di deputati di differenti partiti del Parlamento europeo ha organizzato una prima conferenza parlamentare ad alto livello sul tema: “Il futuro dei cristiani in Medio Oriente”. L’incontro si è tenuto nei locali dell’Università dello Spirito Santo di Kaslik (Libano) sotto il patrocinio di Sua Beatitudine Béchara-Pierre Rai, patriarca maronita di Antiochia, di Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, e di José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, in collaborazione con i loro omologhi del Parlamento del Libano e dei Paesi del Medio Oriente e con il sostegno della Comece e delle Chiese Orientali.Il Libano è stato scelto per ospitare questo dibattito perché – come aveva detto il Beato Papa Giovanni Paolo II – “è più di un Paese: è un messaggio di libertà e un modello di pluralismo per l’Oriente così come per l’Occidente”.Nei dibattiti i partecipanti, provenienti da Libano, Egitto e Iraq, hanno espresso a più riprese la loro preoccupazione che la “primavera araba” non finisca per trasformarsi un giorno in un “inverno arabo”. Nel suo intervento introduttivo, Béchara-Pierre Rai ha affermato: “Temiamo che questi cambiamenti conducano a conflitti interconfessionali, a una transizione verso regimi ancora più duri e ad una spartizione della regione su base confessionale”. Per evitare questo rischio “i cristiani, insieme a tutti i loro amici di qui o di altre parti, devono opporsi a tutti i tentativi di definire le nostre società o i nostri Paesi in termini d’identità religiosa. Dobbiamo schierarci chiaramente sia contro un’identità esclusivamente islamica dei nostri Paesi come pure contro l’ebraismo esclusivo d’Israele”. Ecco la ragione per cui i cristiani del Medio Oriente caldeggiano l’idea dello Stato civile come soluzione per la regione. “Lo Stato civile, che stabilisce una separazione tra le istituzioni religiose e politiche, senza per questo relegare le prime ai margini della vita pubblica, sembra costituire la cornice più adatta alle situazioni nei nostri Paesi”. Ciò che manca ai cristiani del Medio Oriente è la sicurezza, sono le libertà fondamentali e il riconoscimento della diversità. Le sanguinose aggressioni contro i cristiani si ripetono, la libertà di coscienza, “vale a dire la libertà di credere o non credere, di praticare una religione in privato o in pubblico, senza alcun impedimento e, dunque, la libertà di cambiare religione è ancora – con l’eccezione del Libano – lungi dall’essere garantita nelle nostre società, anzi talvolta è proibita dalla legislazione”. La rappresentanza dei cristiani nei parlamenti, del resto, è molto scarsa.In questi tempi di sconvolgimenti, è assolutamente indispensabile che i cristiani siano i missionari di un modello di società che sia riconciliata nella sua pluralità, che sia responsabile nella lotta contro tutte le forme di fondamentalismo, di fanatismo o di xenofobia. I cristiani d’Oriente sono cittadini autoctoni e rappresentano anche “una parte inseparabile dell’identità culturale dei musulmani. Allo stesso modo, i musulmani in Oriente sono una parte inseparabile dell’identità culturale dei cristiani”.Qual è l’avvenire dei cristiani in Medio Oriente? I due giorni di conferenza certamente non sono stati sufficienti per rispondere a questa domanda, ma avranno permesso di stabilire dei rapporti tra i partecipanti delle due rive del Mediterraneo. La riapertura della cattedrale a Bagdad, dove l’anno scorso sono state uccise 58 persone, e la possibile visita di Benedetto XVI in Libano rappresentano altrettanti segni di speranza su cui si apre quest’anno 2012.