HAITI E UNIONE EUROPEA
A due anni dal sisma servono case, lavoro, cure mediche e scuole
“Oggi, mezzo milione di haitiani vivono ancora nei campi e l’epidemia di colera continua a imperversare. Soprattutto ci rendiamo conto che il Paese rimarrà vulnerabile ai disastri naturali come uragani, inondazioni e frane, e dunque siamo impegnati ad aiutare le comunità locali” e quanti operano per il ritorno alla normalità: a due anni dal sisma che devastò l’isola caraibica, Kristalina Georgieva, commissario europeo agli aiuti umanitari, traccia un bilancio di quanto è stato compiuto per uscire dall’emergenza. La maggior parte dei problemi resta irrisolta, benché alcuni passi avanti siano stati compiuti. Ma per la rinascita di Hispaniola occorre maggior coraggio da parte della comunità internazionale.Ricostruire le case. Proprio alla vigilia del secondo anniversario del terremoto, l’Ue ha lanciato un nuovo programma di aiuti che si concentra sulla ricostruzione di abitazioni, del quale dovrebbero beneficiare circa 60mila persone. “Questo nuovo programma – segnala la Commissione di Bruxelles -, per un totale di 23 milioni di euro, sarà realizzato in accordo con le comunità locali e il ministero haitiano dei lavori pubblici”. Il sisma del 12 gennaio 2010, con epicentro non lontano dalla capitale Port-au-Prince, ha causato 222mila vittime e ha coinvolto, tra feriti e senza tetto, circa 3 milioni di abitanti dell’isola caraibica. Sono da allora seguiti due anni con ulteriori gravi problemi, dall’epidemia di colera, che tuttora colpisce la popolazione (si calcola che i contagiati siano 500mila, e il numero continua ad aumentare), al passaggio dell’uragano Thomas. Gli sfollati sono numerosi, e alla mancanza di un alloggio dignitoso si aggiungono spesso carenze sanitarie, sociali, educative. Troppe famiglie non hanno cibo a sufficienza, né medicine; servono ospedali, scuole e posti di lavoro. Degli aiuti internazionali promessi dinanzi alle telecamere di tutto il mondo – circa 5 miliardi di dollari – ne sono arrivati effettivamente solo la metà.Problemi umanitari. La Commissione ha gestito dal canto suo gli aiuti comunitari (l’Ue è il primo donatore, con 1,2 miliardi di euro garantiti, oltre a cifre minori provenienti dal bilancio della Commissione e da quello degli Stati membri; anche in questo caso una parte cospicua dei fondi deve ancora essere impiegato) su vari versanti: ricostruzione a breve e medio termine, aiuti umanitari soprattutto per cibo, acqua, cure mediche, sostegno alla ricostruzione della vita civile e politica. Catherine Ashton, Alto rappresentante Ue per la politica estera, afferma che “mentre i problemi umanitari più immediati hanno trovato una soluzione, siamo ben consapevoli che la ricostruzione del Paese continua a porre gravi problemi”. Ma c’è forse troppo ottimismo in questa dichiarazione. Ashton prosegue: “L’avvio della nuova amministrazione politica diretta dal presidente Michel Martelly e dal premier Gary Conille segnerà, spero, l’inizio di un periodo di stabilità politica e di crescita economica essenziale alla riuscita del processo di ricostruzione”.Stabilità politica. L’Alto rappresentante Ue riflette sul futuro dell’isola, dove – sottolinea – i problemi urgenti sul piano della ricostruzione materiale si incrociano con quelli della stabilità politica, della democrazia e della tutela dei diritti, dello sviluppo socioeconomico, della formazione. “Noi continueremo a occuparci delle infrastrutture, a favorire la ripresa economica e il consolidamento delle istituzioni democratiche”. Andris Piebalgs, commissario allo sviluppo, sottolinea invece che “la ricostruzione di Haiti resta per noi una priorità all’ordine del giorno”. Piebalgs si sofferma in particolare sull’impegno per la ricostruzione delle abitazioni, delle strade, degli edifici pubblici e delle scuole. Intravvede anche dei successi, ad esempio per quanto riguarda l’educazione scolastica e una seppur iniziale dinamicità dell’economia locale. Il commissario annuncia quindi una prossima missione nell’isola, “in particolare per inaugurare un centro di formazione e la ricostruzione del principale asse stradale” del Paese. Promesse da mantenere. In questi due anni sono maturate varie consapevolezze, legate alla debolezza intrinseca della società haitiana e alla povertà generalizzata del Paese, alla scarsa capacità di mobilitazione interna, ai ritardi della comunità internazionale. I poveri, i malati di colera, le persone senza casa e senza lavoro continuano a invocare aiuto sia immediato che a lungo termine. Georgieva si lascia sfuggire una promessa: “L’Ue è stata presente ad Haiti sin dal giorno successivo al cataclisma con esperti di intervento umanitario e della protezione civile, poi con i medici e gli aiuti d’urgenza. E resteremo sull’isola finché la popolazione continuerà ad avere bisogno di sostegno”. Le Organizzazioni non governative e le organizzazioni di ispirazione religiosa proseguono la loro opera, ma ci si attende soprattutto che il mondo non dimentichi gli haitiani e le promesse fatte il giorno successivo al terremoto.