EDITORIALE
Il futuro dell’Ue e le regole del mercato
Riportiamo, in una nostra traduzione, ampi stralci dalla sintesi introduttiva che il card. Reihnard Marx, arcivescovo di Monaco e Freising, vicepresidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha pronunciato in apertura della presentazione, fatta il 12 gennaio 2012 a Bruxelles, del documento Comece “Una comunità europea di solidarietà e responsabilità”.In questi ultimi anni, l’Ue ha certamente vissuto la più grande prova mai incontrata dalla sua fondazione. E ancora non s’intravede una fine alla crisi. Dopo il grande tracollo bancario del 2008, il dubbio ha attanagliato i finanzieri internazionali riguardo la solvibilità di certi Stati nella zona Euro, il cui debito pubblico sembra così elevato rispetto alle possibilità economiche che il pagarlo non sembra più fattibile. Ciò che in un primo momento non riguardava che qualche Stato della zona Euro è ora un problema che tocca quasi tutti i Paesi. Per questo è indispensabile mettere in opera un’azione comune e risolutiva che chiederà sacrifici da parte di tutti, onde evitare di mettere in pericolo le fondamenta dell’ordine e della pace in Europa. Il collasso della zona Euro avrebbe conseguenze importanti per l’intera Unione europea. Un motivo determinante per introdurre l’euro era stato il prevenire una spirale di svalutazione delle monete nazionali all’interno del mercato comune. Il fallimento dell’unione monetaria metterebbe in crisi le acquisizioni del mercato comune che, dai Trattati di Roma del 1957, costituiscono il cuore dell’opera di unificazione. Questo cuore non deve essere abbandonato! Spesso criticato, il mercato comune europeo ha contribuito nel passato a far sì che le nazioni provate dalla guerra abbiano dato vita a una pace stabile e che i cittadini abbiano potuto godere di libertà e prosperità. Tuttavia, non si può preservare il processo d’integrazione restando immobili. Il mercato comune deve evolvere. E deve evolvere nel senso di un’economia sociale di mercato, affinché l’Ue diventi una comunità di solidarietà e di responsabilità possibile.In questa prospettiva, e nel contesto della crisi attuale, è importante essere sicuri riguardo ai fondamenti culturali del concetto di economia sociale di mercato, poiché esso è più che un modello economico. Radicato nei principi filosofici e giuridici dell’antichità greco-romana e della teologia biblica, stabilisce un legame tra la libertà di mercato, il principio della giustizia e il comandamento della carità. Quattro sono le caratteristiche dell’economia sociale di mercato: l’azione libera e gratuita ha un grande significato per la coesione sociale. Iniziative libere, con un obiettivo sociale meritano di essere ancora più incoraggiate in un’economia sociale di mercato e di avere un quadro giuridico in conformità con la loro specificità. In secondo luogo, essa deve essere performante sul piano economico, quindi competitiva, per poter eliminare tasse e imposte e quindi ridurre il debito e finanziare le spese correnti. Il mercato europeo ha perciò bisogno di regole, soprattutto nel settore finanziario, ma anche di virtù da parte dei partecipanti al mercato, dall’imprenditore al consumatore. Si tratta di una politica di regolamentazione, di un’etica delle istituzioni e di un’etica della virtù. La politica sociale è la terza caratteristica dell’economia sociale di mercato europea. Conformemente ai principi di solidarietà e di sussidiarietà, bisogna garantire protezione sociale e giustizia partecipativa a tutti coloro che sono nel bisogno. La nostra gioventù deve poter contare su un’educazione e una formazione di qualità. La famiglia, in quanto fonte viva per una crescita della solidarietà e della responsabilità, deve essere valorizzata e promossa di conseguenza. Almeno gli Stati che fanno parte dell’unione monetaria si trovino di fronte alla sfida concreta di una più grande convergenza delle loro prestazioni sociali. Infine, l’economia sociale di mercato deve essere ecologica. Una ridefinizione della nostra relazione con la natura e una messa in opera di una cultura della “moderazione” sono per noi europei le condizioni di una gestione più sostenibile delle risorse naturali e della lotta contro le conseguenze del cambiamento climatico. L’Ue deve mantenere il suo ruolo di pioniera per la salvaguardia del creato nel contesto internazionale. Per una questione di principio non potrà – in quanto comunità di solidarietà e di responsabilità – accontentarsi di elaborare politiche risolutive all’interno delle proprie frontiere. Deve giocare un ruolo attivo a livello mondiale, rispettando gli impegni presi e le promesse fatte. In definitiva, l’Europa deve essere “un contributo per un mondo migliore” (Jean Monnet).