MIGRAZIONI ASIA-ITALIA

Cambia lo scenario

Da oggi a Manila il quarto viaggio-studio del Dossier Caritas-Migrantes

L’Italia rimarrà, per molti anni, un Paese di immigrazione, anche dall’Asia. Al contrario, in molti Paesi asiatici si verificherà un ribaltamento di scenario: nell’imminente futuro saranno gli italiani ad andare in Asia, soprattutto in Cina, che attrarrà 12 milioni di lavoratori l’anno. Sono queste le prospettive dei flussi migratori tra Asia e Italia, di cui si parlerà durante il seminario che si apre oggi a Manila, fino al 21 gennaio, il quarto viaggio-studio nei continenti (dopo Europa, America Latina, Africa) organizzato dal Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, in occasione della Giornata mondiale delle migrazioni che si è celebrata il 15 gennaio. Partecipano al viaggio, guidato da mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, una trentina di relatori, tra redattori del Dossier ed esperti italiani e filippini. Ad anticipare al SIR alcuni contenuti è Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico.

Come si caratterizza la presenza degli immigrati asiatici in Italia?
"I migranti asiatici in Italia sono circa un sesto dei 5 milioni di cittadini stranieri. La collettività cinese è la più numerosa, con oltre 200mila presenze. Seguono Filippine e India con più di 100mila presenze, Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan poco al di sotto di tale livello. Nel contesto dell’Unione europea l’Italia, insieme all’Olanda, si colloca dopo Gran Bretagna. In Italia il fattore di attrazione è stato il fabbisogno di manodopera nel settore dei servizi: soprattutto collaborazione domestica, turismo e commercio, come anche in agricoltura e in qualche comparto manifatturiero".

In Asia i flussi migratori sono consistenti. La Cina, soprattutto, comincia ad attrarre molti migranti…
"Certo. Sono poli di grande attrazione i Paesi del Golfo e la Russia, la Thailandia e la Malesia, che sono sia Paesi di partenza, sia arrivo. La Cina si trasformerà da Paese di emigrazione in Paese di immigrazione, con un saldo migratorio di circa 12 milioni all’anno, il valore più alto nel contesto mondiale. Diventerà nel continente il maggiore sbocco migratorio per rimediare alla penuria di popolazione in età attiva, mentre l’India e le Filippine continueranno a essere un polo di esodo. Vi sono poi le ‘migrazioni di ritorno’ nelle Filippine, in Giappone, e dei cinesi anziani che tornano in patria a morire. Consistenti sono poi i flussi di sfollati, richiedenti asilo e rifugiati, da Iran, Pakistan e Afghanistan. Si aggiungono gli spostamenti causati dai cambiamenti climatici. In Asia milioni di persone hanno a che fare con tifoni, cicloni e piogge torrenziali, dal Pakistan alla Malesia, dalla Cina alle Filippine, allo Sri Lanka".

A livello economico si prevede poi un grande balzo di Cina e India…
"Sì. Secondo alcuni osservatori l’India, tra una quindicina d’anni, supererà addirittura la Cina riguardo al numero di multinazionali mandate all’estero: 2.219 a 2.079. Le ragioni del sorpasso dell’India sono da ricollegare al suo grado di apertura, mentre il tasso di crescita del Pil, pur ragguardevole, è più basso rispetto a quello cinese. Questi due grandi Paesi, che secondo le previsioni conosceranno un’affermazione più netta rispetto alle multinazionali latinoamericane, punteranno sulle industrie dal valore aggiunto e dal contenuto tecnologico elevati, ricercheranno ulteriori mercati di sbocco anche negli Stati Uniti e in Europa. A catalizzare l’afflusso delle imprese multinazionali e di capitali sarà, oltre alla disponibilità di servizi e di strutture di eccellenza, il capitale umano altamente specializzato".

Il convegno si svolge nelle Filippine, perché questa scelta?
"Oltre al fatto che le Filippine, insieme a Timor est, sono gli unici due Paesi asiatici a maggioranza cattolica, l’immigrazione filippina è un caso-studio molto interessante. Vi sono nel mondo circa 10 milioni di migranti filippini, quelli temporanei in Arabia Saudita, in Malesia, in Giappone, a Hong Kong, negli Emirati arabi. Quelli stabili negli Stati Uniti e in Canada, mentre in Italia e in altri Paesi europei si trovano i due modelli. Gli immigrati incidono per il 10% sulla popolazione filippina, e le loro rimesse rappresentano il 10% del Pil. Numerosi sono anche gli immigrati irregolari, oltre un decimo del totale. Ogni giorno escono dalle Filippine oltre 2.000 persone al giorno, che possono contare sul supporto di 1.600 agenzie di emigrazione".

Come vivono i filippini in Italia?
"I filippini in Italia si sentono ben accolti. Trovano con facilità uno sbocco lavorativo nel settore dell’assistenza alle famiglie. Nonostante le basse retribuzioni, spesso in nero, hanno un lavoro sicuro e mandano un consistente flusso di rimesse in patria. Vivono soprattutto nei grandi centri urbani, ma conducono una vita segregata presso le famiglie italiane. Nelle giornate libere curano la dimensione associativa e religiosa, nei centri pastorali, e sostengono una rete di solidarietà etnica che consente di non lasciare i filippini sulla strada. Nel 2006 è stata costituita l’Università popolare filippina di Roma per promuovere la cultura e le tradizioni filippine, migliorare la preparazione degli immigrati e incentivare gli scambi con gli italiani. Indagini recenti hanno però rivelato alcune crepe: l’inserimento nel settore familiare pregiudica un utilizzo più adeguato della formazione professionale. L’integrazione con le famiglie italiane può essere solo superficiale e spesso è insoddisfacente la conoscenza della lingua italiana. I figli soffrono per la lontananza dei genitori quando da piccoli devono restare nelle Filippine, e si trovano a disagio quando vengono in Italia da adolescenti, poco a contatto con i genitori e portati, in qualche contesto, ad aggregarsi in bande".

a cura di Patrizia Caiffa, inviata SIR a Manila (Filippine)