TOSCANA

Salvare i piccoli

Presa di posizione sulla liberalizzazione del commercio

La Regione Toscana ha annunciato che impugnerà di fronte alla Corte costituzionale le ultime norme del governo sulla liberalizzazione del commercio, in particolare l’articolo 31 del decreto "Salva Italia". "La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture – ha spiegato il presidente Enrico Rossi – è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese. Bisognerebbe invece rilanciare il piccolo commercio per fini sociali, di sicurezza, vivibilità e d’identità". La Giunta ha inoltre approvato una circolare per il settore commerciale toscano chiarendo così ai Comuni e agli operatori del settore i rapporti che intercorrono tra normativa statale e regionale in materia di orari, sottolineando l’applicabilità della norma regionale rispetto a quella nazionale.Posizioni contrastanti. La norma regionale approvata il 27 dicembre scorso è entrata in vigore successivamente a quella nazionale. E pertanto, secondo la Regione, trovano piena applicazione le disposizioni contenute in una materia che il Titolo V della Costituzione stabilisce di piena competenza delle Regioni. La Toscana, in questa battaglia, è in compagnia con la Puglia e il Piemonte. Sulla stessa lunghezza d’onda le principali associazioni di categoria e i sindacati. Stefano Bottai, presidente regionale di Confcommercio, spiega che "la Regione taglia la testa al toro: basta caos sulle aperture selvagge in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sulla competenza fra Regioni e Stato sulle aperture domenicali e festive dei negozi. La Regione ha fatto un ulteriore passo importante in coerenza con la normativa recentemente approvata che va a modificare gli articoli 80 e 81 del Codice del commercio. Il caos generalizzato e un’apertura selvaggia non servono al settore commerciale tanto meno al rilancio dei consumi, altre sono le strade da seguire prima fra tutte aumentare il potere di acquisto delle famiglie". Molto dura anche la posizione dei sindacati che minacciano addirittura di scioperare. Le liberalizzazioni sull’orario "non danno risposte" ai problemi dell’economia e a quelli occupazionali: di qui l’annuncio di mettere "in campo, di volta in volta, azienda per azienda, tutte le iniziative necessarie", anche lo sciopero, per "difendere i diritti dei lavoratori. Interverremo caso per caso con la nostra mobilitazione". Questa la posizione di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs della Toscana. Sul versante opposto si colloca il Codacons della Toscana, associazione dei consumatori, che si dice pronto "a denunciare il governatore Rossi all’antitrust se presenterà davvero il ricorso".Tenere alta la tensione etica. Padre Antonio Airò, responsabile regionale per la pastorale sociale e del lavoro, dice "sì alle liberalizzazioni come occasione per ‘aprire’ nuove energie e opportunità nel mercato del lavoro e dell’economia italiana; no a passi indietro verso modelli selvaggi a discapito dei lavoratori". "Si tratta di un processo necessario, da portare avanti seriamente – spiega Airò –. Il superamento dei privilegi corporativi può essere una straordinaria occasione per creare nuovi posti di lavoro. Il nostro compito di cristiani è quello di tenere alta la tensione etica e morale per permettere ai soggetti in causa di assumersi le proprie responsabilità". Liberalizzare non vuol dire, infatti, che "ognuno può fare quello che vuole"; non significa far pagare i più deboli o andare in deroga ai diritti dei lavoratori. Sul fronte della grande distribuzione, ad esempio, il problema non sta tanto nell’apertura domenicale dei centri commerciali, quanto negli straordinari richiesti ai dipendenti senza limiti e senza rispetto delle regole previste.La necessità di cambiamento e la fase di ansietà che vive il mondo dell’economia, in un periodo di crisi come questo, non possono diventare alibi per scelte ingiuste, che non tengano conto dell’esigenza di far conciliare il "tempo lavoro" con il "tempo per la famiglia". Il rischio è che da troppe parti la "dignità del lavoratore" diventi soltanto "una parola vuota". Per padre Airò, un ruolo particolarmente importante in questa fase può essere svolto dal sindacato che però "non può limitarsi alla difesa degli interessi di coloro che sono più garantiti. Deve tornare ad aprirsi al cambiamento".Per il responsabile della pastorale sociale e del lavoro, "in una fase di concertazione e di progettazione il contributo di chi rappresenta gli interessi dei lavoratori è fondamentale". Ma un compito importante spetta anche alla Chiesa: "Il concetto della festa, l’importanza della famiglia e della domenica non possono essere soltanto principi proclamati, ma devono diventare motivi che ci rendano capaci di portare un contributo di proposta".Un discorso particolare va fatto per la piccola distribuzione: "Non ci si può opporre a priori al processo di liberalizzazione degli orari di apertura. Occorre però che vengano posti dei paletti. Ad esempio, attraverso dei regolamenti comunali si può prevedere che tutti debbano avere il tempo di chiusura non consentendo una ‘concorrenza sleale’ da parte dei più grandi a discapito delle piccole aziende a gestione familiare".a cura di Simone Pitossi(17 gennaio 2012)