CITTADINI UE

Ad ogni età

L’Anno europeo dell’invecchiamento attivo

"L’obiettivo generale dell’Anno europeo consiste nell’agevolare la creazione di una cultura dell’invecchiamento attivo in Europa, basata su una società per tutte le età". È l’articolo 2 della decisione 940/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio Ue, firmata il 14 settembre dello scorso anno e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, a specificare gli obiettivi dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni proclamato in sede comunitaria per il 2012. Le prime iniziative programmate riguardano una conferenza internazionale di lancio (18-19 gennaio), l’avvio di numerosi siti internet nazionali, convegni, indagini sul campo, eventi in varie città: le informazioni sono reperibili attraverso il sito della Commissione Ue, www.ec.europa.eu. Contro l’esclusione sociale. Il documento ufficiale siglato dalle due istituzioni Ue chiarisce: "L’Anno europeo incoraggia e sostiene l’impegno degli Stati membri, delle loro autorità regionali e locali, delle parti sociali, della società civile e del mondo imprenditoriale, comprese le piccole e medie imprese, a promuovere l’invecchiamento attivo e ad adoperarsi maggiormente per mobilitare il potenziale degli ultracinquantenni, che costituiscono una parte della popolazione in continuo e rapido aumento". In tal modo, "esso promuove la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni, tenendo conto della diversità e della parità di genere". La promozione dell’invecchiamento attivo "implica la creazione di migliori opportunità, affinché donne e uomini anziani possano svolgere un ruolo sul mercato del lavoro, la lotta contro la povertà, in particolare femminile, e l’esclusione sociale, incentivare il volontariato e la partecipazione attiva alla vita familiare e sociale e la promozione dell’invecchiamento sano e dignitoso". Lavoro, salute, stereotipi. Tutto questo comporta, tra l’altro, "l’adeguamento delle condizioni di lavoro, la lotta contro gli stereotipi negativi sull’età e la discriminazione basata sull’età, il miglioramento della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro", la "garanzia che i sistemi di protezione sociale siano adeguati". Tra gli scopi specifici dell’Anno, sui quali si tornerà appunto a riflettere il 18 e 19 gennaio a Copenaghen (l’iniziativa è assunta dalla Danimarca, Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione europea, in collaborazione con la Commissione Ue), figurano: la sensibilizzazione dell’opinione pubblica "in merito all’importanza dell’invecchiamento attivo e delle sue varie dimensioni"; la garanzia che "ad esso sia accordata un posizione importante nell’agenda politica a tutti i livelli"; la promozione di un dibattito di scala europea su questi temi, "lo scambio d’informazioni" e l’identificazione di buone prassi; la promozione di attività "che aiutino a lottare contro la discriminazione in base all’età, a rimuovere le barriere, in particolare per quanto riguarda l’occupabilità". Europa con i capelli grigi. "Le persone sono pronte a rimanere attive via via che invecchiano. Sono fiducioso che l’Anno europeo fungerà da catalizzatore per mobilitare i cittadini, le persone interessate e i decisori stimolandoli ad agire per promuovere l’invecchiamento attivo e affrontare in modo positivo le sfide poste" dall’avanzare dell’età. Lazlo Andor, commissario Ue responsabile per gli affari sociali e l’inclusione, ha presentato nei giorni scorsi un’indagine di Eurobarometro realizzata proprio per l’inizio dell’Anno europeo. Dalla ricerca emerge che "il 71% dei cittadini europei è consapevole che la popolazione europea sta invecchiando, ma soltanto il 42% è preoccupato per tale sviluppo". Secondo la Commissione, che fornisce un commento all’indagine, "ciò è in forte contrasto con le percezioni dei decisori politici che nell’invecchiamento della popolazione vedono una grande sfida" e vari problemi connessi di carattere demografico, sociale, economico. "Giovane" e "vecchio". Eurobarometro (la cui indagine copre cinque ambiti: percezione complessiva dell’età; anziani sul posto di lavoro; uscita dal mondo del lavoro e pensione; lavoro volontario; ambiente favorevole agli anziani) attesta che più del 60% degli intervistati ritiene che dovrebbe essere consentito lavorare anche dopo l’età pensionabile "e un terzo afferma che personalmente desidererebbe lavorare più a lungo". La definizione di "vecchio" e "giovane" varia molto da Paese a Paese, e "in media i cittadini europei ritengono che si inizi a essere considerati anziani poco prima dei 64 anni e che non si sia più considerati giovani a partire dai 41,8 anni". Le percezioni variano inoltre a seconda dell’età e del sesso: ad esempio le donne ritengono che la vecchiaia inizi un po’ più tardi rispetto a quanto pensano gli uomini (rispettivamente 65 anni contro 62,7 anni). La stessa indagine dimostra poi, curiosamente, che le definizioni di "giovane" e "vecchio" mutano a seconda della nazionalità: "A Malta, in Portogallo e in Svezia le persone di meno di 37 anni sono considerate giovani, mentre a Cipro e in Grecia le persone sono ritenute giovani fino ai 50 anni".