CHIESA ED EUROPA (21)
Interviste con i vescovi della Comece: mons. Amândio J.Tomás (Portogallo)
Con l’intervista a mons. Amândio José Tomás, vescovo di Vila Real (Portogallo) nonché membro fino al 2011 della Comece, prosegue la serie di SIR Europa dedicata alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea. (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76-77-78-79-82-83-84-85/2011 – 01/2012).Quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“Potrei cominciare con una battuta detta da Garibaldi: ‘fatta l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani’. L’Unione europea è un progetto bellissimo, sorto da un’iniziativa di Schumann, che in questi anni di storia ha fatto molto. Basta solo pensare che da più di 50 anni, in Europa c’è stata la pace. La moneta unica ed il libero commercio senza frontiere sono valori grandi. Quando il Portogallo è entrato nell’Unione europea tutti all’inizio erano entusiasti perché ricevevano sussidi e i sussidi sono sempre benvenuti. Il progetto dell’Ue comporta però diritti e doveri e molti hanno utilizzato questi sussidi non per lo sviluppo di tutti ma per i propri interessi e adesso che siamo in un periodo di recessione e il governo impone misure di sacrifici, equità e trasparenza molti cominciano a distanziarsi dall’Europa. Ma il progetto europeo non può essere visto solo in una prospettiva economica. E se c’è sfiducia verso questo più ampio progetto, occorre allora lavorare perché l’Unione europea, le sue strutture e le sue decisioni siano apprezzate e le persone si convincono che con l’adesione all’Ue, si entra in un progetto di solidarietà permeato dai valori giudaico-cristiani. Un’Europa senza questa anima fondata solo su principi economici, è un Europa che non ha progetto e futuro”. L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“C’è informazione ma a mio avviso è un’informazione insufficiente. Si dovrebbe fare molto di più per informare su come è nata l’Europa, che cosa si voleva con questo progetto, che cosa si sta facendo oggi e con quale obiettivo. E questa informazione è importante perché le persone capiscono che l’Europa non è una vittoria al Lotto ma un progetto che vale la pena inseguire anche se richiede sacrifici. L’Europa è un modo di vivere nel nostro tempo, è un modo di vivere in un mondo globale in cui è necessario un lavoro in rete. Il progetto europeo ha sancito la fine delle spaccature, delle rivalità tra i popoli che avevano caratterizzato la storia del secolo scorso ed ha offerto al mondo intero un modello di convivenza, un progetto di pace, di sviluppo e di civiltà. Ma un’Europa senza cuore, senza anima, senza la matrice cristiana che le ha dato origine, non è niente, finisce e si spacca di nuovo e avremo ancora l’epoca dei conflitti”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“Il contributo che la Chiesa portoghese dà all’Europa è innanzitutto il suo essere presente tramite la Comece nelle strutture europee. Si impegna inoltre a formare la coscienza dei suoi membri, i cattolici portoghesi, riguardo alla solidarietà verso gli altri, allo spirito di missione, al lavoro in rete. Il Portogallo porta poi insito nella sua storia l’apertura verso il mondo: il nostro Paese è stato fin dal XVI secolo un Paese che ha migrato per il mondo. Eravamo un milione di gente che si è avventurata con piccole imbarcazioni per l’oceano dando un nuovo mondo al mondo. Grazie a questo scambio storico e quotidiano con i Paesi dell’Africa, del Latino America e anche dell’Asia, noi possiamo essere per l’Europa quel ponte verso il Sud. Lo abbiamo fatto in campo missionario, ma lo possiamo ancora fare in tutti i campi e questo può essere il contributo specifico di un piccolo Paese come il Portogallo che si trova al punto estremo dell’Europa affacciandosi al grande mare”. Quale bilancio si sente di tirare riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?“Penso che la presenza della Chiesa in Europa a Bruxelles tramite la Comece sia positivo perché permette un dialogo e un confronto con le istituzioni europee, consente di sapere che cosa si sta facendo e di dire cosa si dovrebbe fare alla luce della dottrina sociale della Chiesa e dei valori umani universali in cui tutti si possono riconoscere al di là delle appartenenze geografiche o ideologiche. E questo lo staff della Comece lo ha compiuto in passato e lo sta facendo ancora a Bruxelles. L’Ue è una struttura immensa che bisogna conoscere dal di dentro e che chiede anche orientamenti che possano dare un’anima. È quindi importante che ci sia anche in queste strutture una voce che sappia dire quali i valori essenziali che devono intrecciarsi nella Comunità europea. La dignità umana e il rispetto degli altri hanno la loro radice nel cristianesimo ma la Chiesa li deve dare al mondo perché del mondo questi valori ne sono l’anima”.