PARLAMENTO EUROPEO
Martin Schulz, nuovo presidente, indica la condizione per uscire dalla crisi
Tedesco di Hehlrath, cittadina non lontana dai confini olandese e belga, dove è nato nel 1955 e di cui è stato a lungo sindaco; sposato, due figli; una passione dichiarata per i libri, la storia e per il calcio (è tifoso del Colonia). Martin Schulz, eurodeputato dal 1994, capogruppo uscente dei Socialisti e democratici, è dal 17 gennaio il nuovo presidente del Parlamento Ue. “Desidero essere il presidente di tutti gli eurodeputati”, ha affermato il neo eletto nel suo discorso di insediamento, per poi rendere un tributo alla figura del suo predecessore, il popolare polacco Jerzy Buzek: “Lei ha rappresentato come nessun altro – ha detto Schulz – l’unità dell’Europa”.Eletto al primo turno. Temperamento umano e politico spiccato (più d’uno dice “spigoloso”), buona capacità comunicativa, convinto europeista, Schulz è stato eletto a scrutinio segreto alla prima votazione, ottenendo 387 voti: la maggioranza necessaria per l’immediata elezione era di 336 preferenze (i voti espressi sono stati 699, 29 quelli nulli, 670 quelli validi). Gli altri due candidati erano il conservatore britannico Nirj Deva, che ha avuto 142 voti e la liberaldemocratica britannica Diana Wallis, che ne ha ricevuti 141. Schulz è stato eletto grazie a un accordo tra i due maggiori partiti dell’emiciclo, i Popolari e i Socialisti e democratici (che insieme contano 460 voti). Il presidente resterà in carica fino al 2014, accompagnando l’Assemblea verso le prossime elezioni. “L’Europa sta attraversando un momento turbolento – ha affermato in aula Schulz subito dopo la proclamazione dei risultati -, oggi non abbiamo la certezza che i nostri figli avranno il nostro stesso livello di vita. Povertà e disoccupazione colpiscono gli europei e specialmente i giovani”. “Anonime agenzie di rating minacciano le nostre economie e la stabilità” europea. Per questo “occorre una risposta forte e comune dall’Ue”, a cominciare dalla definizione del “fiscal compact”, dove siano “conciliate la disciplina di bilancio con la crescita e l’occupazione”.Metodo comunitario. È stato lo stesso Schulz ad annunciare che il giorno successivo, 18 gennaio, sarebbe stato presente a Strasburgo il premier ungherese Viktor Orban per un dibattito in aula sulla situazione a Budapest e per rispondere alle perplessità sollevate in Europa a proposito delle ultime leggi approvate nel paese. “Ogni paese dell’Unione – ha detto a questo proposito il presidente – deve rispettare i valori europei, sanciti nel Trattato di Lisbona e nella Carta dei diritti fondamentali”. Nel suo primo discorso ufficiale, il politico tedesco ha sostenuto che “i cittadini seguono talvolta con diffidenza il nostro lavoro e si aspettano risultati che rispondano ai problemi di ogni giorno”, relativi al lavoro dei figli, alla salute, alla tutela dei consumatori, alla sicurezza… “Dobbiamo fare di più per ascoltare la voce dei cittadini”. Schulz ha quindi osservato: “Il fallimento dell’Ue non è più una ipotesi irreale: si passa da un vertice all’altro senza trovare una vera soluzione alla crisi. C’è il pericolo di tornare ai tempi del Congresso di Vienna, con l’imposizione di alcuni interessi nazionali che prevalgono su altri interessi nazionali”. La risposta deve invece venire, per il presidente, dal “metodo comunitario, che è l’anima stessa dell’Unione. I conflitti e i problemi devono essere risolti con il dialogo e il consenso; occorre mediare tra interessi differenti ponendosi come obiettivo principale il bene comune europeo” entro lo scenario globale. “Rigore e crescita”. Il presidente del Parlamento ha un ruolo importante per far funzionare l’istituzione eletta dai cittadini a suffragio universale, che all’interno dell’Unione ha potere legislativo e di bilancio condivisi con il Consiglio, e un potere di “controllo democratico” sull’intero processo di integrazione. Il presidente presiede infatti le sessioni plenarie e guida la conferenza dei capigruppo, la quale definisce l’ordine del giorno dei lavori. È incaricato di far rispettare il regolamento interno e il Codice di condotta dei deputati definito nel 2011. Il presidente porta la posizione del Parlamento a ogni riunione del Consiglio europeo, dove siedono i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione. Firma il bilancio dell’Ue e i testi legislativi. “È tempo che il Parlamento partecipi a pieno titolo alle sedute del Consiglio”, ha subito affermato Schulz, rivendicando più forza per l’Assemblea all’interno dell’architettura istituzionale dell’Ue, “perché è qui, in emiciclo, che siedono i rappresentanti eletti direttamente dai cittadini europei”. Nel suo discorso Schulz ha fatto riferimento ai successi del processo storico di integrazione, e ha ancora una volta sottolineato la delicatezza “di questa fase, che possiamo superare solo con la solidarietà” tra i paesi membri. Incontrando quindi i giornalisti presenti a Strasburgo, Schulz ha ribadito la sua convinzione circa l’opportunità di dar voce alla società civile e alle opposizioni politiche in Ungheria; ha infine sostenuto che la Germania “sta già dando molto per ridare stabilità” all’Eurozona e che sforzi ulteriori sono possibili purché “ci siano garanzie e impegni precisi affinché tutti gli Stati facciano la loro parte per il rigore di bilancio e per sostenere la crescita con riforme adeguate”.