VITA E SOCIETÀ

Il filo dell’etica

A Genova un convegno con card. Bagnasco, card. Sgreccia e Marco Tarquinio

(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

(Genova) – "Etica della vita ed etica sociale" è il titolo dell’incontro che si è svolto ieri sera a Genova nella cattedrale di San Lorenzo. Ne hanno parlato il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, e il direttore di "Avvenire" Marco Tarquinio. Presente anche l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che ha concluso l’incontro spiegando che "l’etica sociale non è una scoperta di questo tempo" ma che, "in questo momento, l’accentuazione, la ripresa, l’insistenza da parte della Chiesa sull’etica della vita è dovuta al fatto che l’etica della vita e della famiglia è messa fortemente in discussione, è a rischio, soprattutto in certi Paesi europei".

Contrastare la cultura dominante. Il card. Angelo Bagnasco ha commentato la notizia diffusa nei giorni scorsi secondo cui in Danimarca presto nascerà l’ultimo bambino affetto dalla sindrome di Down. "Certamente – ha detto il porporato – è un atteggiamento contro l’uomo quello che è stato annunciato dalla Danimarca, sembra con molta fierezza, come una conquista di civiltà. Questo è grave per la cosa in sé, perché evidentemente è un’operazione eugenetica, ma è ancora più grave per l’eco trionfale con cui si annuncia un programma, un obiettivo, una meta, una società di sani a prezzo dei morti". Il cardinale ha poi parlato di "imperialismo ideologico" propagandato da una certa stampa e da una certa cultura che vuole che "l’uomo sia solo" perché "più l’uomo è solo, più lo si può manipolare come si vuole". Tra i vari dogmi della cultura dominante, ha poi citato quello del rischio legato all’aumento della popolazione e alla diminuzione delle risorse del pianeta. "Ci parlano di bomba demografica – ha affermato – ci dicono che non c’è terra per tutti, che moriremo tutti gli uni sopra gli altri" e che per evitare questo rischio "bisogna ridurre la natalità". Citando alcuni dati pubblicati recentemente proprio da "Avvenire", il cardinale ha quindi ricordato come "negli ultimi cento anni la popolazione si è duplicata mentre le risorse si sono triplicate". "Questo – ha proseguito – è un dato documentato e dimostra chiaramente come, non di rado, s’inventano delle bombe mediatiche per terrorizzare e, soprattutto, per interessi di altra natura". Nel caso specifico, quindi, "il problema non sono le risorse semmai la giustizia nella distribuzione delle risorse stesse".

Su "etica della vita" non possiamo tacere. "La società riflette la vita delle persone e quindi, quando la persona è ferita o soppressa, tutta la società è scossa nella sua radice", ha affermato il card. Elio Sgreccia. Parlando di "etica della vita", ha aggiunto, "intendiamo il rispetto della vita, e innanzitutto, il rispetto della vita che non è ancora nata, poi l’accoglienza dei figli e la loro educazione e formazione, perché il capitale umano è il primo capitale da coltivare". Parlando di etica della vita non si può non parlare di "etica della morte". Si tratta, infatti, di due concetti strettamente collegati l’uno all’altro perché "per rispettare la vita si deve rispettare anche il morente" in quanto "il momento della morte è uno dei più sacrosanti della vita umana". Su certi temi, ha aggiunto, "non mi sento di stare zitto" così come "non possiamo non denunciare certi fatti" come "i cinque milioni di persone che adesso sarebbero con noi" e che non sono nate dopo l’approvazione della legge 194. "Purtroppo – ha aggiunto – dagli anni Sessanta nel mondo vige la biopolitica dell’antinatalità in base alla quale continenti e nazioni hanno organizzato campagne e conferenze internazionali. Oggi è il momento della riflessione – ha sottolineato – perché noi, che stiamo vivendo l’inverno demografico, soffriamo di mancanza di forza lavoro e di sviluppo culturale".

La generazione non nata. Di "generazione non nata" ha parlato anche il direttore di "Avvenire", Marco Tarquinio. "Stiamo parlando – ha aggiunto – di problemi molto concreti: dei figli che non abbiamo e del fatto che non riusciamo a pagare le pensioni". Nel suo intervento, Tarquinio ha ricordato che tra pochi giorni la Chiesa italiana celebra la "Giornata per la vita" e che il messaggio di quest’anno "è rivolto soprattutto ai giovani". "Chi vuol farsi padrone della vita invecchia il mondo", ha detto ancora citando il messaggio della Cei per la Giornata. Infatti, "questo mondo modernissimo appare decrepito come non mai nel momento in cui perde il senso profondo della vita e di ogni vita". Il nostro è un mondo "decrepito" che vive una crisi di valori prima ancora che economica, una crisi che "produce frutti precisi e tra questi i posti di lavoro distrutti". Tutto questo deve far riflettere sul fatto che "c’è qualcosa su cui non si negozia" perché "solo così possiamo tornare ad avere un po’ più di speranza per dire ai nostri figli che aprirsi alla vita significa che non siamo soli, che non siamo un accidente, non siamo il frutto di una scelta di autodeterminazione, ma siamo dentro a un progetto più grande".