PARLAMENTO EUROPEO
Tra i molti temi di Strasburgo prevalgono quelli d’interesse economico, sociale e ambientale
In una settimana incandescente per l’Europarlamento, che ha visto l’elezione del nuovo presidente e dei 14 vice e numerosi dibattiti di rilievo (patto di bilancio, situazione in Ungheria, programma presidenza danese), l’emiciclo ha votato anche alcuni provvedimenti e risoluzione d’interesse economico, sociale e ambientale. “Questo patto non va bene”. Il pronunciamento che ha avuto maggior rilievo anche sui media europei è il sostanziale “no” che gli eurodeputati, con una maggioranza schiacciante (521 voti a favore, 124 contrari), hanno dichiarato sulla bozza di trattato intergovernativo che dovrebbe regolare il “patto fiscale” per la disciplina di bilancio. Troppa austerità, troppo rigore, poco spazio alla crescita, agli investimenti e al lavoro: è questa l’obiezione principale al testo, che andrà in discussione fra gli Stati membri all’Ecofin della prossima settimana e al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo del 30 gennaio. L’Assemblea di Strasburgo, in linea con la Commissione, esige più forza per la Bce, un fondo salva-Stati potenziato, e, non di meno, politiche orientate agli investimenti e allo sviluppo. La risoluzione approvata mette persino in dubbio la necessità di un accordo intergovernativo, preferendo la via ordinaria della legislazione Ue. Si sostiene inoltre che i parlamenti nazionali e quello europeo devono essere “inclusi in tutti gli aspetti della futura governance economica”. Attorno a questo argomento si concentra la maggior parte del dibattito in corso nelle istituzioni Ue e negli incontri bilaterali tra i leader nazionali. Elmar Brok, deputato tedesco, uno dei quattro relatori sull’argomento, ha sottolineato: “Questo accordo non sarebbe stata la nostra prima scelta per affrontare la questione. Dobbiamo evitare di dividere l’Unione e garantire i diritti di tutte le istituzioni europee”.Pesticidi e rifiuti elettronici. Con procedura di codecisione il Parlamento ha votato un accordo – già raggiunto con il Consiglio – relativo a un maggior controllo sui pesticidi e gli antiparassitari in circolazione nell’Ue, che dovranno essere autorizzati prima di passare al commercio. I deputati si sono quindi espressi sul miglioramento delle procedure per il riciclo e lo smaltimento dei cosiddetti “rifiuti elettronici”, derivanti dall’eliminazione di frigoriferi, elettrodomestici vari, telefoni, televisori. In questo caso si tratta di emendare la direttiva in vigore che risale al 2003. In aula è stato poi approvata una risoluzione che affronta l’annoso problema dello spreco di alimenti, tipico delle società “ricche”, e da “troppo tempo sottovalutato dalle istituzioni e dalla politica” sia a livello nazionale che europea. Ne è convinto Salvatore Caronna, eurodeputato italiano, relatore sull’argomento giunto all’attenzione dell’emiciclo. Nel suo intervento in plenaria, Caronna ha ricordato che si tratta di “una sottovalutazione che non possiamo più permetterci”. Secondo l’eurodeputato “ormai tutte le più accreditate fonti specializzate dicono che uno dei problemi principali dell’immediato futuro sarà quello di fare fronte a una nuova e fortissima domanda di cibo”, che supererà l’offerta. Per tale ragione “non possiamo più permetterci di rimanere inerti di fronte a un fenomeno, quello dello spreco di alimenti ancora perfettamente commestibili, che ha assunto una dimensione imponente e non più sostenibile”. Stop agli sprechi di cibo. Stando ai dati della Fao un terzo del cibo prodotto ogni anno nel mondo destinato al consumo dell’uomo viene gettato tra i rifiuti nelle case, nei ristoranti, dai supermercati; “in Europa la stima è del 50%: ogni cittadino in media spreca 105 kg all’anno di alimenti”. Un problema sociale ed economico, dunque, oltre che etico, come ha sottolineato Caronna, che ritiene necessaria un’azione efficace a livello Ue. Alla Commissione Ue si chiede di “adottare una strategia comune in grado di promuovere un vero e proprio salto di qualità capace di ridurre da qui al 2025 in modo significativo lo spreco” attuale. Tra le linee del documento passato in aula figura la valorizzazione delle associazioni e gruppi di volontariato che garantiscono il recupero di alimenti da distribuire alla popolazione indigente (70 milioni di persone in Europa vive alle soglie della povertà). Il relatore ha inoltre spiegato che “sarebbe importante modificare le normative sugli appalti pubblici per i servizi di ristorazione in mense e ospedali in modo da privilegiare in sede di aggiudicazione, a parità di condizioni, quelle imprese che garantiscono un modello di gestione impostato alla lotta allo spreco di alimenti”. Inoltre “occorre promuovere una campagna di sensibilizzazione – che veda in prima fila le grandi organizzazioni di agricoltori, il mondo dell’industria, le scuole, le università – per fare emergere una cultura civile e scientifica orientata a un modello di consumo più sobrio e sostenibile per l’ambiente”. La risoluzione chiede che il 2014 sia proclamato “anno europeo contro lo spreco alimentare”. In questo modo “si darebbe subito un segnale a tutti i cittadini che l’Unione europea è in grado di essere all’avanguardia nel definire un modello di sviluppo più giusto ed equilibrato”.