UNITÀ DEI CRISTIANI
Il dialogo lungo la strada indicata dal Concilio
Abbiamo iniziato la settimana con una giornata dedicata alla riflessione sul dialogo con i fratelli ebrei. Prosegue, nelle nostre comunità, l’attenzione alla questione "ecumenica": alle divisioni sopravvenute all’interno dei cristiani, alle conseguenti difficoltà nei comportamenti e nei rapporti reciproci, complicate da tanti fattori estranei alla fede, ma sono diventate storia, cultura, mentalità. Di qui la necessità di andare avanti, di andare oltre, alla ricerca del dialogo e della comunione.
È passato quasi mezzo secolo dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II (7 dicembre 1965), e si ha proprio l’impressione di un evento passato, e, qualche volta, senza i frutti desiderati. Ma il Concilio non appartiene alle vicende della cronaca, ed è facile constatare quanto sia presente nella vita quotidiana di tutte le comunità cattoliche presenti nel mondo.
Tuttavia, il pensiero corre ai documenti conciliari, da quelli più rilevanti ai messaggi di chiusura, sopraffatto dallo stupore, per coglierne ancora lo spirito, intuire tutto il lavoro, la riflessione, la fede di coloro che ne furono i protagonisti.
Quello spirito non è passato, i loro pensieri non sono inutili, le prospettive tracciate non sono sogni divenuti illusioni.
Oggi abbiamo bisogno di quello sforzo, di quello spirito e di quella fede. Arricchiti dalle esperienze successive, dagli eventi sopravvenuti.
C’è una potenza di sogno e di speranza in quelle pagine, una potenza di riflessione e di coraggio in chi le tracciò, che non può essere disabilitata da nessuna presunta analisi "realistica": di solito non sono le realtà esistenti a fare i progetti, ma i progetti a costruire nuove realtà.
Il dialogo con i fratelli ebrei incontra le sue difficoltà ma sempre rimane positiva la chiara volontà di chi è aperto al dialogo: non potranno mancare i frutti.
Il dialogo e le vie di comunione con la miriade di fratelli cristiani non è ugualmente molto facile, eppure non ha alternative. Le alternative hanno già alle spalle un lungo strascico di ostilità, di odi, perfino di sangue. Hanno ampiamente seminato il gelo sulla fresca parola del Vangelo e la paralisi su ogni attitudine alla comunione.
Le parole del Concilio restano profetiche, così come restano giganti molti suoi protagonisti. Allontanarsene, oggi, equivarrebbe alla resa di fronte alle difficoltà, praticamente ad una non crescita, e, forse, sarebbe come navigare al buio magari troppo vicini alla costa! , ad imboccare un vicolo cieco, per poi trovarsi senza uscita.
Gli anni del post-Concilio non sono passati inutilmente: la fretta della ragione nulla può contro i tempi della maturazione. La primavera non può essere scambiata per autunno. Occorre andare avanti, occorre andare oltre.
(*) direttore "Il Nuovo Amico del Popolo" (Chieti-Vasto)