CHIESE IN BREVE
Germania: soluzione a conflitto israelopalestineseUna “soluzione equa e pacifica”: la chiede mons. Heinrich Mussinghoff, vescovo di Aquisgrana, per il conflitto israelo-palestinese. In occasione di un convegno di studi svoltosi a Berlino mons. Mussinghoff, in qualità di presidente della Sottocommissione della Conferenza episcopale tedesca (Dbk) per i Rapporti religiosi con l’ebraismo, ha affermato che per la Chiesa cattolica “il diritto all’esistenza di Israele come stato ebraico è fuori discussione”. Ciò comporta anche “il diritto a confini sicuri e riconosciuti a livello internazionale e la fine della minaccia di attentati terroristici”. Tuttavia, “anche il popolo palestinese ha diritto ad uno Stato indipendente ed economicamente capace di vivere”, ha obiettato, auspicando una soluzione a due Stati, come già ipotizzato dal sinodo del Medio oriente, svoltosi a Roma nel 2010. Mons. Mussinghoff ha inoltre chiesto “libero accesso ai luoghi sacri di Israele e delle zone palestinesi e la garanzia della libertà religiosa nell’intera regione”, tra cui “la libertà di espressione religiosa per ebrei, cristiani e musulmani”. Ma “ciò comporta anche che nella vita politica e sociale nessuno debba essere discriminato a causa della sua appartenenza religiosa”, ha avvertito il vescovo. Francia: il 2012 dedicato alla vita consacrataIn questo 2012 la Chiesa in Francia dedicherà particolare attenzione alla vita consacrata con l’obiettivo di promuovere nuove vocazioni soprattutto fra i giovani. La Conférence des religieux et religieuses de France (Corref) e il Service national catholique pour l’Evangélisation des jeunes et les vocations organizzeranno nei prossimi mesi, insieme al Service des moniales (Sdm) e al Conseil national des instituts séculiers de France (Cnisf), diversi eventi e pubblicheranno manuali e strumenti informativi. In Francia, spiega una nota pubblicata sul sito www.eglisecatholique.fr, “la vita consacrata è arricchita da 40mila religiosi e religiose, monaci e monache, membri degli istituti secolari, consacrati delle nuove comunità, ma anche vergini e vedovi e vedove consacrati, ed eremiti”. Si tratta insomma di una “componente importante della Chiesa”. Essa, infatti, “racchiude tutti coloro che, sotto forme diverse, per amore di Dio e del mondo, si lanciano nell’avventura umana e spirituale del dono totale della propria vita a Cristo e agli altri”. Per suor Catherine Fino (Figlie di Maria Ausiliatrice), la vita religiosa può essere un “laboratorio di idee” a “servizio dell’odierna società”, mentre suor Lucie Licheri (Piccole Suore dell’Assunzione) ritiene che essa debba “inculturarsi nel mondo”. Primo appuntamento a Parigi dal 27 al 29 gennaio con il “Brother & Sister Act”, incontro nazionale dei giovani religiosi e religiose di Francia che sarà anche l’occasione per un flashmob. Tra gli altri eventi in calendario il 29 aprile, Giornata mondiale delle vocazioni, la diretta televisiva della messa con i giovani religiosi e religiose a Parigi, e dal 17 al 20 maggio l’incontro “La vita religiosa perché?” ricolto a giovani e adulti. Portogallo: la malattia come occasione di dialogo Come spazio in cui ad ogni momento si incontrano situazioni di sofferenza, “l’ospedale è il luogo di fragilità e conversione dove il dialogo ecumenico può divenire parte della terapia di cura, o aiutare ad una morte riconciliata con la vita”; “l’appartenenza a confessioni religiose diverse non deve costituire un impedimento alla possibilità di stare insieme, scoprendo che la malattia è un terreno di comunione”. Lo ha affermato padre José Cruz, cappellano ospedaliero, in un’intervista rilasciata al settimanale “Ecclesia” per la Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani. L’ottavario, che si prolunga fino al 25 gennaio, è dedicato al tema ripreso dalla Lettera di San Paolo ai Corinzi: “Tutti saremo trasformati per la vittoria di nostro Signore Gesù Cristo”. Per l’assistente spirituale degli ospedali dei Cappuccini e del Cuf Descobertas di Lisbona, “la separazione dei cristiani è dovuta all’incapacità di accettare la diversità: dobbiamo invece ricercare la verità, e capire che il bene maggiore è quello dell’amore, che ci rende disponibili per tutti, rispettando lo spazio delle altre religioni e il differente modo di operare dei loro ministri”. Il sacerdote ha affermato che “si può esercitare un culto diverso, ma allo stesso tempo operare in comune in moltissime situazioni”, rivelando di aver per esempio appreso a pregare l’Ave Maria alla fine della messa in Francia, dal fratello Roger, il pastore protestante fondatore della comunità ecumenica Taizé. Includendo nel proprio appello anche coloro che non manifestano alcuna appartenenza religiosa, i quali pur sempre cercano di “dare un senso alla propria vita”, padre Cruz ha infine ricordato che la Preghiera per l’Unità dei cristiani deve essere una preoccupazione costante: “Non dedichiamo solamente una settimana ad essa, percorriamo invece ogni giorno questo fruttuoso cammino di comunione”.