PARLAMENTO EUROPEO
La “questione ungherese” tra i temi della plenaria di Strasburgo
La crisi – economica, ma anche sociale e valoriale – sta generando un dibattito piuttosto intenso in Europa. Se scricchiola il modello di convivenza e di sviluppo faticosamente costruito a partire dalla seconda guerra mondiale e passato attraverso il crollo della Cortina di ferro, allora occorre interrogarsi, sia su quanto è accaduto, sia sul futuro. In questo senso le giornate di interminabili discussioni svoltesi a Strasburgo durante la plenaria del 16-19 gennaio possono essere riassunte, forse in maniera non esaustiva ma emblematica, con le parole di alcuni protagonisti. Ungheria ed Europa. “Nel nostro Paese è in atto un processo di rinnovamento profondo. Abbiamo dato al Paese una nuova Costituzione, sostituendo quella di impronta comunista che ancora vigeva quando abbiamo vinto le elezioni. In un anno e mezzo abbiamo realizzato le riforme della giustizia, del fisco, della sanità, dell’educazione… In tutto questo abbiamo agito nel rispetto dei valori comunitari. Per questo credo che le obiezioni che ci sono state mosse dalla Commissione possano essere risolte rapidamente”. Viktor Orban, premier ungherese, è intervenuto all’Europarlamento difendendo l’azione avviata dal suo governo (centrodestra) e rispondendo alle obiezioni che gli venivano ufficialmente mosse dal Consiglio dell’Ue e dalla Commissione, la quale il 17 gennaio ha avviato tre procedure di infrazione verso Budapest (indipendenza della banca centrale; età di pensionamento dei giudici, indipendenza dell’autorità per la protezione dei dati). Il dibattito che si è sviluppato nell’emiciclo, a tratti molto teso, ha contrapposto due schieramenti: quello favorevole a Orban e quello contrario. Una gran parte di interventi ha sostenuto che in Ungheria “sono a rischio i pilastri della democrazia di stampo europeo”, la libertà dei media, il rispetto delle minoranze; un’altra parte di posizioni, provenienti soprattutto dai banchi dei Popolari, ha invece difeso l’azione del governo dell’Ungheria.Il ruolo della Commissione. “Stiamo agendo per il rispetto dell’ordinamento comunitario, perché questo è il ruolo della Commissione. E questo non è un dibattito contro l’Ungheria, ma per e con l’Ungheria”. José Manuel Barroso, capo della Commissione, ha ribadito nell’emiciclo le posizioni assunte sulla questione ungherese. Nella sua replica Orban ha parlato di “molte accuse infondate” giunte dagli eurodeputati, dichiarandosi disponibile a un confronto con la Commissione – già fissato per il 24 gennaio – per superare i problemi connessi al rispetto del diritto Ue. “Se avete dei dubbi venite in Ungheria – ha poi affermato -, venite a conoscere il popolo ungherese e a parlare con gli ungheresi”. Il premier di Budapest ha infine citato i “valori cristiani” ai quali si ispirerebbe la sua politica; il neo presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, ha sottolineato che una democrazia, anche in un Paese a maggioranza cristiana, “ha comunque il compito di garantire il pluralismo” e la laicità delle istituzioni, e di “tutelare tutte le fedi e la diversità culturale”.Il programma danese. “Sono europeista, e lo sono soprattutto pensando ai miei figli”: anche Helle Thorning-Schmidt, premier danese (centrosinistra), ha lasciato il segno a Strasburgo. Una tappa necessaria per presentare all’Europarlamento il programma della presidenza di turno per la prima metà del 2012 detenuta dal suo Paese. L’aula, al termine dell’intervento, le ha tributato un vasto consenso. “Abbiamo davanti tre sfide, cui possiamo rispondere solo restando uniti. Anzitutto – ha detto la premier – dobbiamo fare affidamento sulle istituzioni Ue e su regole chiare, ovvero sul metodo comunitario. In secondo luogo occorre convincersi che l’Ue è parte della soluzione dei problemi attuali, dunque ci serve più Europa, non meno Europa. Infine – ha aggiunto – è necessario uscire dalla crisi mantenendo fermi i nostri valori”. La maggior parte dell’intervento si è concentrato su cinque aspetti: economia responsabile (disciplina di bilancio, governance condivisa); Europa “dinamica” (sostenere la crescita, il lavoro, le imprese); Europa “più verde” (azioni per il clima; energia); sicurezza; voce comune dell’Ue nel mondo (sostegno all’Alto rappresentante per la politica estera e al Servizio europeo di azione esterna). Tra le parole più citate dalla premier figurano certamente “solidarietà”, “giovani” e “rigore”.La posizione della Spagna. Nella sede dell’Assemblea Ue è arrivato quindi José Manuel García Margallo, ministro degli esteri spagnolo (esecutivo di centrodestra), per un tour diplomatico che gli ha consentito di incontrare le istituzioni Ue. “La Spagna torna in Europa e vuol vendere il suo marchio”, ha affermato. “Stiamo lavorando per riformulare la politica economica spagnola” entro un “quadro europeo”. Tra gli impegni assunti dal governo guidato da Mariano Rajoy, ha aggiunto Garcia Margallo, figurano misure fiscali, risanamento di bilancio, riforme per rilanciare l’economia e il lavoro. “Dobbiamo salvare l’euro a ogni costo, con i fatti non con le parole. E dobbiamo salvare la Grecia”. Il capo della diplomazia di Madrid ha quindi riflettuto ad alta voce sugli eurobond, ha invocato una rapida approvazione del “fiscal compact” e un rafforzamento del fondo salva-Stati.