CROAZIA
Il valore del sì all’Unione europea
Il risultato positivo del referendum in Croazia, con il quale i cittadini hanno detto sì, a larghissima maggioranza, all’adesione all’Ue, "è un chiaro indicatore dell’attrattiva che esercita" la "casa comune". E l’ingresso del Paese fissato al 1° luglio 2013 nell’Unione è "la ricompensa" per tutti gli sforzi realizzati da Zagabria per avvicinarsi all’Europa comunitaria. Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, è il primo responsabile di una istituzione comunitaria a reagire all’esito del voto popolare del 22 gennaio.
I croati, dopo la firma del Trattato di adesione avvenuta a dicembre, hanno confermato con un voto netto la volontà di diventare il ventottesimo Paese dell’Unione europea. Come sottolinea lo stesso Schulz, c’è ancora un tratto di cammino da compiere e Zagabria deve confermare stabilità politica, impegno sul versante economico, "carte in regola" per quanto riguarda la collaborazione con il Tribunale internazionale dell’Aia, riforme interne, diritti fondamentali, relazioni pacifiche e collaborative con tutti i vicini.
La Croazia dà anche un chiaro segnale al resto dei Balcani e invia, seppur indirettamente, un incoraggiamento affinché Paesi come Serbia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Kosovo, oltre ai candidati Montenegro e Macedonia, proseguano gli impegni assunti per raggiungere i criteri di Copenaghen (democrazia, libero mercato, diritti individuali e sociali…) e così procedere verso l’Ue per una futura, benché non imminente, adesione.
Anche José Manuel Barroso, presidente della Commissione, e Herman Van Rompuy, alla guida del Consiglio europeo, accolgono con favore il plebiscito pro-Europa, mediante il quale "i cittadini croati hanno dato il loro appoggio all’integrazione europea". Con l’adesione "si apriranno nuove opportunità" per i cittadini del Paese che faceva parte, fino alla caduta del Muro di Berlino, della Jugoslavia, così da "contribuire a garantire la prosperità e la stabilità della nazione".
Si apre ora un’ultima fase verso l’adesione, durante la quale il Parlamento di Zagabria e quelli dei 27 Stati Ue dovranno ratificare l’accordo: ma nelle previsioni di Bruxelles dovrebbe trattarsi di una semplice formalità, che non prevede brutte sorprese.
Barroso e Van Rompuy aggiungono che l’ingresso della Croazia invia un segnalo positivo ai Balcani: "Con il coraggio delle riforme l’Ue è alla portata di mano".