PROTESTA TIR
Il diritto di sciopero non contempla i blocchi stradali
Ha raggiunto il "continente" la protesta degli autotrasportatori, che la scorsa settimana ha paralizzato la Sicilia. L’agitazione si aggiunge allo sciopero dei tassisti, iniziato questa mattina. Al momento, secondo quanto riferisce viabilità Italia, il gruppo coordinato dalla Polstrada che monitora lo stato della circolazione, le situazioni più critiche si registrano in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Campania e Puglia, ma da Nord a Sud si registrano in continuazione crescenti disagi.
"Inaccettabili" i blocchi stradali. La mobilitazione, che dovrebbe proseguire almeno fino al 27 gennaio, prende origine dal rincaro del gasolio e dei pedaggi autostradali. "Siamo disposti a rimanere qui a oltranza, anche la notte", ha dichiarato un’organizzazione di autotrasportatori, mentre il leader dell’Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani), Giuseppe Richichi, a nome del movimento "Forza d’urto" parla di "un popolo che si sta muovendo". Proprio mentre nei giorni scorsi un altro leader del movimento, Mariano Ferro, dalla Sicilia aveva annunciato che "la protesta non finirà, ma la lotta si trasferirà a Roma". Da parte del governo, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha detto di seguire "con molta attenzione la protesta", "perché nulla esclude che questi malesseri possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso", ammonendo tuttavia che "non saranno tollerati i blocchi stradali", giudicati peraltro "inaccettabili" pure da Roberto Alesse, presidente dell’Autorità di garanzia sugli scioperi. "Il codice di autoregolamentazione, nel settore del trasporto merci, prevede ha ricordato il garante che ‘la proclamazione della protesta non deve prevedere l’effettuazione di blocchi stradali o d’iniziative già sancite e sanzionate dal codice della strada in materia di circolazione stradale".
Al di là del diritto. "Bloccare un’intera regione o la circolazione in una parte del Paese non è giusto, va al di là del legittimo diritto di sciopero", commenta al SIR Edoardo Patriarca, membro del Cnel e segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali. "Sciopero spiega significa astensione dal lavoro, mentre quella che stanno mettendo in campo gli autotrasportatori mi pare una forma incivile e che non porterà a nulla". L’invito di Patriarca è di "sedersi al tavolo delle trattative perché la questione dei sacrifici riguarda tutti, e al contempo il momento è grave. Se i camionisti bloccano le strade per il costo del carburante, allora cosa dovrebbero dire tutti quei lavoratori che si sono visti spostare avanti di diversi anni l’età pensionabile?". La protesta, dunque, per essere legittima deve assumere "forme civili", tenendo presenti gli "interessi generali", ed essere piuttosto di sprone al governo perché "vada a colpire gli oligopoli che ancora ci sono e impongono prezzi superiori a quelli di mercato". "Penso ad esempio aggiunge all’obbligo dei distributori di carburante di rifornirsi da un unico marchio, come pure al divieto di vendere i farmaci di fascia C nelle parafarmacie, dove ci sono comunque farmacisti in grado di consigliare e garantire la qualità".
Rischio speculazione. Secondo le stime di Coldiretti "ammontano ad almeno 50 milioni di euro i danni causati nell’agroalimentare dallo sciopero dei tir in Sicilia nell’ultima settimana" e "al danno economico immediato va aggiunta la perdita di credibilità con la grande distribuzione europea pronta a sostituire il prodotto ‘made in Italy’ con quello proveniente da Paesi come la Spagna e Israele, diretti concorrenti della produzione siciliana nell’ortofrutta". Le organizzazioni di categoria decuplicano la conta dei danni: in sei giorni la Sicilia avrebbe perso 500 milioni di euro, con decine di aziende ora costrette a ricorrere alla cassa integrazione. Inoltre, con l’86% dei trasporti commerciali in Italia su strada, "lo sciopero dei tir mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per i prodotti più deperibili". "Come è già successo in Sicilia, se non si tornerà presto alla normalità conclude Coldiretti gli effetti si faranno sentire con gravi danni per le aziende agricole, per il commercio e per i consumatori, con gli scaffali dei supermercati vuoti e il rischio di effetti speculativi sui prezzi". "Alla fine chiosa Patriarca aumenteranno i prezzi dei beni al consumo e a pagare sarà ancora una volta la gente".
In Sicilia non solo tir. Nel frattempo continua la protesta in Sicilia, dove è cominciata la scorsa settimana. Qui "sono rimasti i presidi degli autotrasportatori dichiara al SIR il giornalista Salvo Di Salvo, che ha seguito fin dall’inizio l’evolversi degli eventi sull’isola ,però lasciando passare le merci". E per mercoledì è annunciato un corteo a Palermo fino a Palazzo dei Normanni, sede dell’assemblea regionale siciliana. "Il disagio c’è, la gente soffre e ormai è esausta", spiega il giornalista, ricordando che qui "il cosiddetto ‘movimento dei forconi’ nasce dagli agricoltori, poi si sono aggiunti artigiani, padroncini, commercianti, piccoli imprenditori", tutti lamentando un "punto di non ritorno" e "l’assenza della politica" tanto a livello di governo regionale, quanto riguardo ai rappresentanti che siedono in parlamento.