EMILIA ROMAGNA

Contro ogni illegalità

Accordi con Comuni e Province per prevenire le infiltrazioni mafiose

Dopo le minacce della criminalità organizzata al giornalista della "Gazzetta di Modena" Giovanni Tizian, ora sotto scorta, arriva in Emilia Romagna la firma degli accordi quadro con i Comuni e le Province per dare il via a progetti, stabiliti dalle leggi regionali, per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose e la sicurezza. Dal 16 gennaio sono operativi 68 progetti finanziati con quasi 2 milioni di euro, mentre all’inizio di marzo saranno approvati altri 8 progetti per un totale di ulteriori 148.088 euro. Tutti gli accordi di programma e i protocolli d’intesa con gli enti locali prevedono la realizzazione di attività cui la Regione partecipa direttamente, non solo con il contributo finanziario, ma anche con competenze tecniche e di progettazione. Si tratta, quindi, di attività co-gestite in tutte le fasi della realizzazione.Segnale positivo. "Un segnale sicuramente positivo" lo ritiene Daniele Borghi, dell’associazione Libera Emilia Romagna. "La nostra regione ha mantenuto sempre alta l’attenzione sul fenomeno, in crescita, della criminalità organizzata al Nord, ma è vero che ultimamente questo sembra esploso, come pure la consapevolezza fra i cittadini e le istituzioni", dichiara l’esperto. "Tra i progetti finanziati dall’accordo regionale su mafia e sicurezza – continua Borghi – ce ne sono diversi a cui partecipa Libera, anche indirettamente, e ne siamo molto soddisfatti. Due puntano sulla formazione interprovinciale: il primo è dedicato alla partecipazione degli studenti di diverse età (dalle scuole medie all’università) ad alcune iniziative nazionali legate alle Giornata della memoria; l’altro, dedicato a studenti, insegnanti e giovani animatori di Libera, punta invece sulla formazione e informazione in ambito scolastico ed extrascolastico per diffondere la cultura della legalità e del contrasto al crimine organizzato e mafioso. Un altro progetto che si sta portando avanti da tempo, con grande successo, è quello dei campi di lavoro nei terreni confiscati alla mafia". La ristrutturazione di due immobili confiscati alle mafie, a Lido Adriano (Ravenna) e Berceto (Parma), "è un altro grande segnale: in regione sono oltre 100 gli immobili confiscati, di cui solo una piccola parte assegnata per finalità sociali. Uno dei problemi più grandi è che la maggior parte di essi abbisogna di lavori di ristrutturazione importanti e onerosi che le associazioni non sono in grado di affrontare. Ecco perché è importante che con una legge (per la prima volta) la Regione conceda risorse a questo tipo d’interventi". "La lotta alla criminalità organizzata – evidenzia Borghi – non la si fa ognuno da solo con i propri mezzi, ma bisogna che si ragioni e si lavori insieme, ciascuno con le proprie competenze e capacità messe a disposizione di tutti".Il legame fra mafia e gioco d’azzardo. Tra i progetti finanziati c’è uno studio sulle caratteristiche e la diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo in Emilia-Romagna, che sarà realizzato dalla Regione e dal Dipartimento di sociologia "Achille Ardigò" dell’Università di Bologna. Ma sul legame tra gioco d’azzardo e mafia, non molto conosciuto fra i cittadini, ha già iniziato a lavorarci un gruppo di studenti delle facoltà di Scienze politiche e Giurisprudenza di Bologna, che nel 2011 ha realizzato il dossier "Le mafie in Emilia-Romagna", a conclusione del primo Laboratorio di giornalismo antimafia guidato da Stefania Pellegrini, docente di sociologia del diritto (corso su "Mafie e antimafia") all’Università di Bologna, con la collaborazione di Rete NoName – antimafia in movimento, AdEst e Articolo21.info. Un dossier che, a partire dalle analisi degli atti giudiziari delle indagini condotte dalle procure territoriali e dalle relazioni istituzionali di organi come la Dia (Direzione investigativa antimafia), fa emergere chiaramente quanto sia rilevante il collegamento tra criminalità organizzata, gioco d’azzardo e bische clandestine in Emilia Romagna. Più consapevolezza. "La firma degli accordi quadro è un segnale molto importante – commenta Stefania Pellegrini – non soltanto per l’approvazione della legge in sé, come altre Regioni hanno fatto, ma per lo stanziamento dei fondi per i 68 progetti in Emilia Romagna, cosa che in altre regioni non è stata fatta". "Il fenomeno della criminalità organizzata – precisa, raccontando ciò che emerge dal dossier – è presente in regione dagli anni Sessanta, a partire dal ‘soggiorno obbligato’ di alcuni ‘uomini d’onore’ provenienti dal Sud, ed è proseguito fino a oggi con infiltrazioni criminali sul territorio che vanno dalle bische clandestine all’edilizia". "Il gioco d’azzardo in regione detiene un forte rapporto con la mafia locale, poiché è uno strumento per riciclare denaro sporco: assieme alle bische clandestine ci sono sempre ‘uomini d’onore’ che propongono prestiti (rivelandosi poi veri e propri usurai) a chi ha perso molti soldi, che in periodo di crisi sono sempre di più". "Oggi, se non altro, è aumentata la consapevolezza dei cittadini e delle istituzioni, che procede di pari passo con gli sviluppi delle indagini e i giudizi processuali. Ecco perché – conclude – è importante puntare sulla formazione-informazione attraverso una cultura della legalità".a cura di Lucia Truzzi(25 gennaio 2012)