CONSIGLIO D'EUROPA
È Jean-Claude Mignon (Ppe) il neopresidente dell’Assemblea parlamentare
Come già preannunciato, il 23 gennaio, giornata d’apertura della sessione invernale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (fino al 27 gennaio al Palais de l’Europe a Strasburgo) il francese Jean-Claude Mignon (Ppe) è stato eletto per acclamazione presidente della stessa Assemblea, organo deliberativo e forza trainante del CdE. Dal 2007 vicepresidente Apce, Mignon succede al turco Mevlüt Çavusoglu, diventando così il 26° presidente dal 1949 e il primo francese a ricoprire questa carica dopo 23 anni. “Nello svolgimento delle mie nuove funzioni – ha detto nel suo discorso di insediamento -, intendo assicurare il mio impegno affinché lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e la promozione della democrazia non restino parole vane, ma continuino a progredire anche oltre le nostre frontiere, in particolare associando ai nostri sforzi i Paesi ‘vicini’ dell’Europa che stanno proseguendo sul cammino della democrazia”. Un’Europa concreta e umana. In stretta cooperazione con il Comitato dei ministri e con il segretario generale Thorbjørn Jagland, Mignon si propone di fare tornare l’organismo di Strasburgo al centro della scena europea e internazionale e vuole a tal fine rendere l’Apce “ancora più reattiva” affinché “l’Europa dei diritti umani diventi una realtà ineludibile”. “Da troppo tempo – aggiunge -, la nostra organizzazione è rimasta sulla difensiva, in particolare di fronte all’Unione europea e ha rischiato di diventare ‘la bella dimenticata’ delle sponde dell’Ill (l’affluente del Reno che attraversa Strasburgo, ndr), un’organizzazione appartenente al passato”. Secondo il neopresidente, “dopo i gloriosi anni novanta”, in cui l’Organizzazione ha accolto gli Stati dell’Europa centro-orientale, ci aspetta una nuova missione”: riavvicinare il CdE all’Unione europea, “per riconciliare i cittadini con la loro Europa, un’Europa concreta e umana, presente nella loro vita quotidiana tramite il rispetto dei loro diritti fondamentali: sicurezza, libertà di circolazione, dignità, rispetto dei diritti dell’opposizione”.Soluzione dei conflitti e diritti della donna. Il neopresidente esprime inoltre l’auspicio che “l’Europa dei diritti umani diventi una realtà ineludibile”, l’intenzione di risolverne i conflitti “congelati” e di impegnarsi a favore della donna. “Anche in seno all’Europa – conclude – esiste il rischio di aborto selettivo; la violenza nei confronti delle donne è ancora una realtà inquietante e l’uguaglianza lavorativa tra i sessi resta un obiettivo tuttora da raggiungere”. Nato nel 1950 a Corbeil-Essonnes, Essonne, uomo politico ed ex imprenditore, Mignon è deputato presso l’Assemblea nazionale francese della prima circoscrizione di Seine-et-Marne dal 1988, e sindaco di Dammarie-lès-Lys dal 1983. Ha una lunga esperienza internazionale in seno all’Apce e all’Unione dell’Europa occidentale. È stato vicepresidente Apce dal 2007.Tutelare la libertà d’espressione. “Alla fine si può sempre dire che non abbiamo fatto abbastanza, ma vi posso assicurare che ho fatto del mio meglio durante la mia presidenza per rafforzare l’Assemblea parlamentare e il suo ruolo istituzionale”, afferma, sempre il 23 gennaio, Mevlut Cavusogli nella sua ultima conferenza stampa in qualità di presidente Apce. Con uno sguardo al proprio Paese Cavusogli ricorda le “molte pressioni” ricevute per modificare l’art. 301 del Codice penale turco che prevede severe condanne per chi osa arrecare “vilipendio all’identità nazionale turca”, in particolare parlando del cosiddetto “genocidio armeno”. L’ex presidente Apce spiega la scelta di “non avere voluto fare alcuna dichiarazione al riguardo” durante il proprio mandato, ma ora, conclude, “devo parlarne perché ritengo che non possiamo accettare che in alcuno Stato del Consiglio d’Europa venga penalizzata la libertà di espressione”. Rischio di populismo e nazionalismi. Nel suo discorso sullo stato dell’organismo di Strasburgo, il segretario generale Thorbjørn Jagland elenca i principali risultati ottenuti nel 2011 e le sfide che attendono l’Organizzazione nel 2012 e nel futuro. “Grazie alle riforme”, dichiara, il CdE “è divenuto più flessibile” e “il suo intervento, basato su strumenti giuridici e non politicizzati, rappresenta l’unica strada percorribile per permettere agli Stati membri di progredire”. Tuttavia, avverte, “in molte parti d’Europa il rispetto delle norme e dei valori democratici è seriamente minacciato”, in particolare “dai nuovi poteri economici”, dalle “crescenti tendenze populiste” e dai rischi di “rinazionalizzazione delle politiche europee”. In merito all’Ungheria, Jagland informa che il ministro degli Esteri Janos Martonyi ha risposto positivamente alla sua proposta di dialogo con il Consiglio d’Europa, ricordando lo stretto partenariato con l’Ue. Avviata la cooperazione bilaterale con Marocco e Tunisia, sono iniziate le consultazioni con la Giordania. Secondo Jagland le capacità e gli strumenti del CdE possono contribuire a “costruire la fiducia tra Israele e Palestina”.