GIORNO DELLA MEMORIA

Mi chiamo Ceija Stojka

La testimonianza che una donna Rom sfuggita allo sterminio raccontò al Papa

Il 27 gennaio, come ogni anno, si celebra il Giorno della memoria. È la memoria dello sterminio degli ebrei e di un popolo, di una minoranza, i Rom, voluto da un regime razzista e persecutorio. È la memoria di una guerra che è stata accompagnata anche dalla volontà di uno sterminio di popoli "differenti". È la memoria di come l’irrazionalità unita all’odio genera mostri. È un Giorno per non dimenticare ma anche per educare. Educare a non considerare le persone come semplici numeri, come ha richiamato, domenica 15 gennaio, Benedetto XVI all’Angelus per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2012. Educare al rispetto delle persone e famiglie con culture e religioni differenti; educare al rispetto anche di minoranze. In occasione del Giorno della memoria 2012, la Fondazione Migrantes ripropone la testimonianza di Ceija Stojka – una donna Rom austriaca scampata allo sterminio nazista dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e Bergen-Belsen – pronunciata davanti al Santo Padre in occasione dell’udienza straordinaria riservata a oltre 2.000 Rom, l’11 giugno 2011:

"Mi chiamo Ceija Stojka.
Quando sono nata in Austria la mia famiglia contava più di 200 persone. Solo sei di noi sono sopravissuti alla guerra e allo sterminio. Quando avevo 9 anni fui deportata con la mia famiglia prima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück e a Bergen-Belsen.
Ero bambina e dovevo vedere morire altri bambini, anziani, donne, uomini; e vivevo fra i morti e i quasi morti nei campi. E mi chiedevo: perché? Che cosa abbiamo fatto di male? Sento gli strilli delle SS, vedo le donne bionde, le ‘Aufseherinnen’ (guardie-sorveglianti) con i loro cani grandi che ci calpestavano, sento ancora l’odore dei corpi bruciati.
Come posso vivere con questi ricordi?! Come posso dimenticare quello che abbiamo vissuto?!
Non è possibile dimenticarlo! E l’Europa non deve dimenticarlo!
Oggi Auschwitz e i campi di concentramento si sono addormentati, e non si dovranno mai più svegliare. Ho paura, però, che Auschwitz stia solo dormendo.
Per dire la verità: non vedo un futuro per i Rom. L’antigitanismo e le minacce in Ungheria, ma anche in Italia e in tanti altri posti mi preoccupano molto e mi rendono triste triste!
Ma vorrei dire che i Rom sono i fiori in questo mondo grigio. Hanno bisogno di spazio e di aria per respirare.
Se il mondo non cambia adesso, se il mondo non apre porte e finestre, se non costruisce la pace – la pace vera! – affinché i miei pronipoti (il quarto nascerà fra alcuni mesi) abbiano una chance a vivere in questo mondo, allora non so spiegarmi il perché sono sopravissuta ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Ravensbrück.
Oggi vedo qui riuniti tante sorelle e fratelli Rom e Sinti da tutta Europa insieme al Papa: questa è un’immagine di gioia e di speranza per il futuro!".