EDITORIALE

Un mercato unico digitale

L’Unione europea e i cambiamenti tecnologici

La celebre scrittrice e femminista Virginia Woolf era convinta che, nel “dicembre 1910 o attorno a tale data, il carattere umano sarebbe cambiato” e che i modi di pensare e sentire, di ragionare e di amare si sarebbero profondamente trasformati in seguito al movimento culturale ed artistico della fine del diciannovesimo secolo. E se avesse sbagliato secolo, o piuttosto, se la trasformazione del carattere umano, avviata nel 1910, non si fosse compiuta fino ad oggi? È difficile risolvere la questione, ma è possibile che sia effettivamente in corso nella nostra epoca un cambiamento delle mentalità collettive più vaste. È spinto da Internet, che si è insediato con una rapidità mirabolante nel nostro quotidiano. Nel 2002, il 39% delle famiglie dell’Unione europea era connesso al web. Alla fine del 2011, erano i tre quarti. La diffusione della connessione veloce, che ha consentito una vera e propria interattività, è ancora più impressionante. Oggigiorno, il 68% delle famiglie europee dispone di una connessione veloce contro il solo 15% del 2004. Questa base tecnologica ha consentito l’evoluzione dei social network basati su Internet. Creato appena nel 2006, Facebook conta oggi oltre 800 milioni di utenti! L’avvento del cosiddetto Web 2.0 ha indiscutibilmente lasciato un segno indelebile sul secondo millennio. Sta trasformando le nostre modalità di comunicazione e di scambio, il nostro modo di pensare.Il cambiamento tecnologico invita alla riflessione ed esige degli adattamenti. Solleva varie questioni. Da un punto di vista tecnologico, il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, pubblicato martedì 24 gennaio, è una magnifica meditazione sull’equilibrio che deve essere ritrovato tra silenzio e parola nell’era dei motori di ricerca e dei social network. Da un punto di vista più pratico e pastorale, le XVI Giornate di studio salesiane organizzate per il 26 e 27 gennaio ad Annecy dalla Federazione francese della stampa cattolica hanno valutato la sfida numerica sulla stampa e sui media cristiani.Da un punto di vista politico e giuridico, la Commissione europea ha pubblicato questa settimana la propria proposta di riforma della legislazione europea sulla protezione dei dati. La commissaria europea Viviane Reding ha presentato lo schema generale della riforma il 22 gennaio a Monaco. Una normativa direttamente applicabile a livello degli Stati membri, oltre che una direttiva da trasporre nelle leggi nazionali, dovrebbe permettere di rafforzare le opportunità per il mondo economico in questo settore, pur garantendo un elevato livello di protezione dei dati per gli utenti. Creando un vero e proprio mercato unico digitale, semplificando il quadro regolatore con uno sportello unico e stabilendo regole chiare per il trasferimento internazionale dei dati, la Commissione spera di far risparmiare 2.3 miliardi di euro all’anno alle imprese europee.Ricordiamo, tuttavia, che l’articolo 8 della Carta europea dei diritti fondamentali riconosce a ogni persona il diritto fondamentale alla protezione dei propri dati personali, ma il 70% delle persone intervistate durante una recente indagine di Eurobarometro ha apertamente dichiarato di avere paura del modo in cui le imprese si servono dei loro dati privati. Il 74% dei cittadini chiede di poter dare una specifica autorizzazione prima della raccolta e del trattamento dei dati. Per questo motivo, l’organo esecutivo dell’Unione europea propone che le informazioni fornite ai consumatori sulla raccolta e il trattamento dei dati sia più chiara e trasparente e che sia data una specifica autorizzazione. Esso propone infine un migliore accesso degli utenti ai propri dati, sia per la cessione ad altri fornitori, che per la cancellazione. Pensando in particolare ai nostri giovani nel dar loro il controllo sulla loro identità online, si creerà, secondo la commissaria Reding, un diritto all’oblio informatico, pur affermando che non potrà trattarsi di un diritto assoluto. Non si deve dunque mettere in discussione la libertà di espressione e di informazione, ma creare le condizioni per consentire alle persone di mantenere effettivamente una legittima riservatezza sulle proprie vite, al riparo dalla vista di tutti. “Secretum mihi meum – Il mio segreto è mio”, diceva già san Bernardo di Chiaravalle.