GIORNALISMO" "

Aprirsi a tutti i comunicatori

I giornalisti cattolici (Ucsi) di fronte ai nuovi media

Un nuovo statuto per meglio rispondere "alle esigenze dei tempi" e una riflessione sulla "credibilità dell’informazione in Italia". Sono gli ingredienti del Congresso nazionale dell’Ucsi, Unione cattolica stampa italiana (Caserta, 26-29 gennaio). I delegati, provenienti da 19 regioni, sono stati chiamati dapprima ad approvare, in una convocazione "straordinaria", alcune modifiche statutarie e del relativo regolamento; nel pomeriggio, invece, l’apertura ufficiale dell’assise.

Diventare punto di riferimento. "Con l’approvazione del nuovo statuto dell’Ucsi e dell’annesso regolamento si conclude un processo pluriennale di riflessione sulla missione dell’associazione", ha commentato il presidente nazionale uscente, Andrea Melodia. "Il nostro obiettivo – ha riflettuto – è quello di diventare punto di riferimento per le speranze più elevate di tutti coloro che lavorano nel campo della comunicazione, a cominciare dai giornalisti ma senza fermarsi a loro: migliorare la qualità, la responsabilità, la consapevolezza di essere al servizio dei lettori e dei consumatori. Questo richiedono l’evoluzione dei sistemi di comunicazione, la prorompente avanzata dei nuovi media, la situazione di crisi economica e valoriale nostro Paese". Tra le novità dello Statuto ampio dibattito è stato dedicato all’apertura dell’associazione verso quanti fanno informazione o comunicazione sebbene non siano giornalisti. "Rinnovarci, ringiovanirci, aprirci a tutti i ‘comunicatori’ interessati al nostro mondo e insieme fare rete" sono le parole d’ordine del presidente Ucsi. Sempre più numerosi, infatti, sono coloro – soprattutto giovani – che comunicano usando "vecchi" e "nuovi" media e, anche se non si possono definire a tutti gli effetti "giornalisti", meritano "attenzione e collaborazione, in una comune opera formativa". "Pensiamo ai nuovi media e a chi li realizza: questi – ha dichiarato Melodia – sono interessati dagli stessi problemi di qualità e di etica dei media tradizionali e un’associazione come la nostra non può ignorarli".

Recuperare testimonianza profetica. Il presidente uscente ha quindi riepilogato l’opera compiuta nell’ultimo triennio ricordando, tra l’altro, la "grande collaborazione e sintonia con la Fisc", la Federazione dei settimanali cattolici, i quali, ad avviso di Melodia, rappresentano un "tipico esempio di ‘servizio pubblico’ dell’informazione". "Recuperare la testimonianza profetica del comunicatore per dire le cose che tutti vedono, ma non sanno riconoscere" è invece l’invito rivolto da p. Francesco Occhetta, scrittore de "La Civiltà Cattolica" e consulente ecclesiastico nazionale dell’Ucsi. Il religioso ha richiamato il recente messaggio di Benedetto XVI per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – laddove il Papa ricorda che "è il silenzio che fa nascere la parola vera" – sottolineando che "ci sono comunicatori la cui parola è spirituale perché legata a un senso profondo della vita". "Denunciare, diventare responsabili, agire", ha aggiunto p. Occhetta, sono tre azioni legate alla figura di san Francesco di Sales che, però, rimangono "valide ancora oggi" e rappresentano un impegno per i giornalisti, chiamati a "recuperare l’intenzionalità del nostro agire e orientarla al bene comune".

Più responsabilità. A portare il saluto ufficiale dei giornalisti italiani ai delegati Ucsi, venerdì pomeriggio, il presidente nazionale del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (Odg), Enzo Iacopino. "Dovremmo vivere questo mestiere con un senso di responsabilità in più", ha affermato, non escludendo la possibilità – nel rispetto dell’etica e della deontologia – del ricorso all’"autocensura" quando questa non toglie nulla all’informazione, ma interviene su un’eccessiva spettacolarizzazione che va a scapito della dignità delle persone. "Abbiamo il dovere di un’informazione pacata e responsabile, ci ha ricordato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Aggiungo, rispettosa delle persone". Iacopino non ha risparmiato critiche a un certo modo di fare informazione "gridata", commentando il titolo di apertura de "Il Giornale" in edicola ("A noi Schettino, a voi Auschwitz"). A tal riguardo, il presidente dell’Ordine ha invitato i giornalisti ad "avere la capacità di porci delle domande, e non solo porle agli altri, magari a volte in ginocchio". Da qui la domanda, mostrando sull’ipad la copertina del quotidiano: "Davvero così noi guadagniamo in credibilità, nel rispetto delle persone?". La risposta è negativa: "Così noi disonoriamo il nostro mestiere". Un mestiere la cui credibilità, oggi, è fortemente a rischio e da recuperare. E su questo si sono sviluppati i lavori.

a cura di Francesco Rossi, inviato SIR a Caserta