INFORMAZIONE
Il card. Bagnasco oggi a Genova su responsabilità dei media e della società
"Il mondo dei mass media ha una grande e delicata responsabilità perché una nazione, un popolo, non lo si fa con l’economia o con la finanza ma con la cultura. Un popolo si riconosce come tale non in forza dell’economia, ma in forza di una concezione dell’uomo, della vita, della società, perché sono i valori che fanno la visione delle cose". Per contro, "la banalizzazione" da parte dei media "nell’approcciare i problemi, anche i più tragici, è veramente diseducativa e irrispettosa". Parole pronunciate questa mattina dall’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, nell’incontro che si è svolto presso la Curia di Genova in occasione della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione. "Non esiste informazione senza formazione – ha detto ancora il porporato – perché non può esistere un’informazione neutrale. Infatti, anche se il giornalista si mette in una posizione il più possibile neutra, ossia d’informare sugli accadimenti, sa benissimo che, mentre informa, partecipa a una formazione culturale e mentale".
La gente reagisce alla banalità. Il cardinale ha poi parlato di un modo "di approcciare i problemi, anche i più tragici, con una banalizzazione che è veramente diseducativa e irrispettosa". Per fortuna, "la gente, a un certo momento, si stufa e reagisce e non è vero che di fronte alla banalità la gente non reagisca più e acquisisca tutto quello che viene proposto e propinato". Per il porporato "è soltanto una giustificazione impropria il fatto di dire: ‘noi diamo alla gente quello che la gente chiede’" perché "la gente, a un certo momento, reagisce dentro di sé a quella cultura della banalità che poi diventa una forma di desocializzazione che corrompe il sentire". "La gente – ha aggiunto il card. Bagnasco non vuole essere corrotta interiormente perché ha già visto, e vede, dove portano i frutti di una corruzione interiore morale, spirituale intellettuale: non portano alla felicità ma al peggio". Da qui l’invito del porporato "non soltanto a elevare il gusto per la verità, ma anche a essere più educativi nel trattare le tragedie umane, qualunque esse siano". "Tutto quello che fa parte della storia, della vita di ieri e di oggi – ha detto il cardinale – deve essere certamente affrontato come informazione, questo è un diritto e un dovere, ma il modo deve essere il più possibile corretto e non banalizzante" perché un tale approccio "non aiuta". "La banalità va contro la natura, non corrisponde al sentire più profondo della natura dell’uomo che, al di là o meno della fede e della convinzione religiosa, è su livelli decisamente alti e superiori, è su un livello di nobiltà". "Laddove in una società si assiste a una discesa nel livello di comunicazione, magari per farsi leggere o ascoltare – ha precisato il cardinale – io credo che sia doveroso e moralmente giusto reagire perché la gente di fronte a proposte più alte e più nobili non è vero che è indifferente".
La società torni ad essere educante. Nel suo intervento il cardinale ha parlato anche di come la società debba tornare ad essere un’agenzia educativa. "È la società che deve diventare più educante, più educativa, altrimenti nascono mostri ideologici" come il nazionalismo e altri "ismi". "Se c’è un orizzonte educativo nella società, se ci sono società educanti nel loro insieme, non soltanto in alcune espressioni, credo ha aggiunto che certi ‘ismi’, qualunque essi siano, non possano avere spazio". Infatti, "una società educante educa innanzitutto alla ragione e la ragione rende ragionevole la persona in ordine ai valori autentici, alla verità delle cose, al rispetto, alla giustizia".
Congresso eucaristico 2016 a Genova: momento di grazia. Passando a parlare della realtà concreta di Genova, il porporato ha ricordato che i vescovi italiani hanno dedicato il decennio che stiamo vivendo alla sfida educativa. "Voi giornalisti – ha affermato – siete i protagonisti di un obiettivo pastorale e culturale, insieme ad altri come genitori, insegnanti e scuola. Per questo spero di poter programmare, nell’ambito del decennio corrente sulla sfida educativa, un anno rivolto a voi in cui fare alcune attività e incontri proprio con il mondo della comunicazione, con gli operatori della comunicazione sociale". Ha poi parlato del congresso eucaristico in programma a Genova nel 2016. Lo ha definito "un’occasione bella, un momento di grazia". Ha parlato di una Chiesa "che, riflettendo sull’Eucarestia, ritorna alle sue origini" e di un’opportunità "per tutta la città e tutta la società civile perché, se si confronta liberamente con il mistero eucaristico, a prescindere dalla fede, coglierà ancora una volta la bellezza di una vita che si fa dono".