UNIONE EUROPEA

Ci sarà una buona notizia?

Oggi a Bruxelles il Consiglio europeo

Esordienti e veterani, disponibili alle trattative e indisponibili (o quasi), volti mediatici e non. I protagonisti del Consiglio europeo che si svolge in queste ore nella capitale belga rappresentano gli Stati membri dell’Unione e le istituzioni comunitarie e sono portatori, ciascuno per la sua parte, di visioni e interessi non sempre coincidenti.
Il presidente del Consiglio Ue è il belga Herman Van Rompuy, ritenuto un "mediatore" che tende a operare soprattutto sul piano diplomatico. La Commissione è rappresentata dal portoghese José Manuel Barroso, il quale da un paio d’anni si batte per un’azione congiunta dei 27 (o almeno dell’Eurozona) per una maggiore disciplina di bilancio, la governance condivisa e nuove misure per la crescita (investimenti, ricerca, istruzione, riforma del mercato del lavoro…). Il Parlamento è tradizionalmente ammesso solo alla prima fase del summit e questa volta mette in campo il tedesco Martin Schulz, neo presidente, che appare al Consiglio per la prima volta. Per le istituzioni Ue sono presenti anche il presidente della Banca centrale, l’italiano Mario Draghi, e il segretario generale del Consiglio, il tedesco Uwe Corsepius.
I leader più attesi (e con il maggior "peso specifico" nelle trattative) sono però la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nikolas Sarkozy: entrambi sono orientati a rafforzare l’azione dell’Ue per arginare la crisi e rilanciare l’economia reale; ma mentre la Merkel insiste sul rigore dei conti statali, Sarkozy si fa paladino della Tobin tax (tassazione delle transazioni finanziarie). Entrambi devono rendere conto delle proprie scelte all’opinione pubblica dei rispettivi Paesi, dove si trovano in difficoltà. Sarkozy in particolare guarda alle imminenti elezioni presidenziali e l’intervista "a reti unificate" rilasciata il 29 gennaio sui temi economici non sembra aver riscosso il successo sperato.
Due voci particolarmente attese al vertice sono quelle dell’italiano Mario Monti e del britannico David Cameron. Il primo in pochi mesi di governo ha saputo catalizzare l’attenzione dell’Europa politica grazie alla propria levatura di economista e alle mosse decise per avviare il risanamento dei conti tricolori; il secondo si è opposto da subito (summit di dicembre) al nuovo "patto di bilancio", ma ora rischia di isolare ulteriormente la Gran Bretagna rispetto al continente.
Vari i leader che approdano al meeting proprio a causa delle instabilità economiche e politiche generate dalla crisi: ciò vale per il neo premier spagnolo Mariano Rajoy e per i colleghi di Portogallo, Irlanda e Grecia. Il capo del governo belga, Elio Di Rupo, è il volto di un Paese rimasto oltre un anno senza esecutivo, segnato da forti tensioni tra le comunità e le regioni che lo compongono, ovvero la parte francofona (di cui è espressione Di Rupo) e quella fiamminga.
Le donne attorno al tavolo dell’edificio Justus Lipsius sono solo quattro: oltre alla Merkel, la premier danese Helle Thorning-Schmidt (che è anche presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea), la presidente della Repubblica lituana Dalia Grybauskaite e la premier della Slovacchia Iveta Radicova.
Si sentirà particolarmente osservato il capo del governo ungherese Viktor Orban, dato che la Commissione Ue ha aperto contro il suo Paese tre procedure d’infrazione in relazione ad altrettante leggi ritenute lesive della democrazia e dei principi cardine su cui si basa l’integrazione comunitaria. E poi altri volti, altre convinzioni e ruoli: il lussemburghese Jean-Claude Juncker si presenta con la duplice veste di capo di governo e di presidente dell’Eurogruppo; il polacco Donald Tusk, convinto europeista, vuole negoziare la firma del suo Paese al "fiscal compact"; il premier croato, Zoran Milanovic, partecipa invece in qualità di osservatore, in vista dell’adesione di Zagabria all’Unione, fissata al 1° luglio 2013.
Come sempre il momento iniziale del summit prevede la "foto di famiglia", dove prevalgono sorrisi e pacche sulle spalle. Poi, quando le porte si chiudono, i volti si fanno pensosi e le voci gravi. Ancora una volta dall’inizio della crisi (2008) l’Ue cerca una soluzione convincente e comune: ma per gli esiti del vertice occorre avere ancora qualche ora di pazienza. E, se non dovessero giungere le decisioni attese, un altro summit "di sicurezza" è già fissato per l’1 e 2 marzo.