No a risposte banali

“Gesù nostro contemporaneo”: i giovani cercano parole e fatti di Vangelo

Giovani e Gesù: si parla sempre più spesso del rapporto tra Gesù e le nuove generazioni, tema reso attuale dai continui riferimenti di Benedetto XVI, contenuti nel suo Magistero. La questione sarà prossimamente dibattuta anche nel corso dell’evento internazionale "Gesù nostro contemporaneo" che si terrà dal 9 all’11 febbraio 2012 a Roma, per iniziativa del Comitato Cei per il progetto culturale. Il programma, infatti, prevede per venerdì 10 febbraio (ore 17) una "Conversazione" con Roberto Vecchioni, Armando Matteo, Alessandro D’Avenia, su "I giovani e Gesù". In vista di questo evento il SIR ha incontrato padre Michele Pischedda, assistente nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) che, nei giorni scorsi a Cesena, ha parlato su "Giovani e Dio: quale legame?".

Chi è Gesù per i giovani d’oggi?
"Generalmente per i giovani Gesù è qualcuno di particolarmente interessante, è una figura che li affascina, ma anche non sempre ben conosciuto, del quale si sa poco. Domina tra le nuove generazioni un approccio superficiale basato sul ‘sentito dire’, ma difficilmente si ha il coraggio di conoscerlo attraverso la lettura della Parola di Dio o la lettura dei Vangeli, o anche attraverso il dialogo con gli adulti o con i coetanei, persone con le quali potersi confrontare su quella che è l’esperienza straordinaria dell’incontro con il Signore. In generale il mondo giovanile oggi si trova ad essere in grande difficoltà nel rapporto con Dio. Un Dio che d’altro canto non è neanche sufficientemente annunciato attraverso una vita che testimoni il Vangelo. I giovani infatti non vogliono risposte banali. Vogliono che chi annuncia, chi testimonia con la propria vita sia coerente con quanto afferma e al limite anche con una dimensione di umiltà che può essere effettivamente un modo di vivere la fedeltà a Cristo e al Vangelo".

Cosa influenza il rapporto tra le giovani generazioni e Gesù?
"In questo ambito una grande responsabilità hanno i mezzi di comunicazione come internet o i social network. È innegabile che questo modello di comunicazione influenzi il modo di rapportarsi al vissuto religioso o al tema inerente il rapporto personale con Dio che ne esce così modificato. Il più delle volte i giovani vivono un’esperienza di immediatezza. Se nel 1600 Ugo Grozio sosteneva che si doveva vivere come se Dio non ci fosse, oggi si sperimenta un versante nuovo: l’indifferenza delle nuove generazioni nei suoi confronti. Non c’è più una negazione ma un tasso di indifferenza nei confronti di un Dio che effettivamente si fa fatica a riconoscere perché non si hanno più le coordinate per comprendere quello che ci dice. E se si perdono punti di riferimento importanti è più difficile interrogarsi sulla figura di Gesù".

Cosa significa "credere" per le nuove generazioni?
"Per la maggior parte dei giovani dire di essere credenti non significa ancora affidarsi al Dio di Gesù Cristo. Significa interrogarsi semmai. I più credono che esista qualcuno ma questo non è ancora fare il passo verso il Dio di Gesù Cristo. In Italia essere cattolico in molti casi rappresenta solo un dato anagrafico, come a dire ‘sono stato battezzato e, quindi, sono cattolico’. Ma così non basta".

Quanto i giovani sono consapevoli del dato storico di Cristo, del suo carattere di persona reale, o quanto lo associano solamente alla Chiesa?
"Questo dipende molto dal tipo di formazione che hanno ricevuto e anche dalle occasioni che hanno avuto. Non mancano oggi indagini serie sulla figura del Gesù storico. È anche vero che a volte i giovani non hanno neanche lo spazio per potersi documentare profondamente. Forse da questo punto di vista sono occasioni molto favorevoli e importanti quelle che vengono proposte loro dalla realtà che li circonda. Penso, per esempio, alle tante Chiese locali e al loro forte impegno attraverso incontri di catechesi. Ma non soltanto. Come non ricordare il grande sforzo compiuto dai pastori durante la Giornata mondiale della gioventù a Madrid. Come non pensare a quanto Benedetto XVI ha annunciato invitando i giovani veramente a vivere questo rapporto con Cristo perché possano crescere in quello che è un rapporto pieno ed essenziale. Lo stesso Pontefice ha dedicato ben due libri (‘Gesù di Nazaret’ e ‘Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla Risurrezione’) per presentare la figura di Gesù perché evidentemente sentiva questo argomento molto importante, anche per le nuove generazioni".

Cosa può trovare nella figura di Gesù un giovane d’oggi?
"Se ha l’umiltà di mettersi in rapporto con Lui, potrà chiaramente trovare la pienezza di vita e non certo la limitatezza e la pochezza. Troverà dunque quello che è il suo realizzarsi come persona perché Gesù non vuole altro che la nostra felicità e che il suo progetto d’amore su di noi possa realizzarsi. Per dirla con una battuta: con Lui tutto si guadagna e nulla si perde".

(02 febbraio 2012)