MOLISE

Un dialogo per lo Statuto

Proposta di legge per abrogarlo e coinvolgere il territorio per nuovo testo

Una proposta di legge tesa alla revoca della deliberazione legislativa n. 35 del 22 febbraio 2011 che approvava il nuovo Statuto della Regione Molise. È quanto proposto da una rappresentanza dell’appena insediata decima legislatura regionale. Come primo documento, quindi, maggioranza e opposizione si uniscono per tentare l’abrogazione dello Statuto.La storia. Lo scorso anno il Consiglio regionale del Molise ha approvato il nuovo Statuto regionale, ma subito c’è stata la proposta d’interpellare i cittadini, a mezzo referendum, per abrogarlo. Tra i punti meno apprezzati del testo l’aumento del numero dei consiglieri che avrebbe portato a un incremento della spesa politica regionale. Successivamente il Consiglio dei ministri, su proposta dell’allora ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale, Raffaele Fitto, e su conforme parere del ministero dell’Interno, del Dipartimento della funzione pubblica e del Dipartimento per le riforme istituzionali, ha impugnato lo Statuto della Regione Molise. A dicembre le elezioni per il rinnovo della Giunta del Molise e nei giorni scorsi la proposta di legge per abrogarlo.Un passo indietro. "Questa proposta di legge regionale ha del paradossale – afferma Umberto Berardo, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Trivento –, perché porta gli stessi consiglieri a bocciare un atto deliberativo, evidentemente approvato senza un’analisi preventiva e rigorosa di legittimità". Nonostante tutto, secondo Berardo, si potrebbe concordare con la proposta perché "prenderebbe due piccioni con una fava", eliminando contestualmente "il contenzioso di costituzionalità e il referendum, che costerebbe ai molisani oltre due milioni di euro", "ma tra le righe – aggiunge – si legge la volontà di ripresentare la legge sullo Statuto nella quasi sua integralità, minimizzando soprattutto le contestazioni dell’iniziativa referendaria che a noi sembrano basarsi su considerazioni molto più analitiche e articolate rispetto a quelle riduttive individuate dai consiglieri regionali che firmano la proposta di revoca".Da pensare insieme. La voce delle associazioni di categoria e dei cattolici si fa sentire, chiedendo di collaborare per scrivere uno Statuto che guardi al popolo. "Credo sia necessario – suggerisce Leo Leone, presidente della Fondazione Molise Comunità – istituire tavoli di confronto che portino i cittadini a discutere e confrontarsi con istituzioni e associazioni di categoria per radicare l’importante documento nel territorio. Abbiamo un ritardo impressionante rispetto alle altre Regioni d’Italia. A oggi Molise e Basilicata sono le uniche senza un documento recente". "È necessario – continua Berardo – istituire tavoli di confronto per non giungere a un atto legislativo fondamentale in maniera frettolosa. Già dal 2009, in documenti sistematicamente ignorati in sede di discussione e di deliberazioni, abbiamo consegnato le nostre proposte. Vanno tutte riconsiderate". Riprendersi il Molise. "Siamo chiamati a testimoniare il nostro essere cristiani anche nella vita politica". Ne è certo Carmine de Camillis, responsabile del Centro studi "Toniolo" della diocesi di Campobasso-Bojano, il quale aggiunge: "Da alcuni mesi abbiamo avviato un’importante iniziativa che porta il popolo di Dio a formarsi nella conoscenza della dottrina sociale della Chiesa. Persone di ogni responsabilità sociale e politica si riuniscono per riprendersi il ruolo che gli spetta in Molise. L’occasione delle ultime vicende legate allo Statuto regionale ci darà l’opportunità di un tavolo di discussione, il 24 febbraio, per poter porre le basi per un dialogo necessario in questa prossima stesura. Il gap che abbiamo rispetto alle altre Regioni d’Italia è grande e va colmato. Siamo una Regione piccola e dobbiamo funzionare, scrollandoci di dosso l’idea che il credo cristiano sia relegato in una sagrestia".L’urgenza del dialogo. "È nella cronaca di questi giorni – riprende Leone – la prolusione che il card. Bagnasco ha tenuto al Consiglio episcopale permanente, dove ha evidenziato che la politica e i partiti devono farsi carico di proposte e d’interlocuzioni che vadano oltre ‘la lotta guerreggiata sotto mentite spoglie, la denigrazione sistematica, le polemiche esasperanti e inconcludenti’. Quando tale stile immiserisce nella completa astensione dal dialogo con la cittadinanza e i gruppi sociali che si muovono nella linea valoriale della solidarietà e sussidiarietà, quest’urgenza diventa ancora più evidente".a cura di Giovanni Perilli(02 febbraio 2012)