RASSEGNA DELLE IDEE

Fermento di libertà

Cristianesimo in Europa: il card. Schönborn su ”Vita e Pensiero”

Sin dai primi secoli la fede cristiana è stata un elemento di rottura in Europa, e ne è divenuta al tempo stesso il fondamento. Il che si ripete ora nella società secolarizzata. Essa continua tuttavia a costituire un "fermento di libertà" rispetto alle mode e al "politicamente corretto", e una "radice" in grado di sostenere il futuro del continente. Questa, in sintesi, la convinzione che il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn esprime dalle colonne del numero 6/2011 di "Vita e pensiero", bimestrale di cultura dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano.Presenza straniera e fondamento dell’Europa. In un’Unione europea a 27, "cresciuta fino a essere una potenza globale capace di stare al passo con le maggiori potenze del mondo", e nella cui arena politica "si stanno rafforzando tendenze che mettono in discussione e osteggiano con forza le radici cristiane dell’Europa", secondo il card. Schönborn il cristianesimo è al tempo stesso "presenza straniera" e "fondamento" del continente. "Fondamento" perché costituisce una delle sue radici; "elemento estraneo" perché apparentemente "lontano" da "una società determinata dalla ragione". Eppure, avverte il porporato, di questa "estraneità" l’Europa ha bisogno: solo ritenendo "il cristianesimo, questo corpo estraneo, come parte della sua identità", il nostro continente potrà continuare a "svolgere il suo ruolo nell’ambito delle culture mondiali". E questo nonostante il rifiuto di riconoscere la tradizione cristiana come elemento di rilievo dell’identità europea nel preambolo della bozza di costituzione Ue. Dopo avere ripercorso la parabola storica del legame cristianesimo – Europa nel mondo antico, nel Medioevo e nella modernità, l’arcivescovo di Vienna osserva che oggi la posizione del cristianesimo nel continente "è paradossale" e "per molti versi sembra essere tornati indietro agli albori" della cristianità. Eppure, in un mondo come l’attuale, "religiosamente e culturalmente pluralistico" e "a maggioranza ‘pagano", dove "dominano l’astrologia, l’aborto, la superstizione e la bramosia", e "i cristiani praticanti sono in minoranza, il card. Schönborn definisce la situazione del cristianesimo in Europa "stimolante e piena di opportunità.Una doppia cittadinanza. Si tratta infatti di "un corpo estraneo, anche se per molti evoca un sentore familiare". L’Europa, sostiene l’arcivescovo di Vienna, "possiede un numero crescente e in costante aumento di persone che, dopo aver vissuto una vita totalmente secolarizzata, trovano la loro strada in una fede consapevole" e spesso descrivono "il loro viaggio come un ritorno a casa". Qui, precisa, "risiede la forza distintiva e inconfondibile del cristianesimo: esso conferisce una doppia cittadinanza, terrena e celeste". Secondo il presule, il cristianesimo invita infatti "a una fedele partecipazione all’interno della società, all’assunzione di responsabilità per la civitas terrena senza desiderare di rovesciarla per creare chissà quale società ideale". Un impegno "mite" che "si basa sulla presenza di una cittadinanza parallela nella civitas Dei". Di qui discende la "libertà" del cristiano, "libero rispetto allo Stato perché non è mai solo un cittadino dello Stato". Esempi di questa "libertà cristiana" nel nome della quale hanno sfidato i totalitarismi sono, tra gli altri, Dietrich Bonhoeffer e Franz Jägerstätter.Fermento di libertà. Proprio "il fermento di libertà" è dunque, secondo il card. Schönborn, "ciò che il cristianesimo può offrire all’Europa"; una libertà "dalle esigenze della corrente tradizionale, dal politicamente corretto" o dalla pressione delle mode. Una libertà che attinge "ad una fonte più profonda" e "inesauribile": la promessa di Cristo "Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo", che "spiega la potenza inesauribile di rigenerazione del cristianesimo. Così spesso dichiarato morto, esso sperimenta la resurrezione nella potenza di colui che è risorto". "Un corpo estraneo e anche una radice: questa è la stimolante posizione del cristianesimo nell’Europa secolarizzata", argomenta il presule austriaco secondo il quale l’atteggiamento spesso "critico" del continente verso il cristianesimo "è da ritenersi positivo".Sana inquietudine. "L’Europa – sostiene il cardinale – potrebbe avere bisogno della sana inquietudine della voce profetica della Parola, ma anche il cristianesimo ha bisogno che la voce dell’Europa ponga questioni critiche in risposta. È uno scambio che fa bene al cristianesimo. Lo sveglia, lo sfida. Mette in discussione la sua credibilità". E questo perché, rivela l’arcivescovo, "credo che nel profondo l’Europa aneli ad un cristianesimo autentico". "Nei nostri cuori – è la conclusione del card. Schönborn -, noi europei, ‘laici’ o credenti, sappiamo che le radici che sosterranno l’Europa nel futuro sono queste: un cristianesimo credibile, fedele a se stesso, per quanto singolare ed estraneo possa sembrare a volte ai nostri occhi".