I PICCOLI E LA FEDE
Il catechismo in una fraternità ecclesiale di cui è parte la famiglia
"Il tessuto umano e spirituale delle nostre comunità è ancora desideroso di ricevere proposte. Se i genitori ancora ci portano a catechismo ciò che è per loro più prezioso, vale a dire i figli piccoli, significa che è ancora diffusa la percezione che la Chiesa può offrire una proposta e una risposta di vita per le giovani generazioni". Lo ha detto oggi a Roma, chiudendo i lavori dell’incontro nazionale dei direttori degli Uffici catechistici diocesani, don Guido Benzi, responsabile dell’Ufficio catechistico nazionale. "Quello che stiamo vivendo costituisce uno straordinario kairos per la catechesi, perché la nostra attività ha proseguito quest’anno incrocerà il Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione, l’Anno della fede e i vent’anni del Catechismo della Chiesa cattolica, eventi che ci chiederanno di verificare come annunciamo oggi la Parola". Secondo don Valentino Bulgarelli, direttore dell’Ufficio catechistico di Bologna, "è giunta l’ora di rompere gli automatismi nell’iniziazione cristiana, puntando sullo sviluppo della persona non più solo in chiave ‘cognitiva’, ma come dinamiche esistenziali che mutano al mutare dell’età. La catechesi deve quindi progressivamente adattarsi a questi cambiamenti favorendo la dimensione identitaria piuttosto che la pura conoscenza religiosa".
Arte nuova tutta da imparare. "Siamo sollecitati a fare dell’iniziazione cristiana dei ragazzi un luogo e un tempo generativo dell’esperienza di fede, a renderla un’esperienza che aiuta a entrare nella dimensione misterica e mistica della vita cristiana". È quanto ha sottolineato suor Cettina Cacciato, docente di catechesi alla Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione "Auxilium", la quale ha proposto una relazione su "L’iniziazione cristiana delle nuove generazioni in Italia". La relatrice ha sottolineato che "l’iniziazione cristiana dei più piccoli deve poter rappresentare una forma di apprendistato alla vita in Cristo che valorizza la pluralità dei linguaggi della fede". Si è poi chiesta "come i nostri ragazzi imparano la fede? Ma anche: quando e dove imparano quelle attitudini umane su cui si fonda e si sviluppa la vita cristiana?". La risposta che ha offerto è che "per molti catechisti iniziare le nuove generazioni alla vita di fede è un’arte tutta da imparare", considerando ha aggiunto "che fanciulli e ragazzi sono formati anche da altre agenzie socializzanti e non cristiane, per cui diviene sempre più necessaria l’esistenza di un ambiente educativo che proponga una modalità bella, vera, più umana di vivere nell’oggi della storia".
Gli "anni magici". "Dopo la celebrazione del battesimo spesso la famiglia si trova sola nell’educazione religiosa del figlio", ha notato la psicologa delle religioni Franca Feliziani Kannheiser, che ha proposto una relazione su "La catechesi degli ‘anni magici’". "Molti genitori ha proseguito si sentono incompetenti e credono che educare alla fede esuli dalle loro possibilità". Per la psicologa, i genitori "pensano di dover cercare Dio per altri sentieri che non siano quelli battuti nella vita familiare di ogni giorno. Forse non vengono accompagnati o non si fanno accompagnare a cogliere che ‘in fondo Dio non è affatto lontano’ dai vissuti e dagli affetti che intessono la famiglia". Inoltre, ha aggiunto "che proprio le esperienze umane profonde che il bambino sta facendo per crescere sono quelle che lo aprono all’incontro con il Dio di Gesù Cristo, e pongono i presupposti antropologici per un suo cammino di fede". Ha anche notato che "i riti e i ritmi della famiglia offrono al bambino il primo alfabeto dei sacramenti", tra essi "il dare e il ricevere perdono, tessendo così la trama su cui fiorirà la realtà sacramentale offerta dalla Chiesa".
Quando l’iniziazione è conclusa. "L’iniziazione cristiana può dirsi conclusa quando è possibile constatare che il ragazzo o il giovane mostrano alcune particolari capacità acquisite": lo ha detto suor Anna Maria D’Angelo, direttrice dell’Ufficio catechistico della diocesi di Caserta, nella relazione su "Itinerario mistagogico per ragazzi". Le capacità indicate dalla religiosa sono lo "sviluppo dell’atteggiamento di ascolto della parola, superando l’egocentrismo percettivo e acquisendo consapevolezza del proprio orientamento di vita", la "decisione di appartenere alla fraternità ecclesiale, scoprendo il proprio ruolo ed essendo disponibile a cooperare", il desiderio di "collaborare alla trasformazione del mondo" e, infine, "lo sviluppo dell’interiorità e della spiritualità attraverso cui l’esperienza cristiana diventa soprattutto relazione personale con la Trinità". Secondo suor D’Angelo, nell’attività catechetica e formativa "il tema della appartenenza va posto come obiettivo prioritario" in quanto "rappresenta la condizione di ogni possibile ulteriore sviluppo nel cammino di fede". La religiosa ha parlato di "obiettivi che permettono l’interiorizzazione degli atteggiamenti necessari alla vita cristiana".