UNIONE EUROPEA

Un tornante della storia

Ricorrono oggi i 20 anni del Trattato di Maastricht

Vent’anni fa, il 7 febbraio 1992, i rappresentanti di dodici paesi europei firmavano a Maastricht il Trattato che da allora è associato al nome di questa città dei Paesi Bassi. La portata storica di questo Trattato, con cui si istituiva l’unione monetaria e si fissava una data irreversibile per l’introduzione di una moneta comune, è fuori discussione.
D’altronde, i tre trattati europei che ne sono seguiti e che sono associati alle città di Amsterdam, di Nizza e di Lisbona sono stati essenzialmente rivolti al problema di rendere le istituzioni europee compatibili con un’Unione che avrebbe dovuto accogliere nuovi membri dopo la caduta dei regimi comunisti in Europa Centrale e Orientale. Maastricht era dunque l’ultima grande avanzata materiale del progetto europeo, che è nato nel 1957 con il Trattato di Roma prefigurato dalla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio del 1951.
Il Trattato di Maastricht non può essere compreso senza conoscere gli avvenimenti del 1989 che portarono alla sua nascita. Nel momento in cui l’atto unico del 1987 prevedeva già il passaggio verso una vera e propria Unione europea, passi decisivi in questa direzione furono compiuti soltanto sotto la spinta immediata della caduta del muro di Berlino e la prospettiva di una Germania unificata: Il summit europeo di Strasburgo del 9 dicembre 1989 fissava l’obiettivo di una moneta comune e istituiva la conferenza intergovernativa destinata a preparare un nuovo trattato. Inoltre, l’apertura di una seconda conferenza intergovernativa dedicata alla creazione di un’unione politica fu decisa a Dublino il 25 giugno 1990, e tutte e due sono state ufficialmente aperte a Roma il 15 dicembre dello stesso anno. L’anno successivo, il Lussemburgo e i Paesi Bassi si sono succeduti alla presidenza delle due conferenze intergovernative. La negoziazione decisiva si è svolta infine nel corso del Consiglio Europeo del 9 e 10 dicembre 1991 a Maastricht, sotto l’impulso forte di Helmut Kohl e di François Mitterrand. L’essenza di questo nuovo Trattato, firmato appena due mesi dopo nello stesso luogo, è ben nota: nel preambolo si dichiarava l’istituzione di una cittadinanza europea. Il Trattato di Roma fu emendato con l’attuazione di una moneta unica entro il 1° gennaio 1999 e un protocollo sociale (entrambi senza la Gran Bretagna) e con il principio di un aumento del numero di tedeschi in seno al Parlamento Europeo in seguito alla riunificazione tedesca. Al posto di un’unione politica, si pose l’obiettivo di una politica estera e di sicurezza comune, con meccanismi tanto complessi quanto inefficaci. Divenivano tuttavia possibili, da quel momento in poi, delle azioni comuni nel settore della giustizia e degli affari interni e infine, su richiesta della Germania, che desiderava un’integrazione più spinta, fu prevista una nuova conferenza intergovernativa per il 1996.
La debolezza delle disposizioni in materia di politica estera, l’insistenza tedesca per regolamentare fin nei minimi dettagli le tappe verso la moneta unica e la politica monetaria senza curarsi di un’unione economica, la restrizione giuridica, infine, della redazione di un testo in emendamento del Trattato di Roma, hanno reso il testo eccessivamente complesso ed impopolare. La sua ratifica è stata più lunga del previsto e complicata. Tuttavia, malgrado queste carenze e il problema persistente della sua inintelligibilità, il Trattato di Maastricht ha rappresentato una svolta nella storia europea.
Con questa svolta, la costruzione dell’Europa è entrata pienamente nella coscienza dei cittadini e, detto en passant, anche in quella della Chiesa, che avrebbe rafforzato la propria presenza presso le istituzioni europee con la rapida espansione della Comece e – un po’ più tardi – con la creazione di una nunziatura apostolica riservata agli affari europei a Bruxelles.