ITALIA SOTTOZERO

Non è solo cattivo tempo

Un’occasione per rallentare un ritmo di vita frenetico

Neve, freddo, ghiaccio… è tornato l’inverno di una volta. E – sensibili come siamo alla meteorologia – non parliamo d’altro. D’altronde la nostra vita resta inevitabilmente segnata e condizionata da ciò che cade dal cielo e dal tempo che fa. I disagi non mancano. I rischi di farsi male, scivolando, sono dietro l’angolo. L’incognita del pericolo è evidente quando ci si mette in auto per strade con l’asfalto imbiancato. Le temperature siberiane non giovano certo alla salute e richiedono di imbacuccarsi alla grande. E chi è marginale può anche soffrirne pesantemente. Al mattino s’impongono levatacce per spalare la neve davanti al garage o per predisporre l’auto a partire. Ovviamente in questi frangenti torna un classico: la lamentela per lo sgombero. Si trovano sempre dei critici più o meno a ragione, più o meno incontentabili, più o meno intrisi di buon senso… che lanciano i loro strali nel momento dell’impasse. Adesso, più che ieri, si moltiplicano i ritardi colossali nei treni, con numerose (troppe?) cancellazioni… Una Caporetto ferroviaria di cui si dovrà dare conto. E poi le polemiche sulle scuole da chiudere o da tenere aperte, con gli alunni che stanno quasi tutti da una parte sola dell’opzione…
Ma – al di là dell’eccezionalità di questa situazione meteo – una considerazione terra terra andrebbe anche ripescata, quale sintomo di una saggezza antica e tuttora valida. In fondo le nevicate e le gelate ci dicono che non possiamo pretendere sempre il massimo dai ritmi di vita, sotto ogni avversità atmosferica, come se niente fosse. La civiltà contadina di decenni orsono era abituata a fermarsi quando il manto nevoso copriva tutto. Si sospendevano le solite attività. Ci si dedicava a soste umanizzanti, dialogando e lavoricchiando in stalla, nelle vijà, attorno alla stufa… Allora si andava a piedi e con la neve c’era sì un po’ di disagio ma non si badava al tempo da impiegare. Insomma, in caso di neve… non si facevano drammi, non si andava su tutte le furie, non si entrava in fibrillazione.
Oggi è diverso. Sembra che ogni cosa debba funzionare al pari che non fosse nevicato. Invece – compatibilmente con gli impegni di lavoro – si potrebbe cogliere l’occasione per rallentare, per andare a piedi nella misura del possibile, per evitare sortite superflue, per accorgersi di chi vive in casa, per avere pazienza, per fare uno stop… E, se poi salta qualche iniziativa, serata, incontro… causa neve… non c’è da affannarsi più di tanto. Ci sarà tempo per recuperare. E se non si rimedia, la vita procede ugualmente. Intanto – nel tempo che inaspettatamente si fa disponibile – ci si potrà guardare attorno, riprendendo appieno la connessione con il tasso di umanità proprio e altrui, senza essere condizionati da corse, tempistiche, scadenze, agende… Riassaporando alternative dimensioni dell’esistenza, che rilassano anche un po’. Pur lasciandosi andare – per sfizio liberatorio – alle battute innocue sul… caldo torrido d’estate che è molto più sopportabile del gelo siberiano in inverno…

(*) direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano)