GIOVANI E SOCIETÀ

Nelle loro mani

Presentata una ricerca Fidas-Censis sulla donazione del sangue

"Se non verranno fatti gli sforzi e gli investimenti necessari per incrementare le donazioni di sangue, entro il 2020 si andrà incontro ad una drastica riduzione nel numero di donazioni e delle unità di sangue raccolto, con gravi ripercussioni su tutto il Sistema sanitario nazionale. La riduzione dei giovani donatori è stimabile nel 4,5% e nel 2,9% la riduzione complessiva di donatori e unità di sangue raccolte". È quanto emerge dallo studio "La donazione del sangue alla luce dell’evoluzione demografica del Paese", avviato dalla Federazione italiana associazioni donatori di sangue (Fidas), in collaborazione con Censis. La ricerca statistica ha coinvolto 3.367 donatori volontari recatisi tra il 2010 e il 2011 nei centri collegati alle 69 associazioni Fidas, e ha messo in evidenzia il ruolo di primo piano dei giovani a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione. Oggi Fidas e Censis hanno presentato il volume con i dati raccolti.

Diminuiscono i donatori. L’Italia è un Paese che invecchia. Ma quali sono le conseguenze di questo andamento sulla donazione di sangue? Lo studio condotto da Fidas e Censis rivela come la popolazione dei donatori sia destinata a diminuire di circa il 3% nei prossimi decenni. La fascia d’età dalla quale proviene la maggioranza dei donatori, infatti, è rappresentata dalle persone di età compresa tra i 30 e i 55 anni, un corpo sociale destinato a ridursi in modo significativo entro il 2020. Secondo le proiezioni Censis questa fetta di popolazione dal 46,8% del 2009, si ridurrà fino a diventare il 37,7% del totale della popolazione. Allo stesso tempo gli over 55, oggi il 37,4% della popolazione, saranno il 48% nel 2030. Con l’aumentare dell’età, dell’aspettativa di vita e grazie ai progressi della medicina, il fabbisogno di sangue è destinato ad aumentare. Secondo Fidas, oggi quasi tre terapie trasfusionali su quattro vengono richieste per pazienti che hanno più di 75 anni. A fronte di questo, però, si assiste a un forte calo dei donatori tra i 18 e i 45 anni, col rischio di non poter permettere quel cambio generazionale necessario per mantenere l’autonomia nazionale nella gestione delle riserve di sangue. "Non fa notizia dire che il vecchietto ha bisogno di sangue giornalmente, eppure questa è la realtà e questo è il futuro", ha commentato Giuliano Gazzini, direttore del Centro nazionale sangue.

Risorsa giovani. Il futuro della donazione è dunque nelle mani dei giovani, una componente molto importante perché costituisce il 19,5% del totale dei donatori (nel 2009), ma soprattutto quella parte del tessuto sociale destinata a sostenere il sistema trasfusionale dei prossimi anni. Il numero dei donatori tra i 18 e i 28 anni, però, segna negli ultimi anni una diminuzione del 17%. Se l’andamento demografico attuale non subirà cambiamenti, secondo Fidas entro il 2020 i donatori giovani diminuiranno del 4,5%, il che significherà un calo del 2,9% dell’intera popolazione di donatori. Secondo la ricerca, la diminuzione graverà in maniera disomogenea sul Paese, colpendo maggiormente le Regioni del Sud; se il dato nazionale sui giovani si attesta al 4,5%, nel Mezzogiorno la cifra arriva al 17,1%. "I giovani – ha detto Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale Fidas -, troppo spesso sottovalutati dai mass media, sono la grande risorsa cui il sistema sangue può attingere e verso i giovani in particolar modo deve orientarsi l’azione di promozione e di coinvolgimento delle diverse associazioni dei donatori".

Volontari e ambiente sociale. Alla luce di questi dati, lo studio di Fidas e Censis ha voluto far emergere le motivazioni che spingono a diventare volontario, al fine di "individuare le strategie più efficaci per coinvolgere sempre più i giovani" alla donazione. "Dalla ricerca – ha riferito Carla Collicelli, vicedirettore generale Censis – emerge come per i giovani sia molto influente l’ambiente sociale". Il 40,8% di loro, infatti, dona perché c’è già un donatore in famiglia, il 39,5% perché ha amici donatori, e il 29,6% perché ha amici bisognosi di trasfusioni. Le interviste raccolte dal Censis hanno evidenziato le strategie per incentivare alla donazione i giovani, i quali propongono una maggiore "attività di sensibilizzazione e informazione nelle scuole" (il 55,3%), e "prevedere ulteriori incentivi alla donazione per gli studenti" (il 32%). Uno dei dati significativi emersi dallo studio riguarda la condizione sociale ed economica dei donatori: il 74% di essi risulta occupato, mentre disoccupati, pensionati e casalinghe rappresentano solo il 21% dei donatori. "Un dato inaspettato – ha commentato Collicelli – che mostra quanto la crisi economica, la disoccupazione, la mancanza di un tessuto sociale soddisfacente siano condizionanti anche nel caso della donazione di sangue".