CHIESA E ABUSI
Simposio internazionale e veglia penitenziale a Roma
Vescovi e superiori religiosi di tutto il mondo si sono dati appuntamento a Roma per dare una risposta "globale", concordata e incisiva al dramma degli abusi sessuali e sostenere l’impegno per la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. "Verso la guarigione e il rinnovamento" è il titolo del simposio internazionale che dal 6 al 9 febbraio, all’Università Gregoriana di Roma al quale hanno partecipato delegati provenienti da 110 Conferenze episcopali e superiori di 30 ordini religiosi. A dare l’indicazione di fondo alle sessioni di lavoro è stato papa Benedetto XVI: "La guarigione delle vittime deve essere la preoccupazione fondamentale per la comunità cristiana, e deve andare di pari passo ad un profondo rinnovamento della Chiesa ad ogni livello". I casi arrivati alla Santa Sede. A fare subito il punto della situazione è stato il card. William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Negli ultimi anni, il dicastero vaticano, anche "sotto la guida costante del card. Joseph Ratzinger", ha visto "un drammatico aumento" del numero di casi segnalati di reato di abusi sessuali su minori da parte di chierici, anche a causa della copertura mediatica che questi scandali hanno avuto in tutto il mondo. Nel corso dell’ultimo decennio sono arrivati all’attenzione della Congregazione vaticana oltre 4.000 casi di abusi sessuali su minori e questi casi "hanno rivelato, da un lato, l’inadeguatezza di una risposta esclusivamente canonica (o di diritto canonico) a questa tragedia e, dall’altra, la necessità di una risposta più complessa". Il cardinale ha poi voluto fare un chiarimento: c’è il massimo impegno da parte del Papa, della Santa Sede e delle Conferenze episcopali per "trovare i modi migliori per aiutare le vittime, proteggere i minori e formare i sacerdoti di oggi e di domani affinché siano consapevoli di questa piaga e venga eliminata dal sacerdozio". E il simposio di Roma ne è una dimostrazione.La sofferenza delle vittime. "Sanare una ferita al cuore della Chiesa e della società": su questo tema si sono alternati interventi e testimonianza: molto forti quelle di Marie Collins, vittima di abusi, e di Sheila Hollins, psichiatra e psicoterapeuta, la quale si è occupata del trauma per gli abusi sessuali e nel 2011 ha accompagnato il card. Cormac Murphy-O’Connor nella visita apostolica alla diocesi di Armagh in Irlanda per ascoltare le vittime di abusi sessuali da parte del clero e le loro famiglie, i parrocchiani, i preti, i religiosi. "Il non essere creduti o ancora peggio, essere incolpati per l’abuso ha chiarito Sheila Hollins – contribuisce moltissimo alla sofferenza causata dall’abuso sessuale, come la mancata ammissione della propria colpevolezza da parte di un autore di abusi o l’omissione da parte dei suoi superiori nell’intraprendere un’azione appropriata possano aggravare ulteriormente il danno". Marie Collins, irlandese, vittima di abusi sessuali da parte di un cappellano in ospedale all’età di 13 anni, oltre cinquant’anni fa, ha raccontato la sua esperienza: "Il fatto che colui che abusava di me fosse un prete, aumentò la grande confusione che avevo in testa". "Non faceva che aumentare il mio senso di colpa e la convinzione che quanto era avvenuto era colpa mia, non sua". Ai giornalisti la Collins ha confessato quanto non sia stato facile raccontare la sua esperienza ad un auditorium dove era riunita tutta la leadership mondiale della Chiesa. Ma ha anche aggiunto di esserne contenta e di nutrire la speranza che simposi simili possano aiutare al Chiesa ad un cambiamento radicale di rotta. La forza del perdono. "Noi che dovevamo portare la salvezza ai ‘piccoli’, siamo talvolta divenuti strumento del male contro di loro". Le parole pronunciate dal vescovo a nome di tutti i vescovi del mondo risuonano nella chiesa romana di Sant’Ignazio dove si è svolta una liturgia penitenziale presieduta dal card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi. È stato il momento culmine del simposio e a chiedere perdono in un clima di silenzio e oscurità sono stati un cardinale, un vescovo, un educatore, un superiore, un sacerdote, un religioso, un fedele. "Vescovi, superiori religiosi, educatori, cristiani tutti ha detto il card. Ouellet , sentiamo doloroso questo gesto di purificazione che coinvolge profondamente la Chiesa intera". "Come membri della Chiesa dobbiamo avere il coraggio di chiedere umilmente perdono a Dio e ai suoi ‘piccoli’ violati; dobbiamo essere vicini al loro cammino di sofferenza cercando, in tutti i modi possibili, di fasciare le loro ferite sull’esempio del Buon Samaritano. Il primo passo in questo cammino è di ascoltarli attentamente e di credere alle loro storie di sofferenza".