UNGHERIA
Parlamento Ue: dibattito e votazione di una risoluzione
L’attenzione del Parlamento europeo è di nuovo rivolta al “caso Ungheria”. Si può parlare di democrazia, libertà e giustizia in questo Paese, membro dell’Ue? Se lo sono chiesti lo scorso 9 febbraio, nel corso di un incontro pubblico, i deputati della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, i quali hanno incontrato Tibor Navracsics, vice primo ministro e ministro della pubblica amministrazione e della giustizia del governo ungherese, i rappresentanti dei media e quelli della società civile. Ma il tema è stato posto anche all’ordine del giorno della plenaria dell’Assemblea (13-16 febbraio), chiamata a votare una risoluzione sull’argomento. Posizioni differenti. Ad aprire il dibattito è stata Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, che ha dichiarato: “Continuo a nutrire gravi preoccupazioni circa la situazione attuale in Ungheria. E queste preoccupazioni si fondano su fatti, non su miti”. Inoltre, Kroes ha evidenziato l’esigenza di garantire il diritto alla libertà di espressione, non solo “perché è un diritto fondamentale”, ma anche “perché gli investitori privati e le istituzioni internazionali devono sapere che hanno pieno accesso alle analisi dei media indipendenti”. La Kroes ha quindi ricordato al vice premier Navracsics che la Commissione si aspetta due importanti iniziative da parte dell’Ungheria: in primo luogo, il Governo dovrebbe richiedere in modo esplicito e trasparente l’intervento del Consiglio d’Europa per un parere complessivo sulla conformità del diritto dei media riguardo ai valori fondamentali europei. In secondo luogo, “l’Ungheria dovrà accettare e attuare le raccomandazioni concrete che verranno formulate” dallo stesso Consiglio d’Europa. A tali sollecitazioni, Tibor Navracsics ha ribattuto che “il governo ungherese è fermamente impegnato a collaborare con le istituzioni comunitarie e inoltre siamo pienamente impegnati per la democrazia e il rispetto della giustizia”. Tuttavia, “il Consiglio d’Europa non può imporre nulla che vada contro la nostra Costituzione”. Dichiarazione che non è stata vista di buon occhio dalla Kroes che ha parlato di atteggiamento “incoerente”. Continuare il dialogo. Il direttore generale per la giustizia della Commissione europea, Françoise Le Bail, ha reso noto il lavoro svolto con le autorità ungheresi per risolvere i problemi che avevano indotto l’avvio di tre procedure di infrazione contro Budapest, in merito all’indipendenza dell’autorità nazionale di protezione dei dati, l’età di pensionamento dei giudici e l’indipendenza del potere giudiziario. “Non esiteremo ad adottare ulteriori misure a seconda delle risposte che riceveremo”, ha aggiunto la funzionaria Ue. Al riguardo Navracsics ha dichiarato: “Stiamo preparando la nostra risposta e siamo disposti a continuare il dialogo con la Commissione”. Infine sulla questione dell’indipendenza della banca centrale nazionale, l’Ungheria ha come data limite il 17 febbraio, entro la quale dovrà rispondere alla specifica procedura di infrazione avviata dalla Commissione. Articolo 7 del Trattato. Il dibattito si è poi acceso sull’evidenza, o meno, della violazione dei valori comuni dell’Unione da parte dell’Ungheria. “Chiediamo alla Commissione di indagare a fondo, ma non abbiamo ragione di credere che questa situazione potrebbe portare a un caso di violazione del diritto comunitario”, ha dichiarato Simon Busuttil, eurodeputato maltese del Partito popolare. A questa osservazione è però seguita quella di Renate Weber, esponente romena dei Liberaldemocratici, che ha invece sollevato l’esigenza di applicare l’articolo 7 del Trattato Ue “perché è nostro dovere proteggere i valori fondamentali” attorno ai quali ruota l’integrazione comunitaria. Opinione condivisa anche dall’austriaca Ulrike Lunacek, dei Verdi, che ha dichiarato: “L’articolo 7 servirebbe a valutare ciò che sta accadendo in Ungheria. La legge dei media, per esempio, fa parte di una preoccupazione più ampia, in quanto l’Ungheria si sta muovendo sempre più verso un regime autocratico”. Infine Anthea McIntyre, britannica del gruppo dei Conservatori, ha commentato: “Ogni democrazia ha il diritto di stabilire la propria costituzione”, aggiungendo che “ogni valutazione deve essere condotta con correttezza ed equilibrio”, chiedendo infine “di trattare l’Ungheria non come un nemico, ma piuttosto come un membro della nostra Unione”. Libertà dei media. Al riguardo ha preso la parola András Arato, presidente della radio ungherese Klubrádió, il quale ha raccontato le difficoltà nel rinnovare la sua licenza. Il rappresentante Osce per la libertà dei media, Dunja Mijatovic, ha espresso perplessità circa “l’indipendenza finanziaria ed editoriale dei media in Ungheria”. Emine Bozkurt, deputata olandese che aderisce al gruppo dei Socialisti e democratici, ha osservato che “il dibattito al Parlamento europeo con il primo ministro Orban”, svoltosi a gennaio”, è stato descritto dai media ungheresi come una vittoria per il premier e “non c’è stato spazio per altre interpretazioni”.