NAPOLI

La gente chiede altro

Politiche familiari efficaci non un ambiguo registro delle unioni civili

Il Comune di Napoli "ha detto sì" alle coppie di fatto: il registro delle unioni civili è stato approvato dal Consiglio comunale, lunedì 13 febbraio, e consentirà ai cittadini conviventi, anche dello stesso sesso, di avere diritti civili e di partecipare ai "bandi" pubblici. Dopo Torino e Milano, Napoli è la terza grande città italiana a prendere questa decisione. Grazie alla delibera approvata dal Consiglio comunale, potranno registrarsi coppie sia etero sia omosessuali conviventi da almeno un anno. Già a novembre era stato introdotto il "certificato anagrafico affettivo", che offre la possibilità di partecipare ai bandi popolari, dà il diritto di visita negli ospedali locali e rende attivi tanti piccoli diritti riservati alle coppie sposate. Se due persone conviventi desiderano farsi riconoscere come famiglia anagrafica basata sul vincolo affettivo occorre che compilino un modulo che verrà predisposto presso l’anagrafe comunale. Sempre a novembre si era aperta la discussione sul registro delle unioni civili.

Decisione inutile e inappropriata. "Ci sono tante cose importanti da fare in questo momento di crisi e non capisco proprio la necessità di prendere tale decisione adesso. Inoltre, come mostrano gli esempi di altre città, questi registri non sono utilizzati: nel registro di Bologna, attivo dal 1999, non c’è nessuno iscritto. Quello di Gubbio, con una sola coppia iscritta in dieci anni, è stato cancellato all’inizio del 2012". A parlare è Michele Tarallo, presidente del Forum delle associazioni familiari della Campania. "Purtroppo – evidenzia Tarallo – sono solo iniziative che hanno come obiettivo destabilizzare la famiglia. È assurdo voler mettere, in qualche modo, sullo stesso piano famiglie e unioni di fatto: è come acquistare un jeans contraffatto o, come ha detto il card. Crescenzio Sepe, a novembre scorso, le borse taroccate vendute dai cinesi". Sarebbe, invece, necessario, precisa il presidente campano del Forum famiglie, "adottare politiche familiari di sostegno a questo nucleo fondamentale della società. In famiglia si nasce, si cresce, si dà la vita, garantisce il ricambio generazionale: allora, perché si continua ad attaccarla così? Cosa vogliamo per il futuro? Che non si nasca più, non si viva più?". Malgrado gli insuccessi dei registri civili già esistenti "nuove città come Napoli li approvano: il mio timore – confessa Tarallo – è che si voglia cercare di imporre non solo una mentalità, ma anche di forzare la mano perché il Parlamento si pronuncia in modo favorevole. Certo, come Forum non staremo a guardare". Nei prossimi giorni, infatti, il Forum si riunirà per eleggere il nuovo direttivo e per decidere i passi da fare.

Operazione di facciata. "Grandissima amarezza" per l’approvazione del registro delle unioni civili esprime Oreste Ciampa, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) di Napoli. Il sindaco Luigi de Magistris, che ha sostenuto il provvedimento, ha dichiarato che "il registro avrà effetti concreti e non è solo un atto politico": "Non è vero – controbatte Ciampa -. Il registro non ha valore concreto, a dispetto di quello che sostiene il sindaco. È una buffonata, che tenta di intorbidire le acque e le coscienze dei cittadini di Napoli, che hanno ben altri problemi". Per il presidente dell’Ugci di Napoli, "il sindaco de Magistris sa benissimo che saranno pochissimi quelli che andranno a iscriversi al registro e che si tratta solo di un’operazione di facciata". Nella realtà, fa notare Ciampa, "quelli che vivono in convivenza hanno sempre la speranza che la loro unione si trasformi in matrimonio". Forse, osserva il giurista, "il Comune spera di riempire il registro in altro modo: farà bandi nei quali si riconosceranno le trascrizioni anagrafiche delle convivenze, che, però, non corrispondono alle coppie di fatto. Ad esempio, due amici, che studiano a Napoli all’Università, per dividere le spese fittano insieme un’abitazione. Per godere di un recapito di residenza in città, fanno un foglio di famiglia nel quale uno assume il ruolo di capofamiglia e l’altro di convivente. In questo caso, chiaramente, non c’è unione di fatto". Tuttavia, "si spera di riempire il registro così e anche di dare un risvolto di ordine giuridico-amministrativo: ma per fare ciò non serve aprire un registro, basta andare all’elenco anagrafico e vedere chi coabita". Secondo Ciampa, "la grande verità è che chiamano convivenza quella che è coabitazione. Purtroppo la mistificazione semantica è fortissima". D’altra parte, "pur sapendo che le unioni civili sono un argomento riservato alla legislazione nazionale" alcune lobby hanno spinto affinché "anche gli organi regionali prendessero delle posizioni, per convincere il Parlamento che tutti gli italiani desiderano andare in questa direzione. Ma questo è assolutamente falso". Anche per quanto riguarda il certificato anagrafico affettivo, precisa il giurista, "è una di quelle decisioni che tendono a colorare fatti irrilevanti sotto il profilo del diritto ai fini della burocrazia amministrativa, nella speranza di accreditarsi presso la gente". Per Napoli, però, serve ben altro.