CHIESA ED EUROPA (23)

La voce delle minoranze

Interviste con i vescovi della Comece: mons. Peter A.Moran (Scozia)

Con l’intervista a mons. Peter A.Moran, vescovo di Aberdeen (Scozia), si conclude la serie di SIR Europa dedicata alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea. (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76-77-78-79-82-83-84-85/2011 – 01-04-08/2012). Quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?”Penso che i cattolici scozzesi siano divisi nel loro punto di vista, proprio come tutti gli scozzesi, ma probabilmente i cattolici sono un po’ più favorevoli all’Unione europea del cittadino medio scozzese. Bisogna ricordarsi che gli scozzesi sono probabilmente meno ‘insulari’, ovvero meno chiusi nei confini delle proprie isole rispetto agli inglesi. Questo perché gli scozzesi hanno un desiderio istintivo di essere riconosciuti come distinti dagli inglesi anche se soltanto una minoranza di essi vuole l’indipendenza assoluta. I cattolici scozzesi hanno una ragione in più per avere simpatia per l’Unione europea: come cattolici sanno che già appartengono ad una comunità più ampia, la comunità della Chiesa. Tuttavia gli scozzesi e i cattolici scozzesi condividono il sospetto, leggermente irrazionale, che le decisioni vengano prese in Europa senza adeguata consultazione o rappresentanza. Negli ultimi giorni la questione di un referendum su una possibile indipendenza scozzese ha preso un posto di primo piano nei media. Alcuni scozzesi vorrebbero un Paese indipendente all’interno dell’Unione europea. Altri rispondono dicendo ‘Se sei infelice perché pensi di essere considerato come una parte inferiore del Regno Unito, saresti più felice se fossi una piccola parte dell’Unione europea?’. Vale la pena notare che, in termini di popolazione, la Scozia è molto più grande di diversi membri indipendenti dell’Unione europea”. L’opinione pubblica si fonda su un’informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia un’informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?”Direi senza esitazione che la maggior parte delle persone in Scozia hanno un’idea molto vaga di come le istituzioni europee funzionino. Per esempio, penso che la maggior parte dei miei concittadini non capisca come il Consiglio dei Ministri opera: non capiscono che, ad ogni incontro del Consiglio dei Ministri che si occupa di un aspetto specifico (per esempio l’agricoltura, i trasporti e così via), il ministro britannico competente sarà presente. Non sono sicuro di che cosa si intenda dire quando si chiede se l’informazione sulle chiese europee sia appropriata. Penso che pochissimo sia noto tra i nostri cattolici in Scozia sulla Chiesa cattolica nell’Unione europea. Per esempio, anche i sacerdoti sono sorpresi quando dico loro che la Francia ha 105 vescovi (la Scozia ha otto vescovi diocesani e quattro “emeriti”). Eccezioni a questa ignoranza sono il contatto con la Chiesa francese a causa dei pellegrinaggi che molti cattolici scozzesi fanno a Lourdes; i contatti, su scala più piccola, con il Portogallo, anche qui a causa dei pellegrinaggi a Fatima. E infine la conoscenza della Chiesa polacca perché, dal primo maggio 2004 un numero molto grande di cattolici polacchi sono venuti in Scozia, soprattutto nel Nord Est della Scozia dove ero vescovo fino a poco tempo fa”. Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?”A livello clericale – vescovi e sacerdoti – la Chiesa cattolica scozzese è rappresentata dal card. O’Brien (di St. Andrews e Edimburgo) agli incontri del Ccee, dall’arcivescovo Conti (di Glasgow) a varie Congregazioni e Consigli Pontifici, e da me stesso al Comece e ad altri incontri europei occasionalmente da altri colleghi. I nostri rappresentanti laici partecipano a incontri europei come i congressi di Giustizia e Pace. C’è stata una recente collaborazione tra il cardinale O’Brien e l’organizzazione europea Pax Christi sulla questione delle armi nucleari – qualcosa che riguarda la Scozia in particolare poiché il deterrente nucleare britannico si trova in acque scozzesi – una questione sulla quale i vescovi scozzesi hanno parlato con forza e apertamente per oltre venticinque anni. Il fatto poi che la Chiesa cattolica scozzese sia una minoranza nel nostro Paese, ma una minoranza che ha voce, che ha molto da dire e la cui opinione viene notata (e qualche volta approvata) dai media non religiosi, possiamo contribuire alla comprensione della Chiesa e della comunità in quei Paesi europei dove la Chiesa è in una posizione di minoranza”. Quale bilancio si sente di tirare riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?”Riguardo all’impegno della Comece, penso che la Chiesa europea lavori molto duramente e in modo efficiente per stimolare la discussione, esprimere quelle che sono spesso opinioni contrastanti, informare i membri eletti delle istituzioni europee e, soprattutto, informare l’Europa di quello che la Chiesa insegna e per cui si batte davvero”.