CHIESA ED EUROPA

Con i passi del Vangelo

I vescovi della Comece intervistati da SIR Europa

Che vuole fare la Chiesa, che vogliono fare i cattolici dell’Europa? Attorno a questa domanda girano le interviste di SIR Europa con i vescovi delegati dalle Conferenze episcopali nazionali alla Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea (scarica lo Speciale in *.pdf: clicca qui). A ciascun vescovo è stato chiesto di riassumere a livello personale opinioni, preoccupazioni e speranze nei confronti dell’Unione europea. Un vero e proprio viaggio da Cipro alla Lettonia, dalla Bulgaria al Portogallo da cui è uscito un affresco di situazioni e sensibilità diverse, segno della varietà dei popoli che compongono il continente europeo. "L’Europa – è il commento del direttore di SIR Europa, Paolo Bustaffa – ha bisogno di parole e di volti di Vangelo per vincere una stanchezza che rischia di portarla in ritardo agli appuntamenti con la storia: non sarebbe, questo, solo l’infrangersi di un sogno contro gli scogli dello scetticismo, dell’egoismo". Per i cattolici europei "sarebbe il venir meno a una responsabilità storica nei confronti del mondo, sarebbe un tradimento delle attese dei poveri e dei giovani".La ricchezza della diversità. "La Comece – sottolinea nell’introduzione Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Comece – segue il processo dell’integrazione europea da oltre trent’anni. Questo tempo dà la misura della sua esperienza nel campo dell’integrazione. Ma la Chiesa vive in Europa da duemila anni e questa è la vera misura della sua presenza e della sua testimonianza". Mons. Mazurkiewicz osserva come dalle interviste emerge una grande diversità di prospettive e punti di vista: esistono nel continente Paesi, dove la Chiesa cattolica è maggioritaria e dove è minoritaria. Paesi dove, dopo la caduta del comunismo, la Chiesa cattolica cresce con nuovo dinamismo e profili di Chiese abituate a vivere nel regime democratico. "A mio parere – commenta il segretario generale della Comece – è molto importante guardare questa diversità d’esperienze come la ricchezza specifica dell’unica Chiesa in Europa, ricchezza che è la stessa nelle singole Chiese dei Paesi membri. Questa Chiesa, con tutta la sua unità nella diversità, ora è partner nel dialogo con l’Ue che con l’articolo 17 di Trattato sul suo funzionamento esprime un certo riconoscimento al ruolo unico della Chiesa nella storia dell’Europa e – in particolare – nel processo di integrazione europea".Il contributo specifico della Chiesa. Ma qual è il "contributo specifico della fede cristiana alla costruzione dell’Europa del terzo millennio?". "L’apporto maggiore, specifico e maggiormente critico alla cultura e alla società – risponde mons. Adrian H. Van Luyn, presidente della Comece -, consiste nel rivelare i valori fondamentali della vita umana alla luce di quell’alleanza di amore che in Cristo Dio ha stabilito con gli uomini. Senza tale radicamento in Dio il principio della "human dignity" perde la sua forza inviolabile, come si è drammaticamente verificato sotto i sistemi totalitari del nazismo e del comunismo nel secolo passato, e come purtroppo anche nel nuovo secolo di continuo si manifesta in massicce violazioni di diritti umani e nelle inumane condizioni di vita di milioni di persone nei continenti poveri. Perciò il miglior servizio che i cristiani possano offrire ai loro contemporanei consiste nel proporre loro un mondo e un’etica con Dio". "Per portare questo suo contributo specifico – prosegue mons. Van Luyn -, la Chiesa non solo si fa presente in modo attivo nel dibattito pubblico a livello europeo ma promuove in quel dibattito un dialogo sincero con tutti". La forza del cristianesimo. "La storia e l’attualità dell’Europa sarebbero impensabili senza la forza determinante del cristianesimo – osserva il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco. "Noi introduciamo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa nella discussione politica. Lo dimostrano i numerosi contatti e colloqui con i principali rappresentanti della Ue. Le tematiche per le quali ci battiamo spaziano oggi dal rafforzato impegno per la salvaguardia della domenica come giornata festiva fino al sostegno dei popoli che nel bacino meridionale del Mediterraneo auspicano di diventare società liberali. Ma c’è ancora molta strada da fare e non possiamo diminuire il nostro impegno per l’Europa". Secondo mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliare di Varsavia e vice-presidente della Comece, "il lavoro della Chiesa compiuto nei confronti dell’Ue è importante e utile soprattutto nel momento della difficile crisi economica. Secondo la Chiesa cattolica le radici dell’attuale crisi sono di ordine morale e anche spirituale. Il relativismo morale cambia il senso di responsabilità personale, sociale e comunitario. La Chiesa tuttavia non solo aiuta i più bisognosi, ma difende anche da tendenze individualistiche la loro dignità e il bene comune. Per questo la Chiesa auspica una comunità europea di solidarietà e di responsabilità".