INFORMAZIONE
Il ”Libro bianco” della Federazione francese della stampa cattolica
Quale identità? Quali contenuti? Per quale pubblico? Quale immagine offrire? Come conciliare l’opinione pubblica e la fedeltà al messaggio evangelico? Come crescere? Quale utilizzo dei nuovi strumenti digitali? Queste le sette "sfide" che oggi interpellano la stampa cattolica francese e alle quali la Fédération francaise de la presse catholique (Ffpc) dedica un Libro bianco intitolato, appunto, "Les sept défis de la presse catholique". 130 pagine che sottolineano le caratteristiche della stampa cattolica nella società e nella Chiesa identificando i pericoli che la minacciano e definendoli "sette temi per il futuro". Nel volume con postfazione di Marc Gallo (Académie Francaise) – le riflessioni di grandi decani della professione e di ricercatori di oggi. La Ffpc (www.presse-catholique.org ) riunisce tutta la stampa cattolica francese a partire dal quotidiano nazionale "La Croix" e da settimanali nazionali come "Pèlerin" e "Famille Chrétienne", a periodici regionali, pubblicazioni parrocchiali o di associazioni movimenti: una stampa pluralista con 2 mila titoli per una distribuzione complessiva annuale di oltre 150 milioni di copie. Presentiamo alcuni "spunti" del volume.Identità. "L’identità della stampa cattolica deriva da un duplice approccio: professionale (la stampa) e teologico (la Chiesa)". Una "duplice" identità di cui non è possibile liberarsi. Questa stampa pertanto deve al tempo stesso "tenere conto delle esigenze professionali", scrutare "la verità", essere "attore di comunione umana", contribuire all’annuncio del Vangelo e "al servizio del dialogo tra Chiesa e mondo" e, infine, "servire la comunione interna della Chiesa cattolica".Contenuti. "Intimamente legata alla questione dell’identità cattolica" è quella dei contenuti. Riprendendo un’espressione del card. Roger Etchegaray, la stampa cattolica dovrebbe aiutare "a vedere giusto, vedere lontano, vedere ‘alto’". Contenuti comuni alla stampa "generale" ma accompagnati da un’analisi capace di svelarne la "verità profonda" e da una "riflessione" che aiuti ad "amare e servire il Vangelo con intelligenza".Quale pubblico? Come rinnovare un pubblico "non semplice" – da un sondaggio effettuato nel novembre 2010, il 44% dei francesi conosce l’esistenza della stampa cattolica, ma solo l’11% la legge regolarmente – pur mantenendo i lettori attuali? Parola d’ordine "fidelizzare e ampliare" sviluppando "un’offerta nuova che risponda a delle attese ancora non soddisfatte".Opinione pubblica. Una "doppia esigenza" nella ricerca della verità interpella il giornalista cattolico: l’equilibrio tra "convinzioni e valori della società" e "autorità del magistero della Chiesa". In altri termini "non si può mettere tutto sullo stesso piano", ma occorre "distinguere tra valori e verità essenziali" e "prese di posizioni suscettibili di cambiare secondo i contesti".Sviluppo. Precarietà, nuovi modelli economici, digitale, concentrazione dei media: interrogativi di fronte ai quali le risposte sono "complesse e incerte". Il giornale cattolico è "anzitutto un’impresa che deve ottenere un risultato", spesso è legato agli introiti pubblicitari ma è anche "una comunità di persone". Tra le indicazioni "proporre un ‘discorso completo’" e rafforzare "il legame con i lettori".Immagine. In un mondo mediatico dominato dall’immagine la stampa cattolica "deve avere l’esatta nozione del nuovo contesto e agire con metodo e senza complessi". Secondo il sondaggio già citato, il 56% dei francesi non la conosce, il 15% la definisce "dinamica"; il 29% "impegnata". Una fotografia "incerta" che secondo i curatori del Libri bianco ne fa tuttavia intravedere le "reali potenzialità di sviluppo d’immagine". Una nuova visibilità che parta dai suoi valori specifici: tra questi "un’innegabile professionalità", una "riconosciuta indipendenza editoriale", un "incontestabile senso di prossimità", un particolare "attenzione ai mutamenti del mondo".Digitale. "Formidabile choc culturale": così i curatori del volume definiscono la rivoluzione digitale sottolineando la tentazione di considerarla come "la maggiore sfida lanciata oggi alla stampa cattolica". Nonostante "il web sia nato come strumento al servizio del contenuto", oggi "è divenuto un medium globale che tende ad assorbire tutti gli altri" mentre ogni cittadino si sente, "se non giornalista, almeno emissario di informazione come hanno dimostrato le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto". Un quadro che "fa interrogare molti giornalisti sul proprio ruolo nella società". "È tutto un modello economico e culturale che deve essere ripensato", si legge nel Libro bianco che tuttavia mette in luce anche le opportunità di questo nuovo scenario che la Chiesa "deve accogliere positivamente". Anzitutto la possibilità di "far lavorare insieme molte persone, anche lontane geograficamente e con diversi punti di vista". Internet ha portato ad una "de-professionalizzazione dell’informazione". Di qui il ruolo del giornalista cristiano (ma non solo). "Essere un professionista irreprensibile: cercare la notizia, verificarla, collocarla nel contesto, renderla accessibile al suo lettore" smarcandosi in modo sempre più netto dagli "emissari di informazione istantanea".