AFRICA-EUROPA

Uno scambio unico” “

Vescovi africani ed europei a Roma per il Simposio sull’evangelizzazione

Come vescovi europei ed africani "vogliamo affrontare insieme la sfida della nuova evangelizzazione, vivendo la fratellanza nella missione in modo più intenso". Lo ha detto il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), intervenendo il 15 febbraio a Roma alla conferenza stampa, nella sede della Radio Vaticana, che ha fatto il punto sul simposio organizzato insieme al Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar), in corso dal 13 al 17 febbraio all’ateneo Regina Apostolorum, sul tema "L’evangelizzazione oggi: comunione e collaborazione pastorale tra l’Africa e l’Europa. L’uomo e Dio: la missione della Chiesa di annunciare la presenza e l’amore di Dio". Una settantina di vescovi e altri delegati presenti, che il 16 febbraio hanno incontrato il Papa. Al termine del simposio sarà stilato un messaggio finale. L’incontro, tranne la seduta inaugurale, si è svolto a porte chiuse.” “Tante sfide comuni. "Abbiamo scoperto tante preoccupazioni comuni – ha detto il card. Erdő – ma ci impegniamo a collaborare nel campo della pastorale, della sanità, dell’educazione, nei problemi sociali". L’Europa, ha concluso, "può ricevere dall’Africa una grande umanità nei rapporti". ” “Immigrati porteranno "fede giovane". "Gli immigrati africani potranno aiutare l’Europa a trovare nuova gioventù e freschezza nella fede": ne è convinto il card. Théodore Sarr, arcivescovo di Dakar e primo vice-presidente del Secam. Il card. Sarr ha ripercorso il cammino che dal 2004 ha portato i vescovi dei due continenti ad incontrarsi più volte per discutere di temi diversi, dalla schiavitù alle migrazioni, dalla missio ad gentes alla nuova evangelizzazione. In futuro, ha precisato il card. Sarr, gli scambi tra vescovi riguarderanno sempre più temi come "l’educazione, la lotta alla povertà, la sanità, la formazione dei quadri dirigenti, il dialogo tra le religioni, il commercio di armi, la tratta, il debito estero e lo sfruttamento da parte delle compagnie minerarie". Rispondendo ad una domanda su come la Chiesa africana guarda al fenomeno della cosiddetta "primavera araba", il card. Sarr ha detto di seguire "con molta attenzione ciò che succede nei Paesi arabi, sperando che la situazione migliori sempre di più" e ci sia, in tutto il mondo musulmano, "una presa di coscienza del pluralismo religioso".” “Un cambiamento di mentalità. In questi ultimi anni "si è verificato un cambiamento di mentalità: non è più come in passato, quando l’Europa era considerata il centro e l’Africa era solo periferia. Oggi la nuova situazione permette di interagire e influenzarsi a vicenda per costruire insieme il futuro". È il parere di mons. Buti Joseph Tihagale, arcivescovo di Johannesburg (Sudafrica). "Abbiamo bisogno di completarci e lavorare insieme per questa Chiesa. Da questo nuovo partenariato – ha sottolineato – sarà facile impostare un discorso comune per la difesa dei diritti". Anche mons. Henryk Hoser, arcivescovo di Varsavia-Praga ha detto di aver vissuto "uno scambio comunitario unico". "Abbiamo sviluppato una ottima sinergia d’azione – ha precisato –. Ci rendiamo conto delle nostre responsabilità per il futuro e del fatto che la globalizzazione è uno strumento da usare con molta intelligenza per l’evangelizzazione dell”uomo nuovo’".” “Il sangue dei martiri. Ricordando ai presuli riuniti in sessione plenaria il ruolo dei "promotori del Vangelo" svolto da testimoni di fede e da santi, il presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep), mons. Jozef Michalik, ha fatto riferimento alle persecuzioni dei cristiani in Africa. Assicurando le preghiere di sostegno per "i fratelli in Sudan, Nigeria, Egitto, Etiopia e altri Paesi" ha espresso la ferma convinzione che "anche questa volta il sangue dei martiri perseguitati potrà essere il seme del Vangelo". "Le sofferenze e le esperienze dei popoli africani ci insegnano l’umiltà e il riconoscimento del torto inflitto. L’Europa non sempre è stata per l’Africa una sorella benevola e pronta al sacrificio. Abbiamo bisogno del perdono e di un modo nuovo di guardare insieme il futuro della Chiesa, Madre di tutti noi", ha concluso.