ECONOMIA

Un sussulto etico

Ripartire dal principio di responsabilità per uscire dalla crisi

La crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha stimolato un crescente dibattito sul rapporto tra economia ed etica. Una questione sollevata a più riprese da papa Benedetto XVI, ma anche da diversi intellettuali ed economisti, laici e cattolici, che vedono proprio nella mancanza di etica la radice profonda della crisi del sistema finanziario. "Pur evidenziando il problema, questo dibattito non ha portato a un vero cambiamento con il rischio che quanto avvenuto in questi ultimi anni si ripeta a distanze non lontane. Per questo si deve fare qualcosa e presto". A parlare al SIR è Luigi Campiglio, economista dell’Università Cattolica di Milano, che oggi è intervenuto all’apertura del primo ciclo di seminari sul tema "Economia ed etica" organizzati nella sede milanese dell’Ateneo del Sacro Cuore. Una serie di quattro appuntamenti che proseguiranno fino ad aprile. Al primo incontro, sul tema "Illegalità e criminalità economica organizzata", sono intervenuti oltre a Campiglio, altri tre docenti dell’ateneo: Raul Caruso, Pippo Ranci e Gilberto Turati.

Risposte ancora insufficienti. "Questi appuntamenti – spiega Pippo Ranci, docente di etica della finanza e organizzatore degli incontri – sono nati da un’esigenza di diversi docenti e ricercatori della Cattolica che condividono la necessità di riflettere su un aspetto centrale della crisi che stiamo vivendo. Un dibattito che si è sviluppato già da alcuni anni negli Stati Uniti, primo Paese al centro della crisi, ma senza riuscire a provocare reali cambiamenti. Qualche intervento legislativo c’è stato ma, tuttavia, sono misure ancora insufficienti". Una situazione che, secondo il docente, rispecchia la realtà europea: "La scelta dell’Ue di creare un’autorità bancaria europea (entrata in vigore il 1° gennaio 2011, ndr) va nella direzione di restituire senso di responsabilità alla banche, anche se non abbiamo ancora potuto valutare la sua efficacia".

Ripartire dalla responsabilità individuale. Il tema della responsabilità diventa, dunque, l’aspetto centrale per provare a capire le radici della crisi. "Per riportare l’etica nell’economia – afferma Campiglio – dobbiamo ripartire dal principio di responsabilità. La negazione di questo principio, negli ultimi quindici anni, ha fatto sì che in molti casi i banchieri o i manager responsabili di grandi fallimenti non abbiano pagato, continuando a percepire cifre enormi. Il problema non è prendere decisioni sbagliate, quello può capitare, ma la responsabilità individuale non può essere annullata. Riportare l’etica negli affari significa, allora, ritornare a valori come la correttezza, l’onestà intellettuale, la disciplina morale dei comportamenti. In questo senso il pronunciamento della Chiesa, che pur c’è stato, dovrebbe essere ancora più forte e incisivo".

Piccoli segni di cambiamento. Se il cambiamento fatica a investire le norme del sistema economico finanziario, anche a causa "del lavoro di fortissimi gruppi di pressione", qualcosa si sta, invece, muovendo negli strati più bassi della società. Elementi di discontinuità che aprono la strada a nuove prospettive. "Una maggior consapevolezza dell’opinione pubblica c’è – osserva Campiglio – sia a livello di scelte individuali sia di responsabilità d’impresa. Ci sono banche che hanno creato fondi d’investimento che evitano d’investire in determinati settori come quello delle armi o in pratiche fortemente speculative. L’obiettivo deve essere quello di riportare la finanza a essere un mezzo a disposizione delle imprese produttive e non un fine in sé".

Un cambio di prospettiva. A crescere è anche l’attenzione rivolta all’etica nei corsi di economia. Da circa cinque anni nella facoltà di scienza delle finanze dell’Università Cattolica si tiene un corso di "Etica della finanza". "Da parte del mondo accademico e degli studenti – afferma Ranci, docente del corso – c’è un interesse crescente su queste tematiche come dimostra la scelta di organizzare gli incontri. L’abbiamo chiamato primo ciclo proprio perché lo consideriamo un inizio. Il nostro obiettivo è quello di avviare un lavoro più sistematico che possa crescere nel tempo". All’incontro di oggi dedicato alla criminalità organizzata seguiranno un incontro sul "finanziamento del non profit" (5 marzo), sulla "disuguaglianza dei redditi" (26 marzo) e sugli "aspetti etici alla radice della crisi finanziaria" (16 aprile). "Il tema dell’etica nell’economica – conclude Campiglio – rappresenta un tema di frontiera, comune a economisti di diversa estrazione culturale, ma è un dibattito da cui come Università Cattolica non possiamo esimerci. Sarebbe, però, sbagliato pensare di risolvere tutto semplicemente inserendo dei corsi di etica nelle Facoltà economiche. Non è una questione di mettere un corso in più ma di guardare all’economia in modo diverso. Noi vogliamo essere terreno fertile per questo cambio di prospettiva".