EUGENIO TISSERANT
A 40 anni dalla morte del cardinale che consacrò vescovo Paolo VI
Sarà ricordato sabato 25 febbraio nella "sua" diocesi di Porto-Santa Rufina di cui fu vescovo suburbicario per venti anni, dal 1946 al 1966. Una giornata commemorativa nel segno della riconoscenza per l’amato pastore mai dimenticato. Si aprirà con l’intervento di padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche, che ripercorrerà la figura e l’opera del cardinale Tisserant. Si concluderà con la celebrazione eucaristica di suffragio presieduta in cattedrale dal cardinale Roger Etchegaray, del titolo di Porto-Santa Rufina, insieme all’attuale vescovo mons. Gino Reali e a mons. Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia.
Quarant’anni fa la sera del 21 febbraio 1972 si spegneva nell’ospedale "Regina Apostolorum" di Albano il cardinale Eugenio Tisserant, decano del Sacro Collegio. Pastore, studioso, uomo di cultura e d’azione, genuinamente francese e altrettanto genuinamente romano ed europeo, ma aperto a orizzonti più vasti, personaggio di spicco nel collegio cardinalizio del secolo scorso. Nel suo stemma il motto: "Ab Oriente et Occidente". Come annota Ètienne Fouilloux, autore di una documentata biografia sul cardinale, Tisserant è stato per la Chiesa del suo tempo, "un uomo all’incrocio di mondi diversi, fra oriente e occidente, ma anche tra tradizione e modernità, tra erudizione e impegno".
Era nato a Nancy il 24 marzo 1884 e fu ordinato sacerdote a 23 anni. Conseguito a Parigi il diploma in lingue semitiche (ebraico, siriaco, arabo e etiopico) fu chiamato a Roma come conservatore dei manoscritti orientali della Biblioteca apostolica vaticana. In questa veste compì numerosi viaggi in Siria, in Egitto e in Grecia per reperire nuovi libri e codici con cui arricchire la dotazione della Biblioteca. Un viaggio negli Stati Uniti gli consentì di apprendere sistemi di conservazione e organizzazione che poi adottò in Vaticano realizzando di fatto la modernizzazione della Biblioteca apostolica. Consultore di numerose Congregazioni della curia romana fu elevato alla dignità cardinalizia da Pio XI nel Concistoro del 15 giugno 1936 e, nello stesso anno, venne nominato segretario della Congregazione per la Chiesa orientale, incarico che lasciò nel 1959 mantenendo quello di bibliotecario e archivista di Santa Romana Chiesa cui l’aveva chiamato Pio XII nel 1957. Tisserant aveva ricevuto la consacrazione episcopale, nel 1937, proprio dalle mani del futuro papa Pacelli, mentre era toccato a lui, nel 1954, consacrare vescovo Giovanni Battista Montini, allorché il futuro Paolo VI era stato eletto alla cattedra ambrosiana. Per questo, ribadirà più volte papa Montini, "personalmente dobbiamo a lui una riverenza devota e un’affezione speciale". Del resto Tisserant aveva sempre accompagnato Paolo VI nei suoi viaggi apostolici, facendogli da guida preziosa, soprattutto nel pellegrinaggio in Terra Santa, l’area principale dei suoi studi. Era stato anche, dal 1938, presidente della Pontificia Commissione biblica, e poi prefetto della Sacra Congregazione Cerimoniale, primo dei cardinali componenti il Consiglio di presidenza del Concilio Ecumenico Vaticano II, di cui fu tra i padri più attivi e autorevoli in tutte le quattro sessioni.
Nel 1946, dimesso il titolo presbiterale di S. Maria sopra Minerva, optò per la sede suburbicaria di Porto e Santa Rufina, divenendo vescovo di questa diocesi alla cura della quale dedicò entusiasmo, anima e fibra, istituendo 22 nuove parrocchie e promuovendo la costruzione della cattedrale in località La Storta. Nel 1951, nominato decano del Collegio cardinalizio, assunse di conseguenza anche il governo della diocesi suburbicaria di Ostia. Nel 1961, per i suoi meriti di studioso (notevoli i suoi contributi in campo patrologico), fu chiamato a far parte dell’Accademia di Francia.
Personalità complessa quella del cardinale Eugenio Tisserant. Aveva un carattere che a prima vista poteva sembrare burbero e un modo di fare che a volte appariva deciso, militaresco. Non a caso, richiamato alle armi, allo scoppio della prima guerra mondiale, col grado di capitano, era stato inviato in Siria con funzioni di interprete del Comando delle truppe francesi in quella regione, ma il suo amore erano i libri e perciò, finito il conflitto, tornò alla Biblioteca vaticana.
In conclusione conviene affidarsi ancora alle parole di Paolo VI, il 24 marzo 1964, per l’ottantesimo genetliaco del "suo" bibliotecario: "Ciascuno vede come quando ci si riferisce al cardinale Tisserant molti sono gli aspetti della sua ricchissima personalità, che vengono in evidenza, sia nella lunga, varia e laboriosa vicenda della sua vita, sia nella feconda e singolare versatilità dei suoi studi e della sua opera scientifica… Così ottant’anni di operosissima vita sono stati pieni dell’attività più varia, sempre ordinata, sempre febbrile, sempre condotta a risultati concreti: l’uomo di studio ci appare, a volta a volta, scrittore, insegnante, soldato, amministratore, viaggiatore e, sempre, sacerdote esemplare".
La salma del cardinale Eugenio Tisserant, del pastore, del "sacerdote esemplare", riposa nel sepolcreto dei vescovi nella cattedrale di La Storta, dove venne tumulata il 25 febbraio 1972.