LOMBARDIA

Sì al “fattore famiglia”

Misure per i nuclei con situazioni di fragilità

Il Fattore famiglia debutta in Lombardia. Nei giorni scorsi il Consiglio regionale, al termine di una lunga seduta notturna, ha approvato le modifiche alle due leggi regionali, del 2003 e del 2008, che riguardano i servizi alla persona e sociosanitari, introducendo in questo modo una serie di misure che dovrebbero garantire una maggiore equità ai nuclei familiari con situazioni di fragilità. Un indicatore per le politiche sociali. Il Fattore famiglia non è altro che un indicatore per le politiche sociali, che non solo tiene conto delle situazioni reddituali e patrimoniali, ma contempla anche a pieno titolo il numero di figli e i carichi di cura, ad esempio la presenza nel nucleo familiare di anziani non autosufficienti o disabili. A livello regionale il Fattore famiglia ha già trovato applicazione per quanto riguarda la "Dote scuola 2012-2013", misura che interessa un terzo degli studenti lombardi (circa 300 mila) con uno stanziamento di 81 milioni di euro e che, con i nuovi parametri applicati, darà diritto alla "Dote" a 8 mila famiglie in più dello scorso anno. Sindacati soddisfatti. Dai sindacati arriva un plauso. "In un Paese dove tutti parlano di famiglia, la Cisl lombarda ha sostenuto fin dall’inizio che occorreva realizzare nella nostra Regione un sistema più giusto, omogeneo e diffuso", afferma il segretario generale della Cisl Lombardia, Gigi Petteni. Un sistema, precisa, "che chiarisse una volta per tutte chi si deve far carico delle spese sociali e sociosanitarie per le persone disabili e non autosufficienti e che mostrasse davvero attenzione ai carichi, a volte insopportabili, che tali spese comportano sulle spalle delle nostre famiglie, sempre più fragili in tempo di crisi". "La legge approvata dal Consiglio regionale, alla cui stesura abbiamo contribuito in circa un anno di serrato confronto con la Regione fino agli ultimi minuti prima della sua approvazione, finalmente dà una risposta chiara – aggiunge Petteni -. Dalle spese relative al sociale (asili nido, quota non sanitaria delle Rsa, assistenza domiciliare) saranno sollevate le famiglie numerose, quelle con persone disabili o non autosufficienti, quelle monoreddito, quelle con disoccupati e cassintegrati, con un solo genitore, con minori in affido". Altro importante risultato, secondo il segretario Cisl, è che "non potranno più esserci azioni di rivalsa verso i cosiddetti ‘civilmente obbligati’ da parte di soggetti che non siano la persona assistita". L’ok del Forum. Soddisfatto pure il Forum delle associazioni familiari, dal quale – ricorda il presidente lombardo, Ernesto Mainardi – "è nata la proposta del Fattore famiglia, che intende rimodulare coefficienti riguardanti sia le tassazioni sia le tariffe sui carichi familiari. Una rimodulazione che tenga conto nella tassazione di quanto una famiglia è chiamata a spendere per mantenere i propri membri". a cura di Francesca LozitoScheda Il Fattore Famiglia è un indicatore che intende correggere le distorsioni dell’Isee. Parte ora un periodo di sperimentazione su tutte le unità d’offerta sociali e socio sanitarie in regione che consenta di valutare l’appropriatezza degli indicatori individuati, l’impatto sulle famiglie lombarde e la sua sostenibilità. Solo dopo questa fase, i cui risultati saranno resi noti e valutati dal Consiglio regionale, la Giunta sarà investita del compito di definire i criteri attuativi. La misura lombarda non riguarda i Livelli essenziali di assistenza (Lea), che sono di competenza nazionale. I principi cardine della legge regionale sul Fattore famiglia si collocano, infatti, nel pieno rispetto dei Lea e sono volti a riconoscere un ruolo centrale alla famiglia, commisurando lo strumento di valutazione della situazione economica agli effettivi carichi di cura; sono diretti a garantire il rispetto del principio di uguaglianza sostanziale attraverso l’aumento dell’offerta dei servizi su base regionale. Il Fattore famiglia lombardo, declinato nella scala di equivalenza con i correttivi riguardanti i carichi di cura, diventa quindi lo strumento attraverso cui Regione, Province e Comuni determineranno, ciascuno nel rispetto delle rispettive competenze, il valore dei voucher sociali e sociosanitari, gli altri benefici economici e la compartecipazione economica ai costi delle prestazioni sociosanitarie e sociali.(23 febbraio 2012)